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Claudio Baglioni a New York

Una voce per tre generazioni

Ininterrottamente protagonista della scena musicale italiana, sin dalla fine degli anni ’60, Claudio Baglioni a quasi 50 anni di musica, dopo un’acclamata tournée mondiale sbarca a New York con un concerto speciale a New York il 17 dicembre presso l’Angel Orensanz Foundation.

Raccontare Claudio Baglioni è come raccontare un po’di sé, soprattutto per coloro che nei primi anni ‘70 erano adolescenti, in un’Italia ancora sotto gli effetti del “boom” economico e che però si apprestava a vivere una stagione difficile, passando dall’ottimismo alla strategia della tensione, agli anni di piombo.
Era un’Italia in cui la musica ascoltata dai giovani era ancora tradizionalmente melodica, anche se iniziavano ad emergere i primi cantautori con motivi nuovi, meno orecchiabili, e parole che proponevano tematiche inusuali per quegli anni, a volte anche intime, agli antipodi rispetto ai consueti (fino ad allora) papaveri, papere e mille bolle blu. In quest’Italia di transizione inizia la folgorante carriera di Claudio Baglioni, un giovane cantautore proveniente da una famiglia come tante: il padre sottufficiale dei carabinieri, la madre casalinga, ma anchesarta all’occorrenza.

Sin da piccolo Claudio mostra una precoce passione per la musica ed il canto che lo spinge, incoraggiato dai genitori, a partecipare a numerosi concorsi per voci nuove.

Ed ecco allora il giovane Baglioni, appena tredicenne, nel 1964, partecipare a “Voci nuove di Centocelle”, gara canora che si svolge proprio nel suo quartiere, Centocelle, alla periferia di Roma: per l’occasione propone “Ogni volta” di Paul Anka. Ci riprova anche l’anno dopo, addirittura vincendo, con “I tuoi anni più belli”, la canzone sanremese di quell’anno cantata da Gene Pitney e Iva Zanicchi. Seguono altri concorsi, come il “Festival degli sconosciuti” ad Ariccia, in provincia di Roma, ed esibizioni in piccoli cinema della periferia romana e in sale parrocchiali, davanti ad un pubblico davvero esiguo, a cui propone un misto di canzoni di protesta, spaziando dai Beatles e Bertolt Brecht, alle poesie di Pablo Neruda e Cesare Pavese.

Nel 1969 il produttore Antonio Coggio, per conto della RCA, stipula con Baglioni un primo contratto discografico che lo porta a incidere il suo disco d’esordio: é un 45 giri che contiene “Una favola blu” e “Signora Lia”. Quest’ultimo brano è composto interamente dal giovane autore. Dopo un successivo singolo, “Io, una ragazza e la gente”, e la partecipazione vocale alla colonna sonora del film “Fratello sole, sorella luna” di Franco Zeffirelli, viene pubblicato il suo primo album che però si rivela un flop vero e proprio tanto che, dopo pochi mesi, viene ritirato dal mercato.

Tuttavia, la passione è tanta e, per nostra fortuna, Baglioni persevera fino ad arrivare al 1972, anno in cui esce “Questo piccolo grande amore”, un concept-album in cui le varie canzoni sono legate tra loro da un’unica storia. È subito un successo che arriva ai primi posti delle hit parade e lo consacra cantautore romantico per antonomasia. Proprio mentre il 45 giri raggiunge il traguardo del milione di copie vendute, esce sul mercato il nuovo album dal titolo “Gira che ti rigira amore bello”. Ed è ancora successo, con un disco a tema il cui brano pilota è “Amore bello”. Questa volta si racconta del viaggio senza una meta precisa di un ragazzo a bordo di una Citroen Due Cavalli di colore giallo denominata Camilla, automobile che appartiene realmente a Baglioni.

Da quel momento in poi la carriera di Claudio Baglioni non conosce soste o momenti bui; album dopo album si consolida il legame col pubblico che apprezza in lui l’originalità, i tentativi di sperimentare nuovi linguaggi musicali, mettendosi in discussione, cercando di crescere e di evolversi per non essere etichettato a vita come “il cantante della maglietta fina”. Baglioni parla d’amore, ma cerca di andare oltre il clichè tipicamente “romantico”, andando a fondo, descrivendo le malinconie, le inquietudini, le disillusioni di chi ama.

La sua continua ricerca di nuovi modi di esprimersi lo porta a proporre già nel 1974 “Ninna nanna”, in cui scrive la musica sul testo di una poesia di Trilussa. Oppure in “Poster” c’è l’idea di “andare lontano”, resa magnificamente dal ritornello in cui la voce si libra in alto in un volo che va oltre la routine in cui il protagonista vive giorno dopo giorno.

Baglioni mostra fin dall’inizio di non voler guardare solo all’amore, ma anche alla realtà che lo circonda ed al mondo che cambia. E nel 1981, quando il Muro di Berlino doveva ancora cadere, racconta con tenerezza di quelle “ragazze dell’est” e delle loro lacrime per una “primavera che non venne mai”.

La popolarità di Baglioni non diminuisce neanche quando analizza tematiche lontane anni luce dall’amore come con “I vecchi”, ritratto affettuoso di chi arriva alla fine della vita, o con “Uomini persi”, in cui si guarda con indulgenza a tutti coloro che hanno avuto vite sbagliate ma che sono stati bambini un tempo lontano. Fino ad arrivare ai brani più recenti e ricercati come “Io sono qui”, “Noi no”, “Io dal mare”, “Acqua dalla luna”, tanto per citarne alcuni.

Una carriera lunga oltre quarant’anni che ha permesso a Claudio Baglioni di mantenere intatto il suo pubblico originario a cui si sono aggiunte, col tempo, le generazioni successive. Non capita a molti artisti oggi in Italia di vedere tra il pubblico dei concerti dal vivo genitori, figli e, in alcuni casi, persino i nipoti, coloro che adesso hanno la stessa età di quei ragazzi degli anni ’70 che hanno visto nascere e crescere Claudio Baglioni e che, come il loro idolo, adesso hanno i capelli bianchi ma lo stesso entusiasmo di allora.

Ed i concerti di Baglioni sono dei veri e propri eventi a sé, anche se non sono mancate delle esibizioni a sorpresa e gratuite, come nel 2007, dal balcone di quella che era stata la sua casa a Centocelle negli anni ’60. O, ancora, come quella volta in cui a Roma salì sull’autobus 51 e improvvisò un live con la chitarra per poche decine di stupefatti viaggiatori, e poi, per non scontentare i suoi fan di altre città, replicò a Milano sul tram 24 e a Napoli su un autobus di Chiaia!

L’ultimo grande evento live di Claudio Baglioni è lo “One World Tour 2010-Un solo mondo”, la cui prima parte si è conclusa lo scorso 29 maggio con un sold out da 3.600 spettatori alla Royal Albert Hall di Londra. Dopo l’estate Claudio Baglioni ha ripreso il suo viaggio attraverso i cinque continenti, toccando Argentina, Cile, Brasile, Venezuela, Costa Rica, Colombia per poi arrivare a New York negli Stati Uniti, e proseguire quindi in Cina, Giappone e Australia e tornare, a fine dicembre, in Europa. Un concerto da non perdere: tre ore di musica e ricordi in cui Claudio Baglioni è affiancato da un gruppo di nove polistrumentisti. Un’occasione unica per chi non ha mai sentito le sue canzoni, ma anche per tutti quei fan che desiderano incontrare personalmente un amico con cui si è condiviso un bel pò di vita.

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] – Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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