Questo piccolo grande Film



Notizia inserita da: doremifasol in data 10/09/08 alle ore 17:45 Condividi   vista 3613 volte


ROMA — Tra i ricci foltissimi, una ragazza ha la testa piena di farfalle di plastica. Bella parrucca. «Sono i miei capelli», risponde con un sorriso da figlia dei fiori. Piazza del Popolo torna agli anni '70 per il film Questo piccolo grande amore, legato a doppia mandata all'omonimo caro vecchio album di Claudio Baglioni. Palloncini colorati, bandiere della pace, fiori nei cannoni e rimandi alla guerra in Vietnam e dunque gli striscioni «Nixon boia» e «Yankee go home». Nell'era dell'acquario (avete presente Hair?), sul set il corteo pacifista sotto l'obelisco è interrotto da una carica della polizia, un lacrimogeno spezza il sogno hippy di libertà. La festa diventa fuga. Ma la politica all'alba dei '70 finisce qui. Il film è sulla prima scintilla che si accende all'ultima stazione dell'adolescenza. C'è sempre un motivo per cui non si dimentica mai il primo amore.
Riccardo Donna, al debutto nel cinema dopo tante fiction di successo, segue il disco e il nostro eroe, nella prima canzone, Piazza del Popolo, tra gente che spinge e va in terra, si trova «a correre come un dannato, non ho più fiato, non so più dove andare ». Si rifugia in un bar e quale sguardo incrocia? Quello della ragazza dalla leggendaria «maglietta fina» che ha infiammato l'immaginario di generazioni. Colpo di fulmine. Matteo Levi e Giannandrea Pecorelli sono gli ideatori e, con Medusa, produttori: il film uscirà il 12 febbraio 2009 e anche questa lieve distanza da San Valentino, forse, è un modo per prendere le distanze da Moccia e i suoi fratelli. «Non vuol essere un film per teen ager, parla ai ragazzi di ieri e di oggi », dice Pecorelli. D'altra parte Baglioni piace dalla terza alla prima età, e sulle ali del film imbastirà il remake del disco con arrangiamenti tagliati sul gusto di oggi, una tournée a novembre e un libro, oltre a regalare un inedito al film e a ritagliarsi un probabile cameo. «Quando è venuto sul set — dice il regista — gentile ci ha detto: non dimenticatevi che io c'ero». Sullo sfondo del suo primo botto discografico c'è il mondo di Baglioni, gli amici di Centocelle, il popolare quartiere d'origine, «che non dicevano parolacce per non confondersi con i borgatari».
Non è un musical, la storia scritta da Ivan Cotroneo è ispirata al percorso raccontato da uno dei primi concept- album italiani, che non aveva, per dirne una, il punto di vista del personaggio femminile. Non c'è filologia o ricalco, è una fiaba dai sapori sognanti e psichedelici, tra gli alberi di Villa Pamphilj, che accompagna Io ti prendo come mia sposa (ci sono quasi tutte le canzoni, ma non integralmente) si consuma un matrimonio immaginario. I luoghi descritti da Baglioni restano, da Piazza del Popolo al Tevere di Con tutto l'amore che posso che è la scena del bacio, da Porta Portese dove avviene l'equivoco del tradimento, alla Cartolina rosa che lo avvisa della partenza per il servizio militare e siamo alla stazione Termini. Lei scapperà di casa per andarlo a trovare ma non riuscirà. I due sono attori ancora da conoscere con qualche esperienza di fiction, Emanuele Bosi, 23 anni romano, e Mary Petruolo, 19 di Marcianise, provincia di Caserta. Lui è al primo anno d'università, l'unico che ha studiato tra gli amici a Centocelle, più che contestatore è un sognatore idealista; lei è una ragazza studiosa, famiglia borghese, all'ultimo anno di liceo classico.
Sulla coda del '68 c'è la speranza di cambiare il mondo, la liberazione sessuale è di là da venire, il terrorismo è abbozzato. Emanuele ha già pronto l'aneddoto: «A Baglioni sul set tendevo a dare del "lei". Sono un suo fan, dal vivo l'ho sentito tre volte. A una bancarella comprai una fascetta col suo nome. L'avevo persa. L'ho ritrovata nella mia stanza sopra a una cornicetta di Romeo e Giulietta». Mary invece aveva il poster di Brad Pitt, i suoi miti Sophia Loren («per me, partenopea...») e Lucio Battisti.

La «maglietta fina» che dovrà indossare?

«La maglietta è un ricordo di lui, lontano, militare, e ricorda di quando eravamo al mare. Sarà bianca, un pochino bagnata, effetto vedo- non vedo». Siccome la maglietta è un'icona, «tanto stretta che m'immaginavo tutto» e fa parte dei primi sogni proibiti, il regista va cauto: «È un flashback, potrebbe non esserci». Riccardo Donna, un debutto tardivo: «Lo ritenevo uno strano scherzo del destino. Ci sono alcune convergenze che hanno fatto sì che io sia qui. Il mio know-how come regista di concerti rock e di varietà, e in un progetto con tante teste pensanti, serviva uno non rompiscatole disposto a mediare». Il progetto non può vivere senza Baglioni e Baglioni ha bisogno del film. «Costruito sulle sue canzoni, è il nostro valore aggiunto». Rischio di eccesso di miele? «Anche se raccontiamo una Roma d'incanto, con una fotografia iper-realista, non cerchiamo l'oleografia. È uno dei pochi casi in cui il finale è amaro, non c'è il lieto fine. Moccia? Non uso gli artifici di quel genere. Se poi lo vedrà anche il suo pubblico, ben venga».

DAL CORRIERE DELLA SERA - NAZIONALE - PAG. 43

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