QPGA, prima di vederlo



Notizia inserita da: doremifasol in data 13/02/09 alle ore 11:45 Condividi   vista 4257 volte


Da ciò che leggo e che sento dalle persona che hanno visto il film, mi viene da fare una considerazione.

Forse dovremmo sforzarci di più di andare al cinema a vedere un film, non un disco figurato di Baglioni.

Dico dovremmo perché probabilmente finirà che ci vada anch'io. Contrariamente a ciò che pensavo finora, mi sono convinto che sia giusto vedere per dare un giudizio, vedere almeno una volta come mi hanno convinto a fare.

Si tratta sempre di Claudio insomma!

Sento e leggo molti giudizi improntati sulla voce di Claudio, sulla fedeltà di racconto della storia, sull'emozione di tutto questo e sull'emozione di ritrovare dei particolari che ci erano famigliari, o comunque noti e legati al periodo in cui è ambientato il film, tutto questo è molto, ma dovrebbe essere un particolare di riempimento del film che dovrebbe basare il suo valore su altri contenuti.

La voce di Claudio era perfetta... ci mancherebbe che non lo fosse stata, costruita in studio e riprodotta con i sistemi del cinema, Dolby surraund o addirittura DTS, siamo al cinema appunto. Non è voce dal vivo con tutti i pregi e i difetti che può avere, qui c'è una voce standardizzata, incisa e corretta in sede di costruzione della colonna sonora e soprattutto, riprodotta sempre nello stesso modo a parità di sistema di riproduzione sonora.

Sarà così anche il cd, con le nuove canzoni cantate con la sua splendida voce di oggi e con i nuovi arrangiamenti, solo che difficilmente noi abbiamo in casa un sistema di riproduzione paragonabile a quello di un cinema, anche se parecchi home teatre gli vanno ormai abbastanza vicini.

Uno come lui sa emozionare anche nei dischi, ultimamente a mio parere un po’ di più di una volta, ma nonostante tutto dal vivo è sempre un'altra cosa e spesso, diversa ogni volta.

La fotografia, la cura dei particolari... tutte cose che impreziosiscono un film, ma credo che un film per essere bello deve avere soprattutto una trama che regga bene il tempo di visione e che sia davvero capace di prendere l'attenzione.

Un film dovrebbe essere principalmente una storia insomma, almeno dal mio punto di vista, divertente o drammatica che sia, ma una storia soprattutto.

Ora, QPGA ha una storia che di per sé non può essere molto ricca, ma non per demerito di Claudio...

QPGA è nato per essere un concept album e credo avesse come naturale sbocco quello di essere un musical, non certo un film.

Nei tempi della sua uscita, nel panorama musicale di allora un simile progetto era di certo una cosa avanzatissima, come film, necessariamente  visti i tempi e i ritmi di un film, mi sembra  troppo scarna e scontata. Scarna perché i tempi di un film non sono di certo i tempi di un disco, scontata perché... insomma la conosciamo troppo ormai!

Quello che vorrei da questo film, quando e se andrò a vederlo, ma ormai credo che ci andrò, è di vedere la storia rinforzata da una serie di particolari di una narrazione di contorno che caratterizzi la scena, le tensioni ideali del momento, le storie parallele.... altrimenti della trama rimane ben poco da scoprire, è una storia d'amore che può finire bene o male e noi sappiamo pure che finisce male!

Un'altra riflessione... trarre un film da un libro è un'altra cosa, spesso il film è più deludente proprio perché il libro di per sé ha una potenza narrativa ed evocativa sua, che non sempre è facile mettere in immagini e poi, la nostra fantasia elabora le scene lette con un nostro modo di vedere che il regista non può sapere, per questo credo che in questo caso sia più comprensibile trovarsi davanti un film che non appaghi del tutto l'attesa... un disco questo non può averlo a livello di un libro, di per sé ha tempi troppo diversi e quindi deve essere riempito di particolari narrativi che vanno oltre la storia stessa.

Sento che ci sono scene oniriche, coreografie... questo mi porta a pensare che se fosse stato un musical sarebbe probabilmente stato un capolavoro. Le musiche già scritte e rinverdite dalla grande capacità di Claudio... i testi che per un musical a differenza di un film sono ricchi e abbastanza descrittivi... in questo senso devo dire che pochi giorni fa ho visto Notre Dame, mi è piaciuto veramente tanto. Però pensando che Cocciante in pratica ha solo scritto le musiche e ha adattato alle musiche i testi di un altro, che ha sua volta li ha presi da una storia conosciutissima e quindi non ha proprio inventato niente, bene, mi mordo le mani e i pensieri... credo che di QPGA Claudio ne avrebbe fatto qualcosa di straordinario.

Notre Dame è composto da testi abbastanza scarni, funzionali allo scorrere della storia certamente, ma rinforzati da tutto l'insieme dell'opera... musiche e coreografie, la capacità interpretativa degli attori e la loro capacità di drammatizzare la storia, insomma, sento che Claudio avrebbe potuto firmare un progetto migliore anche di questo, visto la base da cui sarebbe  partito, ripeto, una base sicuramente più adatta ad un musical che ad un film.

Tempo fa ho visto anche un concerto di Angelo Branduardi che raccontava la storia di San Francesco d'Assisi. Era un concerto che si potrebbe definire figurato, in pratica sul racconto cantato da Branduardi e suonato dal suo gruppo, si inseriva un gruppo di ballerini che drammatizzavano le scene, drammatizzavano è un termine scolastico, se preferite forse è più giusto dire rappresentavano. Il risultato in quel caso è stato a mio parere proprio nella parte della rappresentazione "fisica" buono, non ottimo, ma se vogliamo anche questa poteva essere un ottimo modo per rappresentare QPGA.

Immagino... Claudio che canta le canzoni riempite da degli attori e ballerini che recitano i collegamenti gli uni e rappresentano la storia gli altri. Un esempio di teatro-canzone in pratica. Anzi, no, meglio che non immagino, altrimenti anche qui mi mordo le mani ed i pensieri!

Tra l'altro, i film musicali di una volta, i cosidetti musicarelli del tempo, erano molte volte costruiti su una sola canzone.

Quando andavi al cinema un minimo di sorpresa sulla trama c'era, lo sceneggiatore e il soggettista dovevano costruire una storia che in qualche modo riempisse quella canzone, che desse un senso più completo ad un breve testo di qualche minuto. Quando andava bene il film era riempito da qualche altra canzone del protagonista che a sua volta aveva un posto ritagliato dalla storia, ma non erano concept album, erano singole canzoni sulle quali una trama andava del tutto costruita.

Spesso, quasi sempre, erano trame banali o poco più... ma almeno quando andavi al cinema non sapevi a priori cosa vedevi ed un minimo di sorpresa c'era.

In più, di solito avevano nel cast, oltre al cantante, alcuni attori caratteristi che a volte erano molto adatti ai ruoli di contorno e che davano spesso spessore più al contorno che alla trama stessa del film.

In pratica, gli attori di contorno erano più di "mestiere" dei protagonisti del film, nel nostro caso... speriamo bene!

Notte prima degli esami non l'ho visto e dei film di oggi di questo genere non ho conoscenza, per cui non posso dire niente.

Vabbè, concludo qui, sono divagazioni di chi il film non l'ha visto e che vorrebbe andare al cinema a vedere un film, non altro, altrimenti non ha senso andare al cinema.

QPGA è diventato un film, non un musical o un concerto figurato, e questo vorrei vedere.

Ma ad ogni modo, sarà un giudizio sul film, non certo su Claudio al quale rimprovero soltanto di essersi fatto coinvolgere in una cosa nella quale forse non è del tutto a suo agio, mettendo mano nel soggetto e nella sceneggiatura ora ci è dentro fino al collo e non so se ha fatto bene... vedremo se il cinema è anche il suo mestiere... aspetto il nuovo disco e il libro, lì sono certo che saprà darci qualcosa nella quale riconosceremo meglio il nostro Claudio.

Infondo, se il disco davvero è composto da due cd che durano in pratica due ore, per noi sarà come sentire un'ora di musica inedita che, anche se ha le sue origini derivanti da un'opera di tanti anni fa, è pur sempre stata ripensata e rimusicata oggi.

Ciao a tutti, scusate la lunghezza.

Renato

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