Resoconto Leonardo a Bruxelles



Notizia inserita da: doremifasol in data 26/04/10 alle ore 08:48 Condividi   vista 3375 volte


A Bruxelles, alla fine di un giorno di quasi estate, i tram fermano e ripartono.

Le donne rumene hanno le borse della spesa e parlano fitto, le famiglie turche stanno attente ai bambini.

E' l'ora in cui gli spagnoli cercano un posto per la cena e i belgi cominciano a sedersi nelle birrerie: al centro dell'Europa, dove il crocevia di popoli e culture si passa accanto tranquillo e ordinato, gli italiani sono di fronte a una sala da concerti che si chiama Forest National.

Le botteghe di kebab stasera preparano la pizza, hanno messo le bandiere tricolore e tutte insieme mandano "Porta Portese".

Nelle file per l'ingresso, è buffo vedere la stessa umanità di ogni concerto, che adesso però parla francese e canticchia un italiano storpiato.

Ci sono quelli che si avvicinano per venderti un biglietto sotto banco, c'è chi girella spacciando foto del bel cantante italiano.... ti sembrano tutte facce note, le senti parlare italiano poi le vedi passare al francese e al fiammingo con la stessa facilità: e allora capisci che concerti come questo, se prima riunivano anime di tutte le età e tutti gli angoli di Italia, adesso raccolgono anche popoli diversi che negli anni hanno imparato a mescolarsi.

Ci sono ragazzini locali che magari non conoscono mezza canzone, ma lei ha un sorriso croccante come un melograno e lui l'aria di chi l'ha appena portata davanti ad un tramonto.

A proposito di tramonto: il fiammingo sole finalmente inchioda il giorno, e può attaccare la tela di questo nuovo spettacolo.

La sicurezza ha fatto un lavoro meticoloso per requisire le macchine fotografiche, e certi omoni con la torcia girano tra le poltrone tutto il tempo: il grande teatro circolare da oltre seimila persone è un catino buio senza l'ombra di un flash.

E' in quel buio che l'uomo dai capelli bianchi con la ritrosa entra, e comnicia a far scivolare Avrai.

Di fronte a lui, c'è un pubblico che non solo batte le mani, non solo grida il suo nome: ma si alza in piedi, ma batte i piedi, ma sembra davvero felice e sviluppa un onda di calore che si impossessa del palco.

Porca miseria, e chi se l'aspettava un'accoglienza cosi? sembra dire con quegli occhietti stupiti...

A me dispiace sempre un po' quando lui si sente a disagio: al contrario, stasera è veramente bello sentirgli dire con sincerità "sarà un piacere suonare per voi".

Chi ha viaggiato e adesso si ritrova lì in mezzo, stasera può sentirsi davvero orgoglioso di chiamarsi "italiano a Bruxelles".

La voce da applauso e il fisico da atleta continuano a dare tutto di sè, senza soste. Imbastisce molti pezzi tirati e pieni di energia, si diverte a provocare la forza di chi ha davanti che sembra non bastargli mai.

Tante bandiere tricolori nelle prime file, un bimbo che applaude sulle spalle del babbo, cartelli tipo "Baglioni piace anche a Liegi" e un accompagnamento continuo, mentre lui culla i suoni lunghi di Poster, mette una strofa di "Como tu vas" e soffre su Quante Volte.

C'è una bella regia televisiva di due telecamere che, in diretta, cuciono immagini tra palco e pubblico e, soprattutto, c'è una splendida acustica.

Linee di vitalità corrono da un muro all'altro del palazzo, per merito soprattutto di una batteria che regna su tutti gli strumenti: dietro quel muro di suono, adesso è tornato Elio Rivagli.

I pezzi di QPGA, ovviamente, beneficiano alla grande del lavoro dell'album, ma tutti gli arrangiamenti sono ancora più ricchi e armonici. Roberto e Pio, al solito, maneggiano mille strumenti uno dopo l'altro e in certi pezzi hanno anche una fisarmonica per uno; al basso c'è un ragazzo nuovo che mi sembra si chiami Mario Gorini.

"La mia ultima canzone", come la introduce, si conferma come un pezzo sentito profondamente da chi l'ha scritta: Niente più, cantata come se il testo gli venisse lì sul momento.

Si sente davvero a suo agio, può fare il gigione con Porta Portese e E adesso la pubblicità, sprona continuamente i musicisti ma gli fa segno di ok alla fine di ogni pezzo.

E, alla fine di quasi tutti i pezzi, ci sono tre ragazzi che entrano per suonare una chitarrina e se ne vanno, poi al pezzo dopo fanno dieci secondi di armonica e se ne vanno. Quando entrano con un banjo per uno sembra che facciano soltanto finta, quando gli danno una pianola a bocca sembra che non abbiano mai visto una cosa del genere... buffissimi: ogni tanto compare qualcuno mai visto con una chitarra, alla fine pure la Donella Serafini con il tamburello.

Naturalmente, c'era da aspettarsi che un teatro come quello potesse deflagrare sulle canzoni da antologia.

Ma chi non era lì non può proprio capire quanto forte si possa cantare "E adesso non ci sei che tu", seimila persone appassionate tutte insieme: di fronte, l'uomo in bianco e nero butta fuori tutto il suo fiato e ogni suo inchino diventa più profondo.

Alla sicurezza di qua devono avergli spiegato quali sono le nostre buone abitudini: e così, anche stavolta c'è un finale dove ci lasciano andare sotto palco.

Anche stavolta, ci piace spiare le ultime gocce di sudore, e vederlo cavalcare "Via" a occhi chiusi, e insieme saltare sulla vita e diventare un campo su cui lanciare i semi dei suoi abbracci lanciati.

Ma, più delle altre volte, stavolta ha un senso diverso darsi l'augurio finale. Per chi parte per un giro dell'Europa e per chi deve tornare a casa, per chi è lì da anni e chi solo per stasera, per chi ha portato l'anima da un'altra parte e per chi ancora non ha apoggiato la su valigia: tutti, in quell'incontro, abbiamo bisogno di sentirsi dire Buon Viaggio.

Scusate la lunghezza, Leonardo (dalla Mailing List di Reginella)


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Commenti degli utenti
Gigliola
Grazie a Chiara e Leonardo che ci hanno permesso di "vedere e sentire" spettacolo ed emozioni troppo.. lontane per poterne godere direttamente. E poi essere rappresentati da Claudio all'estero è una sicurezza per l'Italia. Grazie ancora. Gigliola
Manu
Grazie per aver condiviso con noi questa tua esperienza.... Hai reso benissimo l'idea di come è stato il concerto..... Spero di trovare altrettanto calore quando andrò a Zurigo.... Claudio è un mito ovunque
marinella
leonardo hai scritto un pezzo che sembra un filmato! bravo bravo bravo
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