Lo stadio e i megaconcerti



Notizia inserita da: doremifasol in data 13/11/08 alle ore 12:03 Condividi   vista 2660 volte


GIF HotelClub IT 145x400 4Quando l'onorevole Franco Evangelisti inaugura il nuovo impianto, nel settembre 1969, si apre una nuova fase nella vita sportiva piacentina. La Galleana è un quartiere in cui prevalevano soprattutto le aree incolte e poche erano le case abitate. Per lo più villette costruite da gente convinta che quella zona avrebbe avuto, prima o poi, uno sviluppo urbanistico, lo stesso che aveva avuto viale Dante una decina di anni prima.
Il nuovo impianto, soprattutto la sera, quando i fari rimangono accesi, assume un fascino tutto particolare e c'è chi sostiene che lo stadio ha costituito una sorta di traino alla crescita urbana: palazzi, strade, un centro polisportivo, una piscina coperta e altre strutture. Si è convinti, a ragione, che la Galleana, sia stata un punto di riferimento per molti. Le strade del cuore sono però assai diverse da quelle della ragione e la gente ha stentato ad abituarsi all'imponente struttura. Ci sono voluti anni ma soprattutto sono stati i risultati a rilanciare il nuovo impianto. Stadio nell'occhio del ciclone, da sempre. Tribune e gradinate gremite, è vero, ma quanta fatica a identificare i protagonisti in campo. C'è la pista di atletica che separa la gente dai propri eroi. Pubblico delle grandi occasioni anche coi megaconcerti di Lucio Dalla e Claudio Baglioni, che negli effimeri ma dorati anni Ottanta, hanno regalato musica ed emozioni.Nel 1993 lo stadio della Galleana ha alzato la gradinata (che venne anche coperta) e furono raddoppiate le curve. E' un'altra città che è cresciuta all'interno della città vecchia. Negli anni sono migliorate parzialmente le grandi infrastrutture, il sistema viario ha trovato un'adeguata rispondenza alle esigenze che richiede una città cerniera quale è Piacenza. Ma soprattutto oggi, si rimpiange ciò che manca: la squadra di calcio in serie A.
Cos'ha rappresentato lo stadio per alcuni tra i protagonisti di una promozione nell'Olimpo del calcio italiano, dopo settant'anni vissuti tra serie C e serie C2?
«Per noi è stato qualcosa di magico - spiega Giampiero Piovani, l'uomo di tante emozioni, la bandiera biancorossa per anni - quando segnavo un gol e andavo verso la curva era un'emozione grande, vera, infinita. Voglio bene alla città, ma soprattutto ho voluto bene a quella Piacenza, a quello stadio che mi ha regalato infinite soddisfazioni. Fummo promossi in serie A e festeggiammo fino a notte fonda, c'erano diecimila persona allo stadio, una città intera gioì con noi. Ricordo quando in una notte d'autunno nel 1993 segnai al Milan un gol importante, passammo il turno in Coppa Italia. Loro erano i campioni del mondo e noi una squadra operaia e tutta italiana, e in una società come la nostra che viaggiava verso la globalizzazione, questo nostro essere autarchici rappresentava una sorta di simbolo».
Lo stadio per tanti anni ha preso il nome del quartiere in cui è sorto, la Galleana, quando è venuto a mancare Leonardo Garilli, l'Ingegnere, che ha dato un corpo e un'anima al suo Piacenza, l'allora sindaco Giacomo Vaciago, decise che lo stadio sarebbe stato intitolato a questo grande imprenditore. «Piacenza ha perso uno dei suoi concittadini più illustri, ma ha perso soprattutto un amico - disse dopo i funerali - . Noi tutti ci sentiamo ora un po' più soli, Garilli era l'unica persone che poteva entrare nel mio studio e prendermi per il bavero… Ma era un uomo saggio e grande. Presto torneremo allo stadio, che sarà intitolato a suo nome, ma io avrei sinceramente preferito che si potesse chiamare soltanto Galleana ancora per molti anni. Ha fatto tanto per la nostra città. Sentiremo la sua mancanza per molto tempo».
E Gianni Montagna, a quel tempo legale della società biancorossa: «Con Nardo ci stavo bene. Era un uomo di grandissima umanità, ed era anche molto affettuoso. E sul lavoro si è sempre assunto ogni responsabilità in prima persona. Come nella vita».
«Lo stadio ha rappresentato tanto - commenta ancora don Giancarlo Conte - ma il quartiere non è soltanto l'impianto di via Gorra, è anche una realizzazione armonica, dove la gente vive bene, tra tante aree verdi, come quella di via Ottolenghi e tanti amministratori che hanno abitato e risiedono da queste parti, che hanno sempre fatto il bene del quartiere. Una zona, questa che si è sviluppata negli anni tra il 1975 e il 1980».
Mol.


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