Intervista CB su Magazine



Notizia inserita da: doremifasol in data 12/02/09 alle ore 11:29 Condividi   vista 4979 volte


ERA UN PICCOLO GRANDE AMORE (E ADESSO SONO QUATTRO)

UN FILM DA IERI NELLE SALE, UN NUOVO DISCO, UN NUOVO TOUR E PERFINO UN ROMANZO: QUARANT'ANNI DOPO, L'ARTISTA ROMANO TORNA A RIFARE LA SUA CANZONE SIMBOLO. E CON MAGAZINE PARLA DELLA "NOSTALGIA PER QUEI GIORNI, FEMMINISMO COMPRESO" E DELL'AMORE DI OGGI "AL TEMPO DELLA PAURA".

DI CESARE FIUMI - FOTO DI ALESSANDRO DOBICI - DAL CORRIERE DELLA SERA MAGAZINE DA PAG.34 A PAG. 40.

"Non male. Una buona facciata B". Insomma, niente di speciale, non farti illusioni, ragazzo: solo una canzonetta di seconda fila. E pensare che a lui, per farla saltar fuori, c'erano voluti quattro anni: sì, le "chiare sere d'estate" erano roba fresca, appena composta, ma "quella sua maglietta fina" e lei che lo "guardava con sospetto" avevano già la loro bella stagionatura di dodicei e ventiquattro mesi. Per non parlare di quell'altro verso, "solo un piccolo grande amore", messo giù, e inciso in una suite, addirittura nel '69. Giusto quarant'anni fa.Alla faccia della "buona facciata B". Non s'è mai vista sentenza tanto disattesa, pop (olarmente) parlando, ché Questo piccolo grande amore, classe '72, l'ossimoro più venduto nella storia della canzone italiana - 25 milioni di copie e spiccioli - è diventata, curiosa nemesi, proprio "la facciata di B.", al secolo (questo e quello scorso) Baglioni Cluadio, cantautore e architetto: il prospetto di tutta la sua avventura musicale. Uno di quei brani che fanno la fortuna e la rabbia di chi li ha messi al mondo.Sì anche la rabbia: una di quelle canzoni ingombranti, da espiare per tutta una carriera, come solo i peccati di gioventù. Una di quelle canzoni che ci invecchi dentro a forza di cantarla epperò non è più tua, "tanto che quando provo a rifarla in modo diverso e quasi la faccio a pezzi e magari la irrido cantando "ti amo, ti giuro" e ci aggiungo " su Arturo", mi guardano male e, una volta, una signora mi ha pure minacciato: guai se lo avessi fatto un'altra volta. E' la rivincita delle canzoni popolari: me l'hanno portata via, è di tutti ormai". Eppure, per quanto in tanti concerti "volutamente dimenticata" e comunque "detestata", perfino "odiata" e più volte fintamente "congedata", oggi, a quarant'anni esatti da quel verso - "solo un piccolo grande amore" -, Baglioni ha deciso, non potendosene più liberare, di rifarla la sua "Canzone del secolo", come la incoronarono nell'85 le giurie popolari del Fantastico di allora, piazzandola al primo posto, davanti al meglio di Modugno e di Battisti. Anzi, non solo di rifarla, ma di farla in quattro: trasformandola, nel giro di dei prossimi mesi, in un film, un disco, un libro e un tour, in ordine di apparizione.
Roma, interno di palazzina con giardino di Villa Borghese e Parioli. Il ciuffo è d'argento, un sfoltito dal tempo; la risata sincera se c'è da prendersi in giro, ché quando ci si volta indietro di quarant'anni l'indulgenza per i diciott'anni di allora  non basta a farti star serio. Un figlio 26enne che non ti fa sentir vecchio ("Ci scambiamo sempre i vestiti") e una ventina di album accatastati, Baglioni ricomincia da dove tutto è cominciato: "Qualsiasi essere umano ha voglia di sgomitare rispetto alla sua foto-tessera. NOn sono l'unico, tutti i miei colleghi hanno rimasticato le loro canzoni simbolo. Ma io con Q.P.G.A. (il titolo sostituito dal suo acrostico, ndr) ho scelto di andare più avanti".

O più indietro: ai tempi ruggenti del giovane cantautore che aveva sfondato, sì, ma solo di là dal muro, in Polonia e Cecoslovacchia. A quel non- male-una-buona-facciata-B, quando Questo piccolo grande amore non diventò il long-playing che Claudio avrebbe voluto. Allora, notorietà pari a zero e costi da contenere: così del doppio LP non se ne fece nulla e uscì un unico 33 giri - lanciato dal singolo Questo piccolo grande amore - tagliando qua e là brani, inserti musicali, intermezzi vocali. "Doveva essere un concept- album: l'avevo presentato alla casa discografica, la Rca, come la sceneggiatura di un film, come il brogliaccio di una storia che aveva un inizio e una fine. Una storia d'amore, esile se si vuole, "piccola", ma come tutte le storie d'amore anche "grande". Era ambientata sul finire degli anni Sessanta e cominciava con la canzone In viaggio, poi cancellata dai produttori che non volevano riferimenti politici". Raccontava di una manifestazione studentesca dove i protagonisti di Q.P.G.A., Giulia e Andrea, si incontrano per la prima volta, ma quel cantautore esordiente, che scriveva canzoni d'amore in anni pre-piombo, colonna sonora di feste liceali, mica di cortei, non doveva avere etichette politiche, per carità. "Così era una fatica collocarmi, in quella stagione dove tutte le figurine avevano il loro posto. Ero un cantautore che non faceva gruppo, romano senza appartenere a quella scuola. Disimpegnato senza esserlo davvero. Era una cosa che mi faceva star male e mi garantiva attacchi da ogni parte".E lui a leccarsi le ferite al Prenestino, "al bar con il Galleggiante, l'amico idraulico, il Sorcio e il Mastino, i ragazzi con cui ero cresciuto. Era quello il mondo e quello descrivevo". Diploma da geometra invece che il solito liceo classico d'ogni cantautore colto: "Mai scritto poesie". E nelle canzoni niente ceselli o citazioni, solo Centocelle, la "Due Cavalli" e "sei una frana", il popolaresco che si fa pop.
Oggi è come se Baglioni tornasse a riprendersi, strada rifacendo, quei pezzi di gioventù e di canzone lasciati lì. "Ho riscritto, rimusicato e inciso di nuovo il disco, così come sarebbe dovuto uscire nel '72. Q.P.G.A. aveva bisogno di ritrovare il respiro e la profondità di campo dell'originale. E i brani in tutto adesso sono 42, più del doppio di allora. E'stata una sorta di trasloco verso qualcosa che era già accaduto, ma senza esagerare con la nostalgia. Un viaggio nell'amore a diciott'anni con i mezzi e l'esperienza di oggi. Lo capisco, una padre che nasce dopo il figlio fa uno strano effetto: avevo un pò di paura a tornare sul luogo del delitto, perchè non è vero che l'amore è uguale a ogni età. Tutte balle. E quando ti misuri col tuo passato, e la storia raccontata nel disco aveva molto di autobiografico, ne esci sempre con i cerotti".Sicché, chissà se infeltrita o candeggiata dal tempo, sta per tornare alla visita "quella sua maglietta fina". Sì, non solo all'udito (Q.P.G.A., il cd, è in uscita a fine marzo), ma proprio alla vista, perché da ieri è nelle sale il film che alla storia si ispira. "E quello che mi ha convinto definitivamente a rifare il disco è stato proprio il film, che poi è la parte del progetto che meno mi appartiene: è mio soltanto il soggetto e il soggetto altro non è che il disco. Ho sempre invidiato il cinema e cercato, nelle canzoni, una scrittura cinematografica. Mica facile, la musica mi è amica, ma il testo è un'insidia. Prima nascono le melodie, poi, a fatica, arrivano i versi. Non potevo farmi scappare l'occasione di un film: di vederle, finalmente, quelle parole e quella storia".L'amore al tempo dell'innocenza, lui e lei che s'incontrano e fanno un pezzo di strada insieme, e poi addio, ché la vita ti reclama da un'altra parte: già come ci si può calare di nuovo in quel "bacio a labbra salate, il fuoco, quattro risate e far l'amore giù al faro", oggi, che sei fai l'amore in macchina puoi fare i conti con la ferocia, la violenza, il dolore: con l'amore al tempo degli stupri? "La stagione di Q.P.G.A. è lontana e irrepetibile, ma riviverla, anche solo lo spazio di una canzone, può far bene al cuore. Quella di allora è stata l'ultima generazione che ha saputo sognare insieme, anche perché non aveva paura dei sentimenti. Oggi viviamo un periodo buio, prigionieri della paura, compresa quella dei sentimenti. Naturale che il solo modello sia la prevaricazione, il consumo, il buttarsi via e il buttare via le vite degli altri: ti passo sopra perché non ho tempo, non ho neanche voglia di sapere chi sei". E ancora: "Riuscire a scrivere una canzone d'amore oggi è quasi un miracolo. Se penso all'idea di donna che passa nei media,bè, non appartiene più all'idea dell'amore e al rispetto di sé. L'amore si è trasferito dai luoghi d'origine in altri posti, in tv soprattutto, dove assisti a messe in scena senza pudore". Anzi, messe "in oscena", sorride Baglioni "Ci siamo diseducati. Specie noi maschi. Rimpiango quel femminismo a volte esagerato, magari isterico, ma che incuteva timore e rispetto nei confronti di una ragazza e ne lasciava intatto il mistero". Una botta di nostalgia per "quella stagione così diversa e più generosa, quando per arrivare sgomitavi di meno e non pensavi, per prima cosa,a pararti il culo, come dicono a Roma, o a essere più furbo degli altri".

E scorre il suo film personale, sui giorni che prepararono Q.P.G.A. e il successo: quando "mi veniva da piangere ascoltando alla radio la sigla di Radiosera, forse perchè il giorno finiva e arrivava la malinconia", e quando "mi chiamavano Agonia perchè ero sempre pallido e vestito di nero con dei grandi occhialoni scuri e scrivevo la prima canzone usando, come tema, la Patetica di Beethoven"; e quando "mia madre, che faceva la sarta, mi vedeva studiare e mi diceva: meglio che canti se no ti si rovinano gli occhi"; e quando "partecipavo al concorso Voci Nuove di Centocelle o ai Ludi Canori di Roma e non succedeva niente, mica come in Polonia, dove vinsi il mio unico festival"; e quando "con un gruppo di amici cantavamo i Beatles, suonavamo Bach e leggevamo le poesie di Pavese e Tagore nei cimetti dei preti e ai baraccati e quelli ci cacciavano via perchè non gliene fregava niente e volevano Mal dei Primitives". E quando, infine, "facevo il provinatore, e testavo le canzoni prima che le assegnassero agli interpreti famosi, tipo La spada nel cuore, poi di Patty Pravo oppure Come stai? di Modugno, tanto che per un attimo ho rischiato di finire a Sanremo, in coppia con lui: l'anno prima di incidere Questo piccolo grande amore".E siamo di nuovo qui, a Q.P.G.A., che è pure, dal prossimo 11 Marzo, il titolo di un libro, il primo romanzo firmato Baglioni. Di nuovo la storia di Giulia e Andrea, ma oggi, quarant'anni dopo: lui che vive in Francia, architetto; lei che è rimasta a Roma e scrive; non si sono  più rivisti da allora, ma un viaggio incrocia di nuovo le loro vite, anche se il passato non torna, ché "le frecce che tiri", come dice oggi Baglioni, "non tornano mai indietro. L'importante è mantenerea la forza nel braccio e nei sentimenti per lanciarne sempre di nuove".

IN DIFESA DEGLI ULTIMI, A LAMPEDUSA

Non solo in amore e senza censurare i propri argomenti. Lampedusa, per esempio: la sua seconda casa. "Sono felice che l'isola, dopo tanti momenti di lacerazione, abbia saputo accogliere, infine unita, più e meglio di tanti che vivono lontani, parlano parlano e non conoscono realmente i problemi. Una mattina abbiamo scoperto che ci sono in Italia 5 milioni di stranieri, e allora? I movimenti di popoli creano civiltà e gli sbarchi comunque non si fermeranno solo con l'effetto-saracinesca, senza una politica per tutti, migranti e residenti. Una politica però capace di alzarsi di tono e di qualità, e non attaccata sempre e soltanto ai sondaggi e al consenso, nell'attesa che le cose si risolvano da sole. Ma si sa, questo è quello che passa il Paese: siamo gente che non ama gli ostacoli e preferisce aggrapparsi ai miracoli. Invidio gli americani, hanno saputo inventarsi un Obama, ma sanno anche che uno per quanto in gamba, da solo, non ce la può fare. Sono un popolo, loro. Noi? L'ho detto: giochiamo a fare i furbi e a salvaguardare solo ciò che è nostro".
Bè, rifare una comunità non è come rifare un disco. "Da dove cominciare? Per esempio da certe forme di comportamento, bandite da alcuni anni: tipo la cortesia e la gentilezza, che sono l'anticamera del rispetto; e poi tornando a dire "buongiorno" e a saper cedere il passo. Per ritrovare un 'idea di rapporto, devi ripartire da un "piccolo gesto": chissà se così i politici impareranno a non azzannarsi e la gente a non insultarsi più". Solo un piccolo grande gesto. Q.P.G.A.: magari è l'idea per un altro disco fuori dal tempo, come nel '72. "Si stava insieme in un altro modo, allora". Un'altra botta di nostalgia. In fondo, aver ripreso in mano la canzone più "odiata" fino a farla in quattro, e farne pure cinema&pagina, vuol dire che, quarant'anni dopo, gli "manca da morire quel piccolo grande amore". Anche se lui non lo ammetterà mai.

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Grazie a Sabrina Panfili per la trascrizione dell'articolo

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