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Notizia inserita da: doremifasol in data 01/07/08 alle ore 21:02 Condividi   vista 3957 volte


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Roma, 1 lug (Velino) - Medusa sbarcherà al Lido di Venezia con tre film: “Burn after Reading”, dei fratelli Coen, il 27 agosto in apertura della Mostra e in anteprima mondiale; “The Burning Plain”, opera prima di Guillermo Arriaga, invitato in concorso; e “Il papà di Giovanna”, di Pupi Avati, titolo su cui però non ci sono ancora certezze. Questo quanto annunciato oggi a Roma dalla casa di produzione e distribuzione cinematografica Medusa (col nuovo logo dai riccioli sfoltiti e dalla scritta “Mediaset group” aggiunta) alla presentazione del listino 2008-2009. E la protesta di ritirare i film dai festival in caso di mancata reintroduzione delle misure di tax credit? “La minaccia è stata importante e utile, perché ha posto la questione al centro dell’attenzione dei media. Ma il metterla in atto potrebbe essere una conseguenza troppo autolesionista per chi ha investito nei progetti – ha osservato Giampaolo Letta, ad di Medusa -. Quello del tax credit è un tema centrale per il settore, soprattutto perché va nella direzione opposta di quell’assistenza a pioggia che ha creato tanti danni al cinema italiano. Nel 2004 con la legge Urbani si è iniziato invece un percorso di responsabilizzazione del produttore, che va continuato, con incentivazioni fiscali. Queste – ha aggiunto - permetterebbero alla nostra società secondo alcune simulazioni che abbiamo fatto, di arrivare a produrre due film italiani in più all’anno”.

Tra i film del nuovo listino ce n’è anche un altro già candidato alla partecipazione di festival: si tratta di “L’uomo che ama”, di Maria Sole Tognazzi, che dovrebbe essere presentato alla Festa di Roma. Tutti titoli appetibili quelli annunciati da Medusa, fra questi: “No problem”, di Vincenzo Salemme; la nuova commedia con Massimo Boldi e Simona Ventura; “Baaria”, di Giuseppe Tornatore; “Questo piccolo grande amore”, di Riccardo Donna, ispirato all’omonima canzone di Claudio Baglioni (uscita prevista a San Valentino); un nuovo film di Ficarra e Picone; “Il grande sogno”, di Michele Placido, sul ’68; e “Il caso dell’infedele Klara”, di Roberto Faenza. E si stanno già mettendo al vaglio le idee per un film che bissi “Un’estate al mare” dei Vanzina, cavalcando la stagione delle spiagge, di solito caratterizzata dall’esodo dalle sale cinematografiche. Nella seconda parte del 2009, poi, dovrebbero tornare al cinema Federico Moccia e Leonardo Pieraccioni; mentre nel 2010 è atteso un nuovo film di Gabriele Muccino, prodotto da Domenico Procacci, probabilmente ambientato negli Stati Uniti. Per Medusa il futuro sarà nel segno della continuità. “Nel 2007 abbiamo avuto una quota di mercato del 17,3 per cento e 110 milioni di incasso tra film prodotti e distribuiti. Si proseguirà sulla strada seguita finora che coniuga qualità e risultati commerciali. Nei prossimi anni investiremo mediamente 60 milioni di euro nelle produzioni italiane e tra i 15 e i 20 nella loro promozione”, ha affermato Letta.

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Trittico veneziano per Medusa, che ritocca lo storico marchio e consolida il primato. «Abbiamo spedito la Medusa dal parrucchiere, per sfoltire qualche ricciolo e inserire la scritta Mediaset Group», sorride l’amministratore delegato Giampaolo Letta, presentando il listino 2008-2009. Circa trenta i titoli annunciati, con l’ambizione di migliorare il già ragguardevole risultato del 2007: 110 milioni di euro al box-office per una quota di mercato pari al 17,3 per cento, percentuale all’interno della quale i film italiani si ritagliano il 39 per cento. I primi mesi dell’anno in corso confermano il dato positivo.
I tre titoli prenotati dalla Mostra veneziana: sono Il papà di Giovanna di Pupi Avati, Burn after reading di Joel ed Ethan Coen e The burning plain di Guillermo Arriaga. Tris mica male. Il regista bolognese immerge il doloroso rapporto tra il padre Silvio Orlando e la figlia Alba Rohrwacher nell’Italia rugginosa di fine anni Trenta; i due fratelli americani firmano la sulfurea commedia nera sulla Cia con Brad Pitt e George Clooney che inaugurerà il Lido; lo sceneggiatore di Babel, al suo esordio da regista, costruisce su Kim Basinger e Charlize Theron un’aspra storia madre-figlia. «Il nostro motto è sempre lo stesso: coniugare qualità e pubblico», spiega Letta, annunciando che Medusa continuerà ad investire sul prodotto italiano circa 60 milioni di euro all’anno, più 15-20 legati alla promozione. Naturalmente il ventilato reintegro del tax-credit, dopo il no di Tremonti, gioverebbe: «Da alcune simulazioni abbiamo visto che gli incentivi fiscali ci permetterebbero di produrre due film italiani in più all’anno».
Credito di imposta o meno, Medusa si propone come una major all’americana volta a integrare produzione, distribuzione, esercizio e sfruttamento delle nuove piattaforme tv. Cinema popolare, dunque, ma senza dimenticare lo sguardo d’autore. Difatti Andrea Molaioli (La ragazza del lago) e Saverio Costanzo (In memoria di me) stanno già lavorando a nuovi progetti, al pari di Paolo Virzì, reduce dal successo di Tutta la vita davanti. Tre cineasti che Medusa si tiene ben stretti.
Poi, certo, la sfida dei grandi numeri impone film di forte appeal commerciale. Ecco allora No problem! di Vincenzo Salemme con l’inedita coppia Panariello-Rubini, La fidanzata di papà con Boldi capocomico deciso a bissare il trionfo novembrino di Matrimonio alle Bahamas, Il cosmo sul comò con Aldo, Giovanni e Giacomo e episodi per Natale (nel 2009 toccherà a Pieraccioni). E poi largo al nuovo Ficarra & Picone, mentre Volfango De Biasi rifà Otello in chiave moderna con Laura Chiatti e Nicolas Vaporidis, ambientando la vicenda nella veneziana facoltà di Architettura, e Federico Moccia torna sul terreno preferito con Amore 14. Ad agosto primo ciak per Questo piccolo grande amore, dal concept-album di Claudio Baglioni, e non sarà solo un film.Sul fronte «meno da ridere» Michele Placido gira l’autobiografico Il grande sogno, con Scamarcio celerino sessantottino che molla la divisa per il teatro, Pappi Corsicato è al lavoro sul corale Il seme della discordia, Roberto Faenza è a Praga per Il caso dell’infedele Klara, Maria Sole Tognazzi ha quasi pronto L’uomo che ama con Pierfrancesco Favino e Monica Bellucci stretti in una bollente scena erotica sotto la doccia. Bisognerà attendere febbraio per il kolossal Baarìa Trittico veneziano per Medusa, che ritocca lo storico marchio e consolida il primato. «Abbiamo spedito la Medusa dal parrucchiere, per sfoltire qualche ricciolo e inserire la scritta Mediaset Group», sorride l’amministratore delegato Giampaolo Letta, presentando il listino 2008-2009. Circa trenta i titoli annunciati, con l’ambizione di migliorare il già ragguardevole risultato del 2007: 110 milioni di euro al box-office per una quota di mercato pari al 17,3 per cento, percentuale all’interno della quale i film italiani si ritagliano il 39 per cento. I primi mesi dell’anno in corso confermano il dato positivo.
I tre titoli prenotati dalla Mostra veneziana: sono Il papà di Giovanna di Pupi Avati, Burn after reading di Joel ed Ethan Coen e The burning plain di Guillermo Arriaga. Tris mica male. Il regista bolognese immerge il doloroso rapporto tra il padre Silvio Orlando e la figlia Alba Rohrwacher nell’Italia rugginosa di fine anni Trenta; i due fratelli americani firmano la sulfurea commedia nera sulla Cia con Brad Pitt e George Clooney che inaugurerà il Lido; lo sceneggiatore di Babel, al suo esordio da regista, costruisce su Kim Basinger e Charlize Theron un’aspra storia madre-figlia. «Il nostro motto è sempre lo stesso: coniugare qualità e pubblico», spiega Letta, annunciando che Medusa continuerà ad investire sul prodotto italiano circa 60 milioni di euro all’anno, più 15-20 legati alla promozione. Naturalmente il ventilato reintegro del tax-credit, dopo il no di Tremonti, gioverebbe: «Da alcune simulazioni abbiamo visto che gli incentivi fiscali ci permetterebbero di produrre due film italiani in più all’anno».
Credito di imposta o meno, Medusa si propone come una major all’americana volta a integrare produzione, distribuzione, esercizio e sfruttamento delle nuove piattaforme tv. Cinema popolare, dunque, ma senza dimenticare lo sguardo d’autore. Difatti Andrea Molaioli (La ragazza del lago) e Saverio Costanzo (In memoria di me) stanno già lavorando a nuovi progetti, al pari di Paolo Virzì, reduce dal successo di Tutta la vita davanti. Tre cineasti che Medusa si tiene ben stretti.
Poi, certo, la sfida dei grandi numeri impone film di forte appeal commerciale. Ecco allora No problem! di Vincenzo Salemme con l’inedita coppia Panariello-Rubini, La fidanzata di papà con Boldi capocomico deciso a bissare il trionfo novembrino di Matrimonio alle Bahamas, Il cosmo sul comò con Aldo, Giovanni e Giacomo e episodi per Natale (nel 2009 toccherà a Pieraccioni). E poi largo al nuovo Ficarra & Picone, mentre Volfango De Biasi rifà Otello in chiave moderna con Laura Chiatti e Nicolas Vaporidis, ambientando la vicenda nella veneziana facoltà di Architettura, e Federico Moccia torna sul terreno preferito con Amore 14. Ad agosto primo ciak per Questo piccolo grande amore, dal concept-album di Claudio Baglioni, e non sarà solo un film.
Sul fronte «meno da ridere» Michele Placido gira l’autobiografico Il grande sogno, con Scamarcio celerino sessantottino che molla la divisa per il teatro, Pappi Corsicato è al lavoro sul corale Il seme della discordia, Roberto Faenza è a Praga per Il caso dell’infedele Klara, Maria Sole Tognazzi ha quasi pronto L’uomo che ama con Pierfrancesco Favino e Monica Bellucci stretti in una bollente scena erotica sotto la doccia. Bisognerà attendere febbraio per il kolossal Baarìa Trittico veneziano per Medusa, che ritocca lo storico marchio e consolida il primato. «Abbiamo spedito la Medusa dal parrucchiere, per sfoltire qualche ricciolo e inserire la scritta Mediaset Group», sorride l’amministratore delegato Giampaolo Letta, presentando il listino 2008-2009. Circa trenta i titoli annunciati, con l’ambizione di migliorare il già ragguardevole risultato del 2007: 110 milioni di euro al box-office per una quota di mercato pari al 17,3 per cento, percentuale all’interno della quale i film italiani si ritagliano il 39 per cento. I primi mesi dell’anno in corso confermano il dato positivo.
I tre titoli prenotati dalla Mostra veneziana: sono Il papà di Giovanna di Pupi Avati, Burn after reading di Joel ed Ethan Coen e The burning plain di Guillermo Arriaga. Tris mica male. Il regista bolognese immerge il doloroso rapporto tra il padre Silvio Orlando e la figlia Alba Rohrwacher nell’Italia rugginosa di fine anni Trenta; i due fratelli americani firmano la sulfurea commedia nera sulla Cia con Brad Pitt e George Clooney che inaugurerà il Lido; lo sceneggiatore di Babel, al suo esordio da regista, costruisce su Kim Basinger e Charlize Theron un’aspra storia madre-figlia. «Il nostro motto è sempre lo stesso: coniugare qualità e pubblico», spiega Letta, annunciando che Medusa continuerà ad investire sul prodotto italiano circa 60 milioni di euro all’anno, più 15-20 legati alla promozione. Naturalmente il ventilato reintegro del tax-credit, dopo il no di Tremonti, gioverebbe: «Da alcune simulazioni abbiamo visto che gli incentivi fiscali ci permetterebbero di produrre due film italiani in più all’anno».
Credito di imposta o meno, Medusa si propone come una major all’americana volta a integrare produzione, distribuzione, esercizio e sfruttamento delle nuove piattaforme tv. Cinema popolare, dunque, ma senza dimenticare lo sguardo d’autore. Difatti Andrea Molaioli (La ragazza del lago) e Saverio Costanzo (In memoria di me) stanno già lavorando a nuovi progetti, al pari di Paolo Virzì, reduce dal successo di Tutta la vita davanti. Tre cineasti che Medusa si tiene ben stretti.
Poi, certo, la sfida dei grandi numeri impone film di forte appeal commerciale. Ecco allora No problem! di Vincenzo Salemme con l’inedita coppia Panariello-Rubini, La fidanzata di papà con Boldi capocomico deciso a bissare il trionfo novembrino di Matrimonio alle Bahamas, Il cosmo sul comò con Aldo, Giovanni e Giacomo e episodi per Natale (nel 2009 toccherà a Pieraccioni). E poi largo al nuovo Ficarra & Picone, mentre Volfango De Biasi rifà Otello in chiave moderna con Laura Chiatti e Nicolas Vaporidis, ambientando la vicenda nella veneziana facoltà di Architettura, e Federico Moccia torna sul terreno preferito con Amore 14. Ad agosto primo ciak per Questo piccolo grande amore, dal concept-album di Claudio Baglioni, e non sarà solo un film.
Sul fronte «meno da ridere» Michele Placido gira l’autobiografico Il grande sogno, con Scamarcio celerino sessantottino che molla la divisa per il teatro, Pappi Corsicato è al lavoro sul corale Il seme della discordia, Roberto Faenza è a Praga per Il caso dell’infedele Klara, Maria Sole Tognazzi ha quasi pronto L’uomo che ama con Pierfrancesco Favino e Monica Bellucci stretti in una bollente scena erotica sotto la doccia. Bisognerà attendere febbraio per il kolossal Baarìa di Peppuccio Tornatore, fitto di partecipazioni illustri, «una storia appassionata in bilico tra grandi amori e rovinose utopie». Il 2009 segnerà, invece, il ritorno in Italia, dopo i due film con Will Smith per la Columbia, di Gabriele Muccino. «Un progetto internazionale, ci puntiamo molto», commenta Letta. Che non nasconde un problema: «È sempre più difficile acquisire prodotto pregiato americano, le major se lo tengono stretto». Tuttavia il listino Medusa sfodera, su quel versante, un quartetto di sicuro impatto: il poliziesco Shutter Island di Scorsese con Leonardo DiCaprio, il thriller post-Irak Green Zone di Paul Greengrass con Matt Damon, il bellico Defiance di Edward Zuick con Daniel Craig, il malizioso Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen con Scarlett Johansson e Penélope Cruz. Ce n’è per tutti i gusti. E chissà che il francese Bienvenu chéz les Ch’tis, caso senza precedenti in patria con 140 milioni di euro al box-office, non diventi anche da noi un caso commerciale: del resto, sull’eterno scontro nord-sud tutto il mondo è paese.

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L'ultimo dei Coen, l'esordio di Arriaga, la «Giovanna» di Avati
SIMONETTA ROBIONY
ROMA
Dovrebbero esserci tre film col marchio Medusa, rinnovato in forma di ricci stilizzati con tanto di scritta Mediaset Group, alla Mostra del Cinema di Venezia: Burn after reading dei mitici fratelli Coen con Clooney, Brad Pitt, Malkovich e la McDormand destinato all’inaugurazione; The burning plain di Guillermo Arriaga, lo sceneggiatore di Babel, con Charlize Theron e Kim Basinger; Il papà di Giovanna di Pupi Avati con Silvio Orlando, Francesca Neri, Alba Rohrwacher, Ezio Greggio. Dovrebbero perchè Marco Muller non ha ancora ufficializzato il calendario.

Ma sono una trentina i titoli che nella prossima stagione saranno distribuiti da Medusa e molti gli italiani prodotti o coprodotti. Tra i titoli stranieri l’ultimo Woody Allen Vicky, Cristina Barcelona, Defiance di Edward Zwick con Daniel Craig in odore di Oscar, Eden is west di Costa-Gavras con Scamarcio, Shutter island che vede di nuovo unita la coppia Scorsese-DiCaprio, Bienvenu chez les Ch’tis che in Francia ha fatto esplodere il botteghino. Tra gli italiani il più atteso è Baaria di Giuseppe Tornatore che non parteciperà a nessun festival essendo destinato a uscire a fine gennaio. Ma molto interesse c’è anche per Il grande sogno, affresco sul 68 di Michele Placido e Il caso dell’infedele Klara di Roberto Faenza. Classici che si ripetono uguali a se stessi, di anno in anno, il nuovo Boldi La fidanzata di papà che esce prima di Natale, Il cosmo sul comò di Aldo Giovanni e Giacomo , un altro Salemme, No problem, con Panariello e Rubini. Pronto per la Festa del Cinema di Roma L’uomo che ama di Maria Sole Tognazzi con la Bellucci, Favino e la Rappoport. Per il filone giovanil-romantico Riccardo Donna, con la supervisione dello stesso Claudio Baglioni, sta girando Questo piccolo grande amore; De Biase prepara Iago con Laura Chiatti e Vaporidis, Moccia Amore 14, Ficarra e Picone tentano un altro Il 7 e l’8, Corsicato prova il dramma grottesco con Il seme della discordia.

Tre precisazioni. La prima l’ha fatta il presidente di Medusa, Carlo Rossella. «Un’estate al mare dei Vanzina è stato un trionfo al botteghino, tant’è che l’anno prossimo ci riproveremo con una commedia che apra l’estate». La seconda Giampaolo Letta, amministratore delegato: «Siamo fiduciosi che per tax shelter e tax credit, al momento scomparse dai piani del governo, si troverà una soluzione in tempi brevi». La terza la fanno entrambi dichiarandosi contrari al boicottaggio dei festival minacciato dagli autori nel caso non venissero ripristinati gli sgravi fiscali a favore del cinema.

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