Baglioni: compleanno a Zurigo



Notizia inserita da: doremifasol in data 15/05/10 alle ore 17:27 Condividi   vista 3760 volte


INTERVISTA CLAUDIO BAGLIONI

di Bruno Indelicato - E' partito a marzo ad Atlantic City negli USA col tutto esaurito, "Un solo mondo", il tour mondiale 2010 di Claudio Baglioni.

Cinque mesi di viaggio attraverso i palchi più prestigiosi di alcune tra le più importanti città di cinque Continenti, per approdare dopo tanti anni di assenza a Zurigo, il 16 maggio prossimo.

Tre ore di grande musica dal vivo, nelle quali Baglioni, affiancato da un gruppo di otto polistrumentisti, sfodera i suoi successi straordinari, con le melodie immortali di alcuni tra i brani più significativi e amati della storia del pop italiano, dagli anni '70 ad oggi.

In occasione di questo lungo giro di concerti, Baglioni incontrerà rappresentanti delle istituzioni, operatori culturali internazionali, istituti italiani di cultura, per affrontare il tema del viaggio, dell'importanza della presenza italiana nel mondo e del valore dell'integrazione, rendendosi ambasciatore di una "sensibilità nuova, che insegni a condividere e non a dividere questo nostro mondo".

Tuttoitalia ha incontrato in esclusiva per i suoi lettori il cantautore romano a poche settimane dal suo concerto svizzero. Ecco l'intervista:

La prima parte del tour mondiale „Un solo mondo"" ti ha visto esibire su alcuni dei palchi più importanti del Nord America. Adesso tocca all'Europa l'onore di ospitarti, da Amsterdam, a Parigi, da Madrid a Londra, e il 16 maggio a Zurigo, da dove manchi da diversi anni.

Infatti è un mio ritorno dopo molti anni, credo dieci. La tematica di questo concerto è un'antologia. E' un racconto di 40 anni della mia carriera da musicista. Con me sul palco ci sono nove polistrumentisti che hanno molta versatilità e saranno anche loro i protagonisti del concerto che dura intorno alle due ore e mezzo. Il tour toccherà tutti i cinque continenti, andremo anche in Australia, Giappone, Cina e Africa. E concluderemo in Europa passando da Mosca.

In questo racconto musicale ascolteremo quindi anche molti dei tuoi vecchi successi?

Assolutamente si. Insieme ai miei musicisti percorrerò la mia storia musicale dagli inizi ad oggi.

Nell'ultimo progetto discografico Q.P.G.A. hai ritrovato le canzoni di allora,   rimodellandole, modernizzandole, senza stravolgerle però, ed è nato il nuovo doppio album, uscito a novembre scorso. Ci racconti com'è nato il progetto?

Diciamo che sono tornato sul luogo del delitto, una cosa che non si dovrebbe mai fare. Il primo album Q.P.G.A. è uscito nel 1972 e ha avuto un grande successo. Quel album aveva la caratteristica del concept-album, ed è rimasto, secondo me, un pò incompleto. All'epoca ero esordiente e non avevo la forza del mercato e la grande attenzione del pubblico e alcune canzoni rimasero fuori. Poi mi son detto, ma chissà se ne potrebbe tirare fuori una versione come complemento e farne un film. Poi ho scritto anche un romanzo ed è stata una grande soddisfazone. Ne sono seguiti 100 concerti in Italia e alla fine con quello che è derivato è ritornato ad essere un album ampliato con delle nuove versioni, le vecchie canzoni riarrangiate e con qualche canzone inedita. Tra l'altro tra poco esce un DVD che si chiama „Film-Opera", un film musicale che racchiude molti ospiti che troviamo all'interno di Q.P.G.A. Lo ascolti come un film e lo guardi come un disco, 152 minuti di immagini spettacolari e  musica per quello che è il più lungo videoPclip mai realizzato della storia della musica popolare.

Com'è nata l'idea di chiamare tutti questi artisti?

Credo che sia nato tutto sette anni fa, quando ho cominciato a fare „O'Scià" ( il festival di Lampedusa nato per sensibilizzare sull'immigrazione clandestina, ndb). Ho intrapreso delle conoscenze sia personali che artistiche, e questo è il riflesso di quell'esperienza

E sono ospiti illustri quelli che hanno partecipato al concertopera, o all'opera rock - come la definisci tu - ci sono Mina, Franco Battiato, Fiorello, Vendittii, il maestro Ennio Morricone, Laura Pausini e altri. Ma vi sono anche nuovi talenti, come Giusy Ferreri, Alessandra Amoroso e Noemi. Un segno che oltre a collaborare con altri grandi della musica italiana, sei interessato alle nuove promesse, è così?

Si, ho avuto modo di conoscerle ed apprezare il loro talento. Indubbiamente negli ultimi anni attraverso questa nuova tendenza che viene chiamata talent-show, la tv sforna nuovi talenti in maniera rapida e sbrigativa. Ma alcuni di questi ragazzi sono formidabili e penso che sia giusto che artisti affermati debbano avvalersi della loro capacità e collabare dando a loro una vetrina.

Tu hai conosciuto diverse generazioni. Come hai vissuto e come vivi questo cambio?

Il pubblico è cambiato ma alcuni aspetti, come ad esempio gli incontri dal vivo, fanno parte di un rituale che si ripete ogni volta. Le generazioni si mischiano e puoi trovare generazioni giovanissimi e le famiglie ai concerti. Ma è l'ascolto della musica che è cambiato, direi che è passato addirittura un pò in secondo piano. La musica viene usata in maniera diversa, c'è più consumismo. Si usa la musica insieme a tante altre cose.

Tutto il mondo discografico era diverso all'epoca. Hai avuto difficoltà a pubblicare delle canzoni?

Grandi difficoltà no, ma mi vien da ridere perché all'epoca „Questo piccolo grande amore" venne censurato per frasi come "la paura di essere nudi" o "cose proibite". Ma è cambiato tutto anche in termini di fruizione. Noi ragazzi pensavamo davvero che il mondo poteva essere migliore grazie al nostro contributo. Oggi forse è diventata più un'ambizione personale, una voglia di migliorare il proprio mondo.

Di recente hai dichiarato: L'industria discografica se non è proprio in un naufragio, non naviga in acque buone. Di musica ce ne è tantissima nelle radio, ma è omologata con le playlist…..

Penso che  di musica ce ne è tanta, pure troppa. Fodera la nostra vita, non la riempie. Prendi l'ascensore e senti Bach, ti tagliano i capelli e senti il rock... c'è troppa musica, ovunque, non la cerchi. Di musica ce ne è tantissima anche nelle radio, ma essendo, secondo me,  omologata, i conduttori hanno il tono di voce tutto uguale. Tu giri le stazioni ma non noti differenze.

Se bocci la radio, che dire della televisione?

In tv la musica non ha mai fatto buoni ascolti. Anche se adesso le cose stanno cambiando.

Televisivamente prendono appunto piede questi talent-show? C'è chi dice che questi giovani vengono sfruttati e illusi. Tu come ti poni di fronte a questa cosa?

E' una questione di metromono, se ci metti poco ad arrivare rischi che tutto presto si dissolva. C'è una selezione sicuramente accurata e poi dipende da quante opportunità arrivano di vero talento e genialità. Queste trasmissioni non sono molto utili agli artisti ma forse più al pubblico. Perché così forse il pubblico si rende conto che la fortuna non basta per sfondare, ma ci vuole un minimo di merito. C'è uno studio, la musica è una scienza, una materia. Una parte di utilità c'è l'hanno comunque. Forse il tutto scorre un pò in maniera superficiale, ma almeno hanno la possibilità di farsi vedere in televisione. Ai miei tempi non era così.

Parliamo di „O'scià". Una manifestazione che da 8 anni oramai è diventata un appuntamento fisso sulla spiaggia di Lampedusa. Com'è nata l'idea?

„O'scià" è un termine dialettale di Lampedusa che significa 'fiato mio', la massima espressione di amore che una madre lampedusana può dire al proprio figlio.

Lampedusa è stata per molto tempo un'isola infelice per diversi aspetti. E' considerata l'ultimo pezzo d'Europa. Ma devo dire che è un'isola bellissima con un mare affascinante. La manifestazione è nata per caso ed è separata di tutte altre le manifestazioni. Si svolge sulla spiaggia e coinvolge molti artisti italiani ed internazionali.

Nel contesto di „O'Scià" tu e gli altri artisti lavorate fuori dagli schemi tv e discografici, fuori dalle corti degli agenti. La scena italiana discografica sembra diversa, o no?

Assolutamente si. Non vengono i media e non ci sono le dirette televisive. Gli artisti godono di fare ciò che vogliono. Questo ha portato in otto anni più di 200 artisti italiani e stranieri con l'idea che la musica è l'arte dell'incontro, è la vita. Io questo tour lo chiamo „Un solo mondo" anche per questo motivo, perchè noi mettiamo davanti la cultura dell'incontro e del dialogo. Durante tutto questo giro che dureré  più di un anno oltre a raccontare la mia carriera musicale, farò anche un giro umano, sentimantale e personale che è quello di incontrare quasi ovunque gli istututi di cultura italiana e le comunità italiane. Noi italiani siamo andati un pò ovunque e ci siamo mischiati in tante civilità ed etnie.

Di questo giro umano, che è senz'altro un passaggio importante, ne uscirà un documento?

Si, vorrei fare una sorta di saggio finale, un racconto di questi incontri. In video o in libro. Un'incontro del genere ci sarà anche a Zurigo. Il giorno prima del mio concerto, il 15 maggio, sarò alla Casa d'Italia per incontrare la comunità italiana. Poi il 16 canterò al mio concerto, che è una giornata importante per me, perchè è il mio compleanno.

Lo sappiamo e siamo onorati dal fatto che festeggerai il tuo compleanno a Zurigo….

(ride) Cercherò di organizzare una piccola festicciola a margine del concerto. Comunque sono molto contento di tornare a Zurigo e vi aspetto tutti il 16 maggio al Kongresshaus.


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