Il respiro di un sogno 2
Notizia inserita da: in data 03/10/06 alle ore 09:37
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by LeonardoLa mattina alle nove la spiaggia è già piena di ombrelloni, e il sole gioca con le nuvole a spaventare i più suscettibili. Intanto anche l’aeroporto brulica di vita: quelli che arrivano accolti da sconosciuti che gridano il nome, e hanno subito una telecamera davanti e una macchina pronta per il grand hotel… e quelli che quando spuntano abbracciano l’amico che li aspetta, e si affidano al primo taxi-pulmino. L’amico che aspettiamo noi, invece, lo abbracciamo presto con lo sguardo: alle due di pomeriggio già è a giocare con piano e chitarra, e lanciare Strada e Tienimi con te una dopol’altra sembra quasi provocazione. Sono quelli i pomeriggi delle prove di O’Scià, brandelli di concerto che rimbalzano tra gli ombrelloni: si prende il sole mentre i tecnici fanno “sa”, si gode l’acqua smeraldo e ci si immerge fra i tanti pesciolini mentre Pago (grande potenza vocale!) prova le sue canzoni alla moda. Mentre tieni i piedi nell’acqua, è bello vedere i gesti quotidiani dell’uomo di cui conosci tutti l’arte: Claudio disteso ma concentrato mentre fruga tra le sue cose; Claudio ospitale e rispettoso, discreto e premuroso, che accoglie con grandi sorrisi gli artisti sul palco e si accerta che ognuno trovi con calma il suo suono perfetto. Insieme alla moglie, anche in prova Mango veleggia su raffinatissimi equilibri vocali; poi si trasforma in uno scolaro diligente e volenteroso, che si mette al piano di un maestro dolce e paziente e comincia a provare Mille Giorni. Fa commuovere, la dedizione di entrambi ad incontrare la musica dell’altro: chi impara si sente emozionato e forse non all’altezza, chi insegna invece incoraggia con la convinzione di volerlo. E alla fine, i due artisti ottengono insieme qualcosa di diverso ma ugualmente emozionante, e questo vuol dire tante cose. Quando si stingono i colori del tramonto, lo spicchio di luna si mette al suo posto a creare magia e i riflettori illuminano la baia tappezzata di cuori in attesa, sulla spiaggia e dentro l’acqua, sulle strade e sui rilievi del promontorio in fondo. Volti di Nazioni Unite e Unione Europea tratteggiano il senso profondo del nostro essere lì, poi finalmente è musica. I Neri per Caso, smontano le trame de La Vita è Adesso e le ricuciono in un ricamo melodico delizioso… Neri Marcorè, attore con la chitarrina che sembra passato lì per caso, invece butta dentro parodie di canzoni irresistibili: la perla è “Cosa mi dici mai” che (con la collaborazione di Gigio Topo…) scherza sull’uso che fa Minghi dei passati remoti. E poi Grazia di Michele, un angelo dolcissimo ma forte e avvolgente come una corda d’acciaio; Alan Sorrenti, che lancia messaggi di bello spessore con tutta l’energia che ha in corpo, e pensi che forse è stato il primo in Italia a iniziare un certo modo di fare il rocker. Ilaria d’Amico sta attenta a mantenere la rotta sulle motivazioni umane di tutto l’evento, e non risulta mai banale; Cochi e Renato, con le loro pancette e il passo della gallina, mi sembrano quasi stupiti dell’entusiasmo con cui noi e Claudio cantiamo Canzone Intelligente. E alla fine, Khaled è forse la sfida più alta di tutta la manifestazione: con un’allegria contagiosa, con la forza che solo chi è stato cacciato dal proprio paese può avere, allaga la Guitgia di mille sonorità maghrebine. Musica difficile, certo, di cui pochi sono abituati all’ascolto, che diventa familiare solo con il pezzo di Caro Diario: ma era fondamentale fare questo, se fondamentale è incontrare gli occhi di chi suona diverso, capire cos’ha di particolare e accoglierlo per quello che è... per poi provare a suonare insieme.
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