Lampedusa senza Baglioni



Notizia inserita da: doremifasol in data 03/10/10 alle ore 20:48 Condividi   vista 4222 volte


Adesso che Claudio Baglioni ha scritto la parola fine per «O' Scià», il Festival inventato dal nulla otto anni fa nell'isola spelacchiata, con strade mai asfaltate e abitazioni che aspettavano sempre il secondo piano; adesso che le strade restano precarie ma ci sono invece case dipinte e qualche albero, mille bar e ristoranti in più e un discreto senso di benessere diffuso, parte stamane l'ultimo aereo con dentro le ultime facce note dei 50 artisti di quest'ultima edizione, terminata ieri notte con i Nomadi e un coro da spiaggia di «Io Vagabondo». Il patron musicista romano ha promesso pure che - quando tornerà dal tour mondiale che riparte il 7 ottobre da Buenos Ayres - penserà a una nuova formula di kermesse, magari per far vivere come ora la nostra isola più lontana in questo bellissimo scorcio di tarda estate ottobrina, con le ombre lunghe sulle sue acque turchesi, e i trenta gradi di giorno, che ancora hanno portato qui migliaia di italiani nel sogno di riacchiappare le vacanze.

Ora su Lampedusa scende l'autunno, con le tre spiagge finalmente liberate da oltraggiose cinque file di ombrelloni. Ma rischia di essere, per l'isola, anche l'autunno della memoria: degli sbarchi e di quell'arte dell'incontro che è la vita (come diceva Vinicius De Moraes) non si deve parlare più perché per il Governo il problema è accantonato (come ci ricordava ieri Baglioni), e se la kermesse non dovesse riproporsi sotto un'altra luce, l'isola è ormai un Caraibo di casa nostra, a lunga stagione, con gli inclusive tours e senza più tartarughe, fuggite verso Linosa per effetto di troppe folle.

Ma se le canzoni finiranno per riprendere un ruolo di piacevole, svago, non potrà più essere sotto il logo di quella barchetta di carta abbandonata nel mare che ha accompagnato sui manifesti gli otto anni di O' Scià durante i quali il riservato, intimista cantautore di sentimenti ha subito un'autentica metamorfosi, trasformandosi in un disinvolto padrone di casa (sempre molto dandy) che accoglieva sul palco i colleghi più vari, e li lasciava padroni per minuti o per ore, com'è successo un paio di anni fa con Fiorello che monopolizzò una serata fra le più eclatanti risate.

In otto anni sul palco di O'Scià, al riparo dalla tv come ha ricordato molte volte in questi giorni Baglioni, è passata davvero tanta musica italiana: di serie A e non solo, ma in un clima di autentica manifestazione popolare. La location, come si dice ora, è sbalorditiva: sulla spiaggia della Guitgia il palco quasi toccava le onde, e di fronte migliaia di teste fitte, e più oltre gente che si portava la sedia da casa come usa qui, e più lontano ancora quelli che sedevano sulle rocce, sotto un cielo di stelle che toccano il mare. E di giorno poi, la gente sulla sdraio o in acqua assisteva alle prove di volti così noti da esser domestici. Da nessuna altra parte, in Italia, sarebbe possibile un simile spettacolo.

Qualche riflessione va fatta, poi, sul gusto eclettico degli inviti fatti dal padrone di casa ai suoi colleghi. Nessuna preclusione, nessun filone. Alto e basso allegramente mescolati, tre o una canzone per ogni nome, un duetto con Baglioni, e avanti un altro. Solo in questa edizione, in clamorosi 5 giorni con 50 artisti, sono sfilati Morgan, Carmen Consoli, Morgan, un esilarante Paolo Rossi e una pletora di glorie d'epoca da far morir d'invidia Carlo Conti, più nobili cantautori e starlette dei talent-show. E fa pure un po' di tristezza vedere i ragazzi sfracellarsi solo per i volti televisivi, prendendo d'assalto Mengoni o la pallida Loredana Errore, e trascurando invece il repertorio di Vecchioni, ieri in pezzi storici come «San Siro» o «La rosa bianca». Spiace che la splendida voce di Eugenio Finardi in blues o in «Dolce Italia», o lo scat di Gegé Telesforo non tocchino le attenzioni di chi guarda solo alla musica senza storia. Un ultimo dispiacere: che l'arte dell'incontro sia stata proibita con rigidi steccati fra gli artisti e i non numerosi media accampati qui, per scelte imposte da qualcuno che non è del ramo, in aperto contrasto con lo spirito della manifestazione e del luogo easy in cui si svolgeva. Ma è passato, ormai.

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