Questo non farà mai niente



Notizia inserita da: doremifasol in data 04/06/08 alle ore 12:25 Condividi   vista 4907 volte


Siamo in argomento...ho scritto qualcosa su QPGA sul mio blog...mi fa piacere se passate a leggere. http://lamusicaeilmare.splinder.com il titolo è "Tanto questo non farà mai niente". un abbraccio a tutti.

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QPGA - 19721967: Propone un suo provino alla RCA. L’allora Direttore Artistico della casa discografica Ettore Zeppegno lo scarta con un perentorio “Tanto questo non farà mai niente”.
1972 – Esce il terzo album. Quello che nella testa e nei piani della casa discografica sarebbe dovuto essere “un gran finale per una breve carriera”. I due album precedenti infatti non erano andati bene e lui sarebbe presto stato messo in soffitta in uno di quei bauli dove vengono ammucchiate “le buone promesse che però non hanno mai sfondato”. A marzo iniziano le registrazioni, dopo la pausa estiva che lo vede protagonista di un fortunato tour di due mesi in Polonia, torna, completa i testi dell’album e il 30 settembre esce il 33 giri di “Questo piccolo grande amore”.
Un concept-album: un lavoro discografico nel quale i brani ruotano attorno ad uno stesso tema, in cui seguendo un immaginario fil-rouge viene raccontata una storia.
Formula discografica utilizzata spesso dal rock progressivo, in Italia fa la sua comparsa con Fabrizio De Andrè ed il suo capolavoro Tutti morimmo a stento pubblicato nel 1968.
Baglioni decide allora che quella formula è la più adatta a raccontare la storia di quei due ragazzi che s’innamorano nella Roma degli scontri di piazza degl’anni di piombo. Questo piccolo grande amore (d’ora in poi QPGA), che si avvale della collaborazione di Antonio Coggio per le musiche e di Tony Mimms per quel che riguarda gli arrangiamenti, doveva inizialmente essere un doppio-album, nella stesura iniziale erano infatti presenti diversi altri brani, uno sulla vita militare del protagonista maschile ed un altro che approfondiva le ragioni della manifestazione degli studenti che apre la storia, che poi furono eliminati nella versione definitiva.
Siamo nel 1972, è l’anno de Il Padrino nelle sale cinematografiche, del quarto oscar di Vittorio de Sica, del massacro alle Olimpiadi di Monaco, l’anno dell’uccisione del commissario Luigi Calabresi e gli scontri di piazza sembrano essere il punto focale attorno al quale gira la vita politica del nostro Paese. Proprio da uno di questi ha inizio la storia dei due protagonisti dell’album, il ragazzo si trova in Piazza del Popolo a cantare con altri ragazzi come lui, prima che quella che doveva essere una delle tante manifestazioni studentesche dell’epoca non si trasforma in uno scontro (come spesso accadeva) “gente che piange, gente che spinge, che va in terra…”. Decide allora di scappare e si rifugia in un bar. Qui avviene il primo incontro con lei, “nel sentir questa voce mi voltai, manco a farlo apposta ho visto lei, la maglietta scollata, la faccia pulita…” , è un primo incontro delicato ed impacciato come solo quello tra due adolescenti può essere. Il terzo brano è un dolcissimo litigio tra i due, il motivo è facilmente intuibile di primi versi “sai che ho saputo che tu dici in giro che sei stato già a letto con me…”, litigio che però sfocia nel brano successivo che è quel Con tutto l’amore che posso che nel tempo è diventato uno dei più grandi ed apprezzati successi del cantautore romano “ma che gli hai fatto tu a quest’aria che respiro…e come fai a starmi dentro ogni pensiero…”. La storia continua con una delle situazioni più classiche, lui torna dagl’amici e loro lo deridono perché da quando ha conosciuto lei non s’è fatto più vedere e lo accusano di starle troppo dietro, lui allora per farsi forte e fare il duro ribatte “…come lei ne trovo tante, mi tiene un po’ di compagnia finchè mi fa piacere, finchè m’invento una bugia…la mando via”. Il brano successivo è un inno alla libertà perduta per amore, lui parla alla Libertà come se fosse personificata, e le chiede perdono per averla tradita a causa di lei “le prime corna per amore io te le ho messe a malincuore mia libertà…”. La storia continua ed è il momento della loro prima volta, descritta nel modo più lieve ed intenso che un ragazzo di diciott’anni possa fare “le tue gambe nervose, la pelle più nuda…la tua voce ora è un soffio ma sembra che grida”. Poi i due ragazzi (come gli innamorati che ora mettono i lucchetti a Ponte Milvio) si scambiano una promessa d’amore in chiesa, e lui “io ti prendo come mia sposa davanti a Dio e ai verdi prati, ai mattini colmi di nebbia e ai marciapiedi addormentati…”. Come in tutte le storie d’amore che si rispettino arriva il momento della separazione, lui deve partire militare e la Cartolina rosa segna così un punto d’arresto. Il brano successivo è quel QPGA, che ha venduto come singolo più di ogni altro in Italia, e sul quale non serve spendere altre parole.
Il ragazzo torna poi in licenza, e Porta Portese (famoso mercato di Roma) è lo scenario nel quale ha un’amara sorpresa: la vede con un altro “quella lì non è possibile che è lei insieme a un altro…non è certo suo fratello quello….e se l’è scelto proprio bello…”. E’ distrutto dal dolore, arrabbiato e deluso. Torna a casa, quasi lo investono, la odia, vorrebbe dar retta all’orgoglio che gli dice di lasciar stare ma “non posso fare a meno di te, di ieri, dei tuoi grandi occhi chiari…”, risponde male alla madre che lo accoglie al ritorno dal militare e non vuole vedere nessuno, non vuole nessuno…a parte lei “io ti voglio, quanto ti voglio, e non me ne importa niente di ciò che hai fatto….se ci sei stata a letto…tanto il tempo aggiusta tutto”.
L’album, e la storia dei due ragazzi, termina con quel Sembra il primo giorno che mette il punto conclusivo. Si ritrovano in strada, come nel loro primo incontro, ma tutto ormai è cambiato, “tutto quello che è stato l’abbiamo già perso”, e quindi non gli resta che lasciarsi, a malincuore, per quello che è stato e non sarà più.
“e lasciarci in strada come due cretini, con quell’ultimo bacio ed una stretta di mani, e non serve più a niente gridar non è vero, non serve più a niente dar pugni nel muro, non serve più a niente l’amore che posso…non serve a niente.”

Spero di aver raccontato una bella storia a chi non la conosceva e aver detto ai molti che quando si parla di QPGA pensano solo a “quella sua maglietta fina…”, che quest’album è stato molto di più di quel singolo di successo che forse ne ha oscurato l’importanza. E’ stato uno dei primi album in Italia ad essere pensato e costruito in quel modo, Baglioni è stato il secondo dopo De Andrè (e non mi pare poco) a tentare una strada nuova e totalmente innovativa per l’epoca, veniva da due album andati per lo più male e poteva benissimo prendere un’altra via meno rischiosa ma non l’ha fatto ed aveva solo ventun’anni. QPGA è stato un album importante, per la discografia italiana che ha imparato che sperimentare anche nel pop e non solo nella cosiddetta canzone d’autore si poteva fare e anche con ottimi risultati, lo è stato sicuramente per Baglioni che da lì, da quel successo, ha potuto creare un nuovo inizio e ancor di più lo è stato per i ragazzi che avevano diciott’anni nel 1972 (mio padre me ne parla ancora come un “disco rivoluzionario”). Ha saputo raccontare loro, in un’epoca difficile e dai mille contrasti, che combattere per degli ideali era non solo giusto ma un dovere civile, ma che allo stesso tempo l’Amore non doveva e non poteva essere messo da parte, anzi: doveva essere la forza dalla quale far partire tutto quello in cui credevano.

postato da Olaf83 alle ore 11:15


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