Home / In evidenza / Intervista ad Andrea Sivini.

Intervista ad Andrea Sivini.

La macchina dei sogni che cattura le emozioni

Potrebbe sembrare facile raccogliere le immagini di un evento per il quale si è cercato di catturare tutta l’intensità. Bisogna avere “occhio” per farlo, metterci un tocco d’arte, e ovviamente professionalità; Il regista di spettacoli musicali ha un bel peso sulle spalle. Ne sa qualcosa Andrea Sivini, ovvero uno di quei personaggi ai quali in molti casi non si concede il giusto tributo per il lavoro svolto perché nascosto al banco della regia, lontano dai nostri occhi; uno di quei personaggi che dà allo spettatore di un concerto, il brivido del dialogo tra pubblico e palco e l’incontro ravvicinato con la star filmata da vicino tramite i megaschermi se si tratta di un concerto dal vivo,  oppure alla televisione se si tratta di uno spettacolo ripreso e guardandolo si ha la sensazione di esser stato lì in quel preciso momento.

La differenza tra regista musicale e tradizionale, ovvero televisivo. Quale è più impegnativo e richiede più cura nel lavoro?

E’ un po’ difficile da dire, sono due cose differenti. Il regista musicale deve avere un background di preparazione sugli eventi, sul tipo di musica, sull’artista che si va a riprendere, conoscerne ovviamente la discografia, i brani per poter fare una regia plasmata su quello che è l’artista che si riprende. Due cose differenti, ognuna con delle specifiche particolari. Io, oltre che regista di riprese musicali, curo la regia anche di commedie teatrali, di convention di musica e danza hip-hop, di convention mediche. Entrambe hanno delle particolarità loro e ognuna richiede delle preparazioni apposite; quella musicale in particolar modo perché non è semplice comunicar e far vivere delle sensazioni nel campo della musica non conoscendo o facendo una regia “generica” di un concerto. In questo caso trasmettere queste sensazioni è una cosa basilare, ovvero vedere un concerto in video e ricevere delle sensazioni dal video stesso invece di viverlo live. Ricevere le stesse sensazioni del concerto come esserci presenti veramente.

Avendo avuto delle esperienze in tutti questi campi, quali differenze, pregi e difetti potresti mettere in luce tra i vari campi?

Anche qui, il fatto che uno prediliga una cosa ad un’altra, è un fatto soggettivo. Ad esempio, io in tutte queste mansioni, prediligo sicuramente quelle musicali anche per una questione personale di come è stato composto il mio background. A 14 anni ho iniziato con l’attività radiofonica in due radio private. In quel periodo ero comunque interessato ai generi musicali di allora, ovvero il rock, il progressive e stava nascendo il punk. Questo mio interesse nella musica quindi, prima l’ho portato in radio e poi ho cercato degli sbocchi per la mia attività video sempre nel campo musicale. Ripeto, è soggettivo. Io prediligo la parte musicale della mia attività, anche se lavoro in altri ambienti come quello dello sport, per le regie degli eventi sportivi, dove ad esempio prediligo il basket, rispetto al calcio, o la pallamano. Sono comunque cose che mi piace fare. Ogni cosa ha le sue particolarità.

Quindi entrare nel mondo della regia musicale è stata un’esperienza che hai cercato per accrescere professionalmente…

E’ stata una ricerca; non voglio dire che ho cercato di forzare ma ho cercato di entrare in un tipo di mondo, portando la mia professionalità oppure, ma questo lo affermano gli altri, la mia “artisticità”. Bisogna farsi conoscere, ci vuole anche un po’ di fortuna e trovarsi nel posto giusto al momento giusto; come è successo anche a me, ovvero aver avuto la possibilità di lavorare con Claudio Baglioni. E’ stato un caso; all’inizio portato dal fatto che ero indirizzato a quel tipo di filone lavorativo nel campo musicale, poi l’incontro con Claudio è avvenuto nel 1999, quando parlando con altre persone ho saputo che stavano cercando un operatore un po’ più portato e interessato a fare delle riprese musicali. Così mi hanno chiamato ed è iniziata una collaborazione che si è sviluppata sempre più. È stato un crescendo continuo.

Suppongo che se ti chiedo di parlare delle tue attrezzature da lavoro mi dici che devi tenerti aggiornato con l’evoluzione della tecnologia…

Assolutamente! Questo però è un po’ uno dei punti dolenti, perchè gli investimenti non finiscono mai. Per gli strumenti professionali purtroppo, come si può vedere nelle variazioni avvenute per le attrezzature casalinghe per le quali negli ultimi due anni c’è stata una rivoluzione (gli schermi piatti, poi a led, poi l’alta definizione e ora il 3D), c’è quindi una variazione del materiale tecnico che sul campo professionale è amplificata rispetto al campo del consumo. E di conseguenza sono amplificati anche i costi.

La più bella soddisfazione, il più bel ricordo?

Ce ne sono moltissimi in questi12 anni di collaborazione con Claudio. Di certo l’ultima produzione di Londra è la cosa più grossa che ho fatto fin ora e penso rimarrà tale.

Fare qualcosa di più grande di un concerto come quello ripreso alla Royal Albert Hall e farne un dvd ad alta definizione dove il prodotto, uscito alla fine del novembre scorso che ancora è in classifica vendite come uno dei primi dvd musicali con recensioni di un certo livello anche da parte di principali testate di settore, è sicuramente una cosa difficile da replicare. Io ci proverò forse a New York, chissà, forse al Rose Bowl come gli U2 anche se non sarà facile raggiungere un numero tale di spettatori, anche se Claudio alcuni anni fa ha raggiunto le 100.000 persone allo stadio Olimpico. Forse qualche nuova esperienza con altri artisti, internazionali magari. Ci sono già dei contatti con alcuni nomi di registi che per me sono dei miti come David Mallet, il principe delle riprese dei concerti. Mallet lavora con David Gilmour, Clapton, gli Stones. Con nomi come questi si potrebbero raggiungere determinate cifre. Venir coinvolto in un progetto simile, chissà, potrebbe essere il passo successivo a questa mia ultima realizzazione.

Come nasce il filmato di un concerto? La scelta dell’evento da riprendere, le varie pianificazioni, il lavoro durante le riperse, il montaggio e via dicendo.

Tutte queste cose devono essere  puntualizzate e organizzate al meglio in modo va evitare delle problematiche che si potrebbero presentare. L’organizzazione delle riprese inizia anche qualche mese prima; nel caso del concerto di Londra con un mese di anticipo, ovvero quando mi hanno comunicato che si sarebbe dovuto filmare la data di Londra. In quel mese ho cercato, e ci sono riuscito, di mettere assieme tutti i tasselli del prodotto come poi è stato realizzato. Iniziando dai contatti con il personale della Royal Albert Hall, che da sempre è uno dei più grossi o il più grande dei  teatri, delle arene, della musica Rock mondiale. Quindi doversi confrontare con i gestori delle luci, per le attrezzature da usare, o per le postazioni delle camere; beh, è stato molto impegnativo. I tre giorni di permanenza a Londra per il montaggio, per le riprese, per lo smontaggio del materiale, sono stati la sommatoria di tutta la preparazione fatta il mese prima. Ricordo lo stress del live di quelle giornate, ma tutto era già pianificato, quindi postazioni, luci e tutto il resto era pronto. Lo stress ricordo perché una delle mie particolarità è quella di creare l’evento nel momento in cui avviene. Ovvero il cambio delle camere lo eseguo live seguendo il concerto dal banco del mixer dicendo ad ogni operatore che cosa deve fare in quel preciso momento. Poi avviene la parte di post produzione, ovvero il ritocco e questa volta l’ho voluta seguire personalmente per rendere il prodotto completamente mio, ovvero realizzato completamente da me. Quindi mi sono messo alla macchina del montaggio in sala da lavoro, e seguendo le procedure del montaggio digitale e l’ho montato io stesso.

Audio e video come si trattano? Capita di stare a guardare il filmato di un concerto e si vede che le riprese sono state fatte in due serate differenti.

Queste sono cose che non dovrebbero accadere. Dovrebbe essere un vantaggio il fatto di avere a disposizione più giornate per le registrazioni da effettuare ma non che vadano a discapito del fatto che una persona si accorga che le registrazioni sono state fatte in momenti diversi. Da quando lavoro con Claudio  Baglioni o anche con Elisa, “purtroppo”non ho mai avuto la possibilità di una registrazione multipla, ovvero più serate e o concerti a disposizione per prendere un pezzo da una parte e uno dall’altra, condensarli e creare un unico lavoro perfetto. Forse è stato anche un bene, perché nelle mie produzioni, parlando con amici o persone che non necessariamente conosco ma alle quali chiedo un’opinione, tutti mi dicono che gli eventi ripresi da me trasmettono delle sensazioni; probabilmente questo è dovuto dal fatto che come detto prima, io lavoro live con il cambio delle camere effettuali la sera stessa delle riprese. Il fatto di poter gestire riprese di più serate per un prodotto finale, potrebbe portare al fatto che non si abbiano queste sensazioni. Per esempio, nel mio caso, certe immagini o inquadrature che potrebbero non essere perfette o anche sfuocate, io le lascio così come sono state fatte. Danno una sensazione diversa da quello che potrebbe essere una serata montata alla perfezione. Mi è capitato di vedere lavori realizzati da colleghi, per i quali non ci si accorgeva di stare a guardare un montaggio realizzato con riprese di serate differenti ma non era la stessa cosa. Non si manteneva il pathos del concerto. Mi piacerebbe però avere la possibilità in un prossimo futuro di poter seguire una serie di concerti da realizzare nello stesso posto però, perché non si possono mescolare riprese effettuate in luoghi differenti a meno che non si tratti di inquadrature strette che non permettono di vedere cosa ci sai dietro al soggetto, e poi prendere le inquadrature migliori e montarle assieme.

Elisa e Claudio Baglioni ma anche tanti altri…

Con Niki Nikolai e Stefano di Battista ho fatto la ripresa di un bellissimo concerto a Roma. Ma anche tutte le collaborazioni sporadiche e volanti come quelle dei vari Barcolana festival. Di questi me ne ricordo due degli ultimi anni per i quali artisti e case discografiche, con i quali ho a che fare ogni giorno, cercano di trattenere i diritti rispetto ad una ripresa televisiva  per problemi di diffusione via rete come internet e youtube, con filmati che vanno in tutte le direzioni e con la conseguenza di una situazione che non si riesce più a gestire. Uno è stato quello di Cesare Cremonini per il quale ci erano stati imposti dei vincoli. Il manager stesso, alla fine del concerto, dopo aver visto dagli schermi le riprese che erano state fatte, è venuto a cercarmi in regia per chiedermi di poter avere le riprese e adoperarle per il fan club in quanto era veramente soddisfatto del lavoro svolto. L’altro invece è stato quello delle Vibrazioni, per il quale non ci volevano nemmeno concedere un buon audio per la registrazione. Verso la fine della serata però, ancor prima del termine del concerto, dopo aver visto le riprese sugli schermi il manager è venuto a cercarmi nel furgone della regia dove stavo lavorando. Ha aperto la porta e mi ha detto “Andrea, sei veramente fantastico!”, io che avevo girato la testa verso di lui gli ho risposto la prima cosa che mi è passata per la testa dicendogli “Lo so!”. Finito il concerto poi mi ha anticipato di volermi come regista per un live che dovrebbero registrare a Roma verso la metà dell’anno. Sono cose queste, particolari, che danno molta soddisfazione.

Un accenno il video clip del brano Per il mondo di Baglioni?

Il videoclip è stato l’ultimo dei lavori fatti con Baglioni fino ad ora. E’ nato dall’idea di mandare in onda un video in anteprima prima del concerto dei Fori Imperiali di Roma per capodanno. Doveva essere un documentario del World Tour della durata di 30/40 min, ma hanno pensato che forse era troppo se a seguire doveva esserci un concerto di 3 ore. Siccome c’era a disposizione un brano inedito, Per il mondo, brano che ha dato il titolo anche al dvd, si è pensato quindi di farci il video clip, raggruppando svariate immagini riprese durante il World Tour.

Ora passiamo davanti allo schermo, e le sue dita continuano a muoversi sui tasti del telecomando del lettore dvd; prima alcuni servizi a lui dedicati ripresi dai telegiornali, poi l’intro dell’ultimo lavoro video di Baglioni che porta la sua firma, mentre la sua voce in inglese prepara e saluta in cuffia i cineoperatori e tecnici anglosassoni che quella sera hanno lavorato per lui e augurando loro buon lavoro (…have a good work…everybody). Il concerto inizia e Andrea ammette di non essere interessato a farsi pubblicità, ma dall’espressione del suo volto mentre osserva la sua fatica, si capisce chiaramente che è pienamente soddisfatto. Meritatamente direi…

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

Potrebbe interessarti anche:

 



Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.