La sfida di Claudio Baglioni



Notizia inserita da: doremifasol in data 31/05/10 alle ore 18:31 Condividi   vista 3637 volte


Londra, 31 maggio 2010 - London Calling. Se in Gran Bretagna risiedono oltre 170 mila italiani, nella capitale ce ne sono poco meno di 50 mila, più i turisti che in estate raddoppiano la cifra. Insomma, una 'città nella città' che gli stati maggiori della nostra canzone hanno cominciato a frequentare sempre più assiduamente, rispondendo alla chiamata di una scena sempre più a portata di mano.

L’ultimo, sabato sera, è stato Claudio Baglioni, in concerto tra i velluti purpurei di una Royal Albert Hall divenuta il crocevia di questi flussi aperti nell’88 da Umberto Tozzi (con Marco Masini alle tastiere e Raf nei panni di ospite) e proseguiti da gente come Renzo Arbore, Zucchero o Ludovico Einaudi.

E questo solo per parlare dell’emiciclo vittoriano affacciato su Kensington Gore, visto che l’invasione dilaga abbracciando un po’ tutta la toponomastica cittadina come evidenziato dalle incursioni di Paolo Conte al Barbican, di Gianna Nannini allo Shepherds Bush Empire, di Franco Battiato al Koko Club, dei Modena City Ramblers al Camden Grill, di Vinicio Capossela alla Union Chappel, di Davide Van der Sfroos al Dinci Walls, di Carmen Consoli al Camden Centre, di Ligabue al Forum di Kentish Town, di Vasco Rossi all’Apollo Hammersmith, di Giovanni Allevi alla Queen Elizabeth Hall e avanti su una strada che il 9 giugno deposita sotto i riflettori dell’Electric Ballroom pure i Negrita.

Uomo avvezzo alle missioni impossibili, Baglioni l’altra sera nel suo balzo da Porta Portese a Portobello ha sfidato non una ma ben due festività inglesi, Bank Holiday e Aft-term, riuscendo comunque nell’impresa di richiamare alla Royal Albert Hall oltre tremilacinquecento spettatori. "La cosa è cominciata un po’ per scherzo" spiega il cantore della maglietta fina. "Avevo promesso ad alcuni fan di tornare in America e pianificando quel giro di concerti mi sono detto: ora o mai più. Così ho trascinato i miei compagni di strada in questo viaggio nello spazio, anche se non avendo ancora i mezzi per andare sugli altri pianeti ci siamo ripromessi di girare bene questo". Detto, fatto.

La nube di cenere del famigerato vulcano Eyjafjallajoekull ha imposto uno slittamento delle date spagnole, ma quelle a Bruxelles, Parigi, Monaco di Baviera, Stoccarda, Zurigo, Londra sono rimaste. E nell’agenda del divo Claudio rappresentano solo l’abbrivio di un tour de force che lo terrà sulla strada fino a Natale, usurando la sua tessera di frequent flyer con tappe in Australia, Argentina, Cile, Brasile, Colombia, Costarica, Venezuela, Stati Uniti, Cina, Giappone e poi ancora Russia, Polonia, Bulgaria, Romania, Austria, Olanda, Spagna, Sudafrica.

Con slancio un po’ benettoniano, lui lo chiama 'One World 2010' per scandire un ruolino di marcia che al momento prevede solo un pugno di impegni nel nostro paese, fra cui le registrazioni del nuovo album e l’ormai abituale parentesi lampedusana di “O’ Scia”.

"Non so se avrò più l’opportunità di mettere in campo un tour così lungo ed articolato quindi faccio riprendere tutto, sia sopra che sotto al palco" dice. "Al termine mi piacerebbe, infatti, riunire tutte queste esperienze qua e là per il mondo in un ‘diario di bordo’ per parole e per immagini».

E guardando avanti: "Non scenderò mai in politica, perché un mestiere ce l’ho già, ma vorrei fare qualcosa per la musica. Non perché ce n’è poca, ma perché ce n’è troppa. La trovi ovunque; e addirittura in ascensore può capitarti di ascoltare un preludio di Bach. Io credo invece che la musica dovrebbe avere un suo peso e un suo luogo".

“Un solo mondo” è anche il titolo dell’inno scritto da Baglioni lo scorso anno per i Mondiali di Nuoto che però non trova spazio tra le maglie di un repertorio più asciutto e travolgente del solito di questi concerti da globetrotter che, oltre agli 'hit' di sempre, recupera cose un po’ meno frequentate quali 'Mai più come te' o 'Un po’ di più' in una girandola di mandolini, tammore, fisarmoniche, che fanno la gioia dei nostri connazionali all’estero.

Finale trionfale, con scene di euforia collettiva tali da strappare agli addetti del teatro il più british dei commenti: "italiani, strana gente…".

di Andrea Spinelli


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Commenti degli utenti
sylvia di londra
non dimenticare che sabato sera c'era anche the Eurovision Song Contest!!! Una sera favolosa - e cosi comodo, vicino a casa mia! Tanti ricordi sono ritornati in un istante. He really is the Italian Bruce Springsteen, Barry Manilow and Burt Bacharach rolled into one!
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