QPGA - la recensione del film



Notizia inserita da: doremifasol in data 10/02/09 alle ore 14:59 Condividi   vista 3429 volte


Ed ecco il film che non t’aspetti, che prima di vederlo avevi già catalogato come una produzione senza la minima creatività, realizzata apposta per portare al cinema le numerose masse di teenagers che hanno riempito i cinema per opere come Ho voglia di te, Scusa ma ti chiamo amore, oppure un prodotto altrettanto sopravvalutato come Across the Universe.
Ed invece il film diretto da Riccardo Donna non strizza l’occhio a nessuna delle pellicole sopra citate: semmai deve rifarsi a lavori del passato, guarda con malcelata superbia a capolavori come The Wall di Alan Parker ma soprattutto, per stesa ammissione del regista ad Hair di Milos Forman. Da questi referenti “alti” – fatte le debite proporzioni, sia ben chiaro – scaturisce poi in qualche modo il secondo, importante pregio del film, che è quello di essere realizzato come loro secondo un’idea estetica del tutto cinematografica. Ed ecco quindi che al regia di Donna –aiutato dalla bella fotografia di Federico Schlatter – lavora con sorprendente precisione su primissimi piani eleganti, su profondità di campo molto ben sfruttate, su idee visivamente originali, o comunque perfettamente funzionali all’operazione. Ne viene fuori che Questo piccolo grande amore in molti momenti riesce a conquistare lo spettatore a livello emotivo, proponendogli uno spettacolo in cui la musica e l’immagine formano un unico elemento in grado di scuotere il sentimento. Certo, poi il film pecca sotto altri punti di vista: la sceneggiatura, scritta da Claudio Baglioni ed Ivan Cotroneo, si rivela ben organizzata e funzionale al tono del film, ma non presenta mai veri e propri momenti di originalità narrativa. Questo purtroppo va ad incidere soprattutto sulla presentazione del periodo storico e sociale, i primi anni 70, in cui il film è ambientato. Dopo un incipit che lasciava molto ben sperare, il discorso sull’ambiguità e sulle contraddizioni socio-politiche di quel decennio viene lasciato in sottofondo, salvo riapparire (purtroppo poco) in alcuni, interessanti momenti del film. Ma tant’è, Questo piccolo grande amore non vuole senza dubbio essere un trattato storico su una generazione, quanto piuttosto un melodramma giovanile in cui una coppia con ideali e sentimenti comuni si scontra con le difficoltà della vita più adulta; sotto questo di vista la pellicola funziona, non c’è che dire, e si presenta come un lavoro molto meglio ideato e realizzato della media degli altri teen-movies nostrani che negli ultimi anni hanno affollato e riempito le nostre sale. Il che di per se già non è assolutamente poco.

Adriano Ercolani


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