Al botteghino la sentenza



Notizia inserita da: doremifasol in data 11/02/09 alle ore 23:00 Condividi   vista 3719 volte


di michele.traversa 

Siamo nella meravigliosa cornice degli anni settanta, dove fiori, colori, musica e contestazione, sembrano essere l’unica espressione possibile per quel periodo. Una coppia di ragazzi ancora non lo sa, ma presto il destino gli regalerà il primo amore. Andrea (Emanuele Bosi) e Giulia (Mary Petruolo) sono i loro nomi; lui è una matricola di architettura e lei è all’ultimo anno di liceo. Dopo una manifestazione in Piazza del Popolo a Roma, Andrea insieme a tanti altri manifestanti è costretto a scappare per fuggire all’aggressione dei poliziotti che “caricano” la folla per disperderli; dopo una corsa estenuante, si rifugia in un bar. E’ lì che comincia tutto, l’incontro con Giulia, il colpo di fulmine che non lascia scampo ne alternativa, se non quella di innamorarsi perdutamente l’uno dell’altra. Le differenze sociali sono evidentissime; lei è del “Centro” e lui della “Periferia” romana, spesso questo provocherà delle incomprensioni ma che grazie all’amore si risolveranno sempre. E’ la storia d’amore per eccellenza, e come tale cambierà per sempre le loro vite.Il film è diretto da Riccardo Donna, ormai regista affermato di Fiction televisive come “Nebbie e Delitti” e “Un Medico in Famiglia”; approda così per la prima volta sul grande schermo con questo che non può definirsi un musical, ma trae originalità proprio dal fatto che la colonna sonora è parte della sceneggiatura tratta dal “concept” album di Claudio Baglioni “Questo piccolo grande amore”. L’originalità sta nel fatto che i protagonisti non cantano mai, però tutte le scene seguono il filo logico delle singole canzoni, con una voce narrante che fa da tramite fra una canzone-scena e l’altra. Il film in sé, va inquadrato di certo nel genere “teen-ager”, quindi sicuramente sconsigliato a persone adulte, invece è tutto sommato consigliabile ai giovanissimi. I protagonisti risultano davvero freschi e piacevoli, la trama tratta dal disco è la più nazional-popolare che esista. Forse discutibile è il fatto che utilizzando musiche di ben trentacinque anni fa, forse si rischia molto dal punto di vista del mercato, perché i giovani d’oggi di certo non ascoltano Baglioni, e quindi questo potrebbe essere un serio problema. Qui il dilemma per i produttori è stato quello di scommettere su un “cult”, un “sempreverde”, sperando che possa comunque oggi fare il suo lavoro così come lo fece più di trentacinque anni fa. Quindi al botteghino ardua sentenza. (Michele Traversa)


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