QPGA: si baglioneggia



Notizia inserita da: doremifasol in data 11/02/09 alle ore 20:24 Condividi   vista 4514 volte


Neanche la morte di Eluana Englaro ha fermato la Roma godona

Gabriella Sassone per Il Tempo.it 
The show must go on. Neanche la morte di Eluana Englaro ha fermato la Roma godona e presenzialista, che non si è sciolta in lacrime, sempre vogliosa di far bisboccia. Lunedì sera, mentre i Tg annunciavano quasi in diretta la fine di Eluana, che ha scosso l'Italia, provocando uno scontro politico con tanto di rissa in Senato e un forte contrasto istituzionale, sono andati tranquillamente in scena, in due parti diverse della città, gli eventi in programma.

Perchè le truppe mondane, chi le ferma, manco un terremoto devastante! Claudio Baglioni festeggiava l'amore adolescenziale al cinema Embassy, anzi "Questo piccolo grande amore", il pop-movie ispirato alla sua canzone-manifesto, "la canzone del secolo", ma che sciorina tutto il suo concept-album (e la sua dolescenza) riarrangiato per l'occasione. Stefano Bettarini, il bellimbusto di "Ballando con le stelle", brindava al suo compleanno al Momò, "rubando" la scena (e la festa) all'amico Andrea Roncato, che presentava "Ti avrei voluto", originale autobiografia in versi poetici. Ma andiamo per ordine. 
Al pariolino Embassy, almeno, l'anteprima di "QPGA", organizzata da Rossana Ridolfi Letta, era in beneficenza per una giusta causa: raccoglieva fondi per la SIA (Società Italiana per l'Amiloidosi Onlus), guidata dal prof. Giampaolo Merlini. E il divo Claudio, che nel film se la suona e se la canta nel raccontare la sua giovinezza attraverso le sue hit anni '70, presentando la pellicola col regista Riccardo Donna ha ricordato commosso Eluana e si è quasi giustificato dicendo: "Noi stasera vogliamo solo regalare un sogno".

Stracolmo il cinema, dove i due giovani protagonisti Andrea e Giulia, che hanno i volti belli e gli occhi azzurrissimi di Emanuele Bosi e Mary Petruolo, sono arrivati a bordo della 2 Cavalli hippy, che nella pellicola Andrea pittura con fiori e scritte per conquistare la sua bella. A fare gli onori di casa, i vertici Medusa, Giampaolo Letta e Carlo Rossella e i due produttori Matteo Levy (11 marzo Film) e Giannandrea Pecorelli (Aurora Film) che appare anche in un cameo alla Hitchcock.

Cartellino timbrato per Maddalena Letta, Raffaele Fitto, Rocco e Ester Crimi, l'assessore Umberto Croppi, Antonio Catricalà, Isabella Rauti, Daniela Memmo, Irene Ghergo, Eliano Miglio con figlio Andrea Miglio Risi e il marito Paolo Glisenti. Ecco anche Michela Quattrociocche con la bella mamma Sabrina, Ugo Brachetti Peretti, Gisella Marengo, Miriam Catania e Luca Argentero, Massimo Ghini con la sua Paola, Adriano Giannini coccolato dalle donne. Ivan Cotroneo, lo sceneggiatore del momento, visto il successo della fiction di Raiuno "Tutti pazzi per amore", firma la pellicola insieme a Baglioni. E arriva sottobraccio alla regista Maria Sole Tognazzi, con cui ha scritto "L'uomo che ama".
C'è anche Marco Gasparotti, il chirurgo plastico preferito di Baglioni. Cioccolatini a forma di cuore e T-shirt  col logo del film impacchettate a forma di cuore, i gadget del film che vuole essere la sorpresa di San Valentino, nelle sale da domani. Nel film che celebra il primo amore, quello puro, immenso, che ti fa sognare, che ti capita solo una volta nella vita, anche se non regala l'happy end che ti aspetti, si respirano le atmosfere anni '70, tra contestazioni di piazza, pantaloni a zampa, atmosfere oniriche e balletti alla "Hair".

Non è difficile riconoscere nel protagonista Andrea, che sullo schermo sembra più bello di Scamarcio ma da vicino è una vera delusione, il vero Baglioni adolescente, che studia Architettura a Valle Giulia, abita a Centocelle, parte per il servizio militare, torna in licenza e corre a comprare un paio di jeans come nella mitica "Porta Portese". Applausi a scena aperta ad ogni canzone di Baglioni, che tutti conoscono a memoria e canticchiano. Film-canzonetta smielato per innamorati di tutti le età. Per i single e gli sfigati in amore è più consigliabile l'irresistibile "Ex" di Fausto Brizzi.


Marco Giusti per Il Manifesto

Tutto colpa di "La notte prima degli esami". Costruito il San Valentino movie nel 2005, con un attento dosaggio tra musicarello (a cominciare dal titolo), film generazionale e film giovanile non ce ne siamo liberati più. Visto che quest'anno Giovanni Veronesi e De Laurentiis avevano saltato i "Manuali d'amore" per "Italians" e Fausto Brizzi e 01 puntavano su un target più adulto (e forse più confuso) con "Ex", è rimasto del tutto campo libero a Medusa e ai produttori Matteo Levi e Giannandrea Pecorelli di scatenarsi con "Questo piccolo grande amore", opera prima di Riccardo Donna ispirato alle canzoni e ai ricordi di Claudio Baglioni.

Il film, che esce oggi in 500 sale, mischia il filone giovanile con il musicarello più puro, ma osa momenti "colorati" tra "Yuppi Du" e balletti alla "Across the Universe" e tenta addirittura la ricostruzione della Roma dei giovani contestatori del 1971. Il tutto, ovviamente, mediato dal Baglioni touch di allora, che ben conosciamo, e anche dal Baglioni rivisto dalla tv di Fabio Fazio e Carlo Freccero ("Anima mia"), che conosciamo anche meglio.

Visto come cinica operazione produttiva, "Questo piccolo grande amore" va dritto al suo scopo, anche se con una certa eleganza da solida fiction Rai (Donna, Pecorelli e Levi sono vecchie volpi della fiction Rai anche se il film è targato Medusa). Così farà piangere le ragazzine più romantiche per la storia d'amore tra la pariola Giulia, una Mary Petruolo (in realta' si chiama Maria Palma, nata a Caserta) cresciuta dentro le fiction tv con grandi occhioni e grandi riccioli, e lo pseudo borgataro Andrea, un Emanuel Bosi caruccio, che cerca di uscire da Centocelle e diventare architetto.

E farà piangere i fan di Baglioni più adulti perché gli sceneggiatori, l'astuto Ivan Cotroneo di "Tutti pazzi per amore" e Baglioni stesso, non si fanno mancar niente, dalla vecchia che vende le statuine di Papa Giovanni a Porta Portese ai baretti e ai lungotevere come dai testi delle canzoni. Ma poi, un po' oppressi, ora come allora, dalla melassa musicale di Baglioni, cerchiamo di capire perché non ci siano tante bandiere rosse nella grande manifestazione contro la guerra a Piazza del Popolo che apre il film. Ci sono, invece, bandiere verdi e bandiere gialle, come se fosse un film americano che ricostruisce una Roma e un 1971 che non esistono.

Nella cameretta di Andrea a Centocelle spunta un assurdo manifesto del "Festival del film partigiano di Cuneo" (mai sentito... è la cosa più folle del film). E alla facoltà di Architettura a Valle Giulia non appaiono dei reali manifesti del tempo, ma vaghi volantini "contro il nucleare" (nel 1971?) e contro la guerra. Vabbé, la manifestazione, dopo le botte della Celere, si chiude su un pugno chiuso e una bandiera rossa, come ci hanno ricordato Carlo Rossella, presidente di Medusa, e Pecorelli. Forse è già tanto, nell'Italia berlusconiana di oggi.

E poi, in questo vago '71, i borgatari non si drogano, non parlano mai di politica, non parlano neanche della Roma (questo è davvero impossibile), non guardano la tv (dove potevi trovare "Ipotesi sulla scomparsa di un fisico atomico", 1972, unico film con Baglioni attore), anche se si ubriacano col Nocino e girano con la Due Cavalli pitturata. Si dirà, anche la Roma di allora descritta da Baglioni era un po' così. Perché prendersela?

Ma Rossella si vanta di aver seguito i corsi di cinema del Pci tenuti da Mino Argentieri, Pecorelli aveva esordito da regista con un film sugli anni di piombo, "Fuga senza fine", Donna ha diretto gran parte di "Raccontani" assieme alla moglie Tiziana Aristarco, figlia di Guido, direttore di "Cinema nuovo", Ivan Cotroneo aveva scritto "Paz", prodotto da Matteo Levi...
Insomma, è tutta gente che gli anni '70 dovrebbe conoscerli bene. E, allora, cosa ci vogliono dimostrare? Che questo è il nostro passato? Che questo e' il massimo che il cinema si puo' permettere oggi senza scomodare nessuno? Forse bastava qualche manifesto del Che, un'aria meno da fiction tv, una Roma meno costruita coi primi piani per non svelare troppo quella di oggi, qualche zuccherino in meno, qualche fantasia in piu'. Poi, certo, in un'Italia senza cellulari (e senza Berlusconi), si stava meglio e ci si amava di piu', ma si correva qualche rischio di comunicazione.


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