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Baglioni: migranti errori e confusione

Baglioni: “Sui migranti errori e troppa confusione”

Claudio Baglioni per il suo impegno per l’isola ha ottenuto la cittadinanza onoraria
Lampedusa: cominciamo a pagare un conto che ci ha presentato la storia
MARCELLO SORGI

 

Baglioni, fa un po’ strano parlare di quest’ennesima emergenza immigrazione con lei…

«Nel senso che non le sembra serio parlarne con uno che fa il mio mestiere?».

Magari di Lampedusa e dei suoi guai ne sa di più lei di tanti esperti, dopo anni che frequenta l’isola e organizza lì «O scià», la grande rassegna artistica e musicale legata al problema dell’immigrazione. A proposito: è vero che quest’anno potrebbe saltare a causa di quel che sta accadendo?

«Fino a martedì sera sembrava inevitabile rinunciarci. E non solo per problemi di ordine pubblico. Con l’isola ridotta a zona di guerra e la popolazione esasperata, non mi sembrava che ci fosse più il clima giusto per un appuntamento come O scià, nato per far capire che, se si vuole, non è poi così difficile avvicinare culture diverse. Insieme a tanti italiani, da Gianni Morandi a Riccardo Cocciante, Biagio Antonacci, Laura Pausini, con noi sono venuti a suonare artisti di tutto il mondo, come Bob Geldof, l’algerino Khaled, l’israeliana Noa. Angelina Jolie è venuta a trovarci. Il nostro non è un festival, non si vince niente, montiamo un grande palco sulla spiaggia di Guitgia, una parola che in arabo vuol dire approdo, e accanto a tanti giovani accampati sulla sabbia con i sacchi a pelo cerchiamo di incontrarci e capirci, usando la musica e la poesia e non solo le parole».

Eppure l’anno scorso aveva deciso di smettere. Perché?

«Dopo otto edizioni e una miriade di difficoltà che neppure sto a dire, un po’ di stanchezza mi pareva comprensibile. Ma era giusto settembre di un anno fa. Da ottobre in poi è partita la rivolta in tutto il Nord Africa: prima la Tunisia, poi l’Egitto, la Siria, infine la guerra in Libia. E Lampedusa, come punto di arrivo dei profughi, al centro di tutto e abbandonata a se stessa. A questo punto, fermarci sarebbe stato come disertare».

Non è un po’ troppo dire «Lampedusa abbandonata a se stessa»?

Il governo s’è mosso in modo sicuramente confuso, Berlusconi è arrivato sull’isola a fare il suo teatrino, ma alla fine, tolti questi ultimi giorni, l’emergenza era stata riportata sotto controllo. «Se lei avesse passato l’estate a Lampedusa come me, si sarebbe reso conto che l’isola non è mai tornata alla normalità. Diciamo pure che non era possibile.Ma tra gli spot pubblicitari che promettevano una grande stagione di mare e offerte da sogno per i turisti e la realtà di oltre mille immigrati tenuti a cuocere nel cosiddetto centro di accoglienza, c’era grande differenza. Invece di tenere un monitoraggio costante, non si è riusciti a distinguere tra i bisogni di chi arrivava dal Centrafrica, chiedendo solo un po’ di carità, e le insidie dell’ultima ondata di tunisini, parecchi dei quali non erano certo per bene, e anche quando non erano appena usciti di galera, rivendicavano con arroganza, talvolta con minacce, di poter continuare il loro viaggio e raggiungere i Paesi francofoni».

Così anche lei, che è per l’integrazione, riconosce che a volte i problemi sono altri.

«Ci mancherebbe. Il limite delle nostre, chiamiamole così, politiche dell’immigrazione, è proprio questo. Si passa dal buonismo sfegatato di parte del centrosinistra, che quando va al governo si rende conto che ci sono momenti in cui è necessario usare la forza, alla durezza teorizzata dal centrodestra, che sa parlare solo di respingimenti. Da febbraio ad ora siamo stati messi in guardia varie volte dal rischio di invasioni di milioni di immigrati che non si sono viste. Ne sono arrivati cinquantacinquemila, certamente non pochi, a ondate diverse. A Lampedusa, nel momento peggiore, cinquemila: cioè più o meno il numero di persone che in casi frequenti di alluvioni nel nostro Paese sono state gestite senza fatica dalla Protezione civile. Possibile che non si capisca che cinquemila immigrati, in un’isola con quattromilaecinquecento abitanti, sono troppi? Qui invece l’unica preoccupazione sembra sia di varare leggi che portano i nomi, incancellabili, dei loro promotori, e poi magari non funzionano, o funzionano solo per un periodo. Propongo di fare leggi numerate, senza nomi. E di pensare che abbiamo appena cominciato a pagare un conto che ci ha presentato la storia. Dovrebbe interessarci capire cosa ci succederà nei prossimi anni, se avremo da risolvere le stesse questioni culturali, religiose, di costume, di cibo, di istruzione, che altri paesi europei hanno affrontato prima di noi. Dovrebbe essere chiaro a tutti che un cambiamento di tali dimensioni ci accompagnerà per il resto dei nostri giorni, e riguarderà i nostri figli e nipoti».

Baglioni, ma alla fine «O scià» si farà?

«Abbiamo ricevuto assicurazioni dal governo l’emergenza sarà superata in un paio di giorni. Vedremo come. A giugno tirava una così brutta aria che c’è venuto in mente di fare un concerto intitolato“Lampedusa sùsiti”, come dire “rialzati”, e forse almeno è servito a rimettere in giro un filo di buonumore. O scià significa fiato, aria, respiro, proprio quel che manca a Lampedusa in questi giorni. Abbiamo tanti dubbi, ancora, ma domani partiamo e quando si comincia, dai e dai, vedrai che ce la faremo!».

Grazie ad Arianna R. per la foto dell’articolo

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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