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Dieci Dita: concerto raro

Ciao a tutte e a tutti,
ho avuto la fortuna di assistere, all’Auditorium “Santa Cecilia” del Parco della Musica a Roma, ad un paio di concerti di “Dieci Dita”. “Fortuna”. Perché di concerto fortunato si tratta. Di concerto “raro”. Con una scaletta ricchissima di gemme e rarità come era capitato già nei tour “InCanto” e “Cercando”. Una scaletta mobile. Rinnovata e cambiata da Claudio di sera in sera. Il quale decide, per l’appunto, di iniziare ognuno di questi dieci concerti con un brano diverso.

Il Parco della Musica, che ospita questo evento in dieci atti, è, come al solito, molto accogliente, con la sua pista di pattinaggio su ghiaccio ed i suoi caffè dove si può consumare un comodo happy hour pre concerto. All’ingresso della suggestiva struttura (le cui tettoie ricordano le astronavi dei Visitors) oltre al merchandising ci sono dei maxi schermi che mandano a ripetizione un video composto dai disegni, dagli scritti,dai componimenti ispirati al tema della “Dieci Dita” creati dai partecipanti al concorso “DieciDitaArt”.
Nella Sala Santa Cecilia, oltre a i vari livelli di galleria (che l’architettura di Renzo Piano distribuisce in maniera insolita rispetto ai teatri tradizionali) ed oltre la platea sono disposti, unicamente per questo spettacolo senza quinte, anche dei posti sul palco, che circondano la postazione di Claudio costituita da un pianoforte, due chitarre ed un piano elettrico.

L’idea, ironica e divertente, è quella di presentare “Dieci Dita” come un concerto povero, figlio della crisi economica occidentale e delle manovre finanziarie restrittive, raccontarlo come un show ideato in principio nelle intenzioni come sfarzoso ed economicamente impegnativo ma divenuto poi per forza di cose, nella realizzazione, un esempio di arte povera ed “arrangiata”. E così per supplire all’assenza di un importante presentatore tocca proprio all’imbarazzato cantante autoannunciarsi. Cantante che, appena entrato in scena, inizia a raccontare di come ad un orchestra che comportava altissimi costi si sia dovuto rinunciare mettendo anzi a disposizione nuovi posti al pubblico pagante sul palco, di come sia stato segato il piano, di come si sia risparmiato sui sediolini girevoli obbligando l’artista stesso a far la fatica di girare su sé stesso per farsi vedere dal pubblico che lo circonda a 360 gradi, di come egli stesso sia costretto per risparmiare sui costumi ad indossare abiti ripescati dai precedenti tour (anche se assicura che ciò che c’è al di sotto dell’abito, se non nuovo, è almeno, ogni sera, fresco di bucato). Racconta che tutto è nato dall’esigenza del produttore Ferdinando Salzano della Friends & Partner di tagliare sui costi al fine di fronteggiare la crisi economica dilagante. La situazione di One man show permette a Claudio di eseguire ogni sera una scaletta diversa e così il brano di apertura varia di volta in volta tra “Notte di Natale”, “Buona Fortuna”, “Solo”, “Tienimi con te”, “Poster”, ecc.
Come secondo brano si alternano invece titoli come “Acqua dalla luna”, “Tutti qui”, “Mai più come te”, ecc. Poi Claudio racconta che su una cosa Salzano non ha risparmiato… i cuscinetti rossi posti sulle sedie-palco…ogni sera sono diversi: ogni data di questo minitour è contraddistinta dal disegno di una mano
o due mani che indicano il numero del concerto in questione. Da qui parte per raccontare le canzoni pollice, indice, medie, anulari e mignole. Esegue una bellissima versione di “Amori in Corso” al piano elettrico che ricorda molto quella proposta in “Assolo” venticinque anni fa (al debutto eseguì anche Tutto
il calcio minuto per minuto). Racconta poi dell’ansia preconcerto, di come, in sogno gli apparisse questo numero 10 che si confondeva con la parola IO, di come le lettere che contraddistinguevano la scritta Dieci, D e C, gli facessero pensare prima alla contraffazione di un famoso marchio stilistico, poi a un partito politico, poi alla sigla Dopo Cristo, mettendogli ancora più ansia. Racconta anche di come Domodossola come città è ricordata solo per “D come Domodossola”. Ma, racconta, che al risveglio dal sogno si sia sentito alleggerito dall’idea che fosse giunto finalmente il momento di suonare chiedendosi se quello sarebbe stato “Un nuovo giorno o un giorno nuovo”. E qui propone alla chitarra il brano che dava inizio all’album La vita è adesso. Rimessosi al piano elettrico, dopo aver confessato la propria speranza che l’auditorium del Parco della Musica fosse ribattezzato in quei dieci giorni, in suo onore, “Clauditorium”, accenna pezzetti di canzoni che raccontavano storie (“Ragazze dell’Est”, “Gagarin”, “Vecchio Samuel”) prima di eseguire un brano che parla del rapporto con un padre, con un amore lontano e uno più vicino, con un figlio, un amico ed un cane che si era scelto come fratello perché figlio unico (la madre gli spiegava che i fratellini si compravano, Ma i risparmi che metteva da parte Claudio non bastavano mai perché, come spiegava la Mamma, i fratellini al mercato rincaravano di continuo) : “Tamburi lontani” (un’incredibile e struggente esecuzione al piano elettrico). Dopo di che al pianoforte canta “Con tutto l’amore che posso” (o, nel concerto del 27, “Un po’ di più”). Per poi riposizionarsi al piano elettrico (che ha un suono davvero magnetico e suggestivo e davvero ricorda alcune sonorità di Assolo) ad eseguire una straordinaria ed intensa interpretazione di uno dei suoi più riusciti capolavori: “Pace”, il brano che chiudeva quell’album delle meraviglie che era “Oltre”. Rimessosi a tracolla la chitarra prima esegue qualche frammento di canzone (“Ancora la pioggia cadrà”, “Un treno per dove”, “Cuore di aliante”, “Io sono qui”, “Male di me”, “Sono io”, “Signora delle ore scure”) oppure al piano “Il Mattino si è svegliato” o “Ninna nanna nanna ninna”, poi si aggira tra il pubblico presente sul palco cantando “Stai su” ed interrompendola più volte per scambiare qualche parola con alcuni spettatori o per suonargli letteralmente in braccio.
Messosi seduto di nuovo al pianoforte racconta dell’utopica speranza che il pubblico dimentichi, a causa di una fantascientifica perdita collettiva della memoria, i Grandi classici della musica italiana allo scopo di poterli editare
a suo nome e a tal proposito canta “Se telefonando”, “Io che amo solo te”, “Il nostro concerto”, “Io che non vivo”, “Vedrai vedrai”, “Yesterday”,ecc. Racconta di aver tanto amato anche i classici napoletani e a tal proposito propone “Reginella Regine’”, la rilettura che fece nel 1995 del brano di Libero Bovio.
Poi Racconta che la Mamma gli ha spiegato come nascono i bambini (…ma lo ha fatto quando lui aveva già un figlio di sette anni… per cui ha dovuto imparare da autodidatta) raccontandogli che nell’agosto del 1950 lei e il papà
di Claudio per concepirlo erano andati sull’isola di Ischia a fare…i fanghi.
Tanto che Claudio si immaginava creato dal fango proprio come il primo essere umano nato dalla creazione. Essendo presente in quell’agosto solo come attore non protagonista, ha provato a immaginare quel mare che diede origine alla sua vita eseguendo alla chitarra “Io dal mare”. Tornato al piano elettrico Claudio interpreta una versione delicata,malinconica e struggente di “Quante volte” e successivamente, al pianoforte, canta una delle sue primissime canzoni d’amore su due astri che pur rincorrendosi mai si incontreranno: “Il sole e la luna”. Dopo un “E adesso” la pubblicità alla chitarra racconta del tempo che passa, della Mamma che gli raccomanda di non farsi fotografare troppo da vicino perché si vedono i segni dell’età e di non far troppi concerti giacché non è più un ragazzetto e a tal proposito al pianoforte canta “I vecchi”. Al piano elettrico torna per “Fammi andar via” seguita alla chitarra da “Fotografie”, “Lampada Osram”, “Quanto ti voglio” ed “Io me ne andrei” o, ancora, “Puoi”. “Doremifasol” e “Ora che ho te” vedono protagonista ancora il piano (in un occasione “Giorni di neve”) mentre imbraccia una chitarra cava senza la cassa armonica di legno (costruita da Salzano con…materiali di risulta) per scendere in platea e cantare girando tra la gente brani come “Io una ragazza e la gente”, “Fratello sole, sorella luna”, “W l’Inghilterra”, “Signora Lia”, “Chissà se mi pensi”, “A modo mio”, “Porta Portese”, “Dov’è dov’è”, “Con te”, “Serenata in Sol”, “Chissà se mi pensi”, “21X”, “Io lui e la cana femmina”, “Isolina”, “Oh Merilù”, “Porta Portese”, ecc.
Alla fine del Medley torna sul palco per eseguire insieme al pubblico una versione a cappella di “Noi no”. Inizialmente Salzano gli aveva promesso decine di ospiti famosi…ma poi…per la crisi… E Allora lui l’ospite è “costretto”
a portarselo da casa: il figlio, Giovanni. Fortuna che Giovanni Baglioni è uno dei più interessanti chitarristi del panorama nazionale. Me nasce un segmento che innalza ancora di più l’asticella del livello artistico del concerto. Il duo inizia con una straordinaria versione di “Via” con la chitarra di Giovanni tra corde e percussione della cassa armonica regala a questo brano una linfa tutta nuova. Segue uno dei capolavori di Claudio poco eseguito dal vivo che nasce proprio dalle sfide ai videogames che intrecciava con suo figlio quando era bambino e che lo vedevano puntualmente sconfitto. “L’ultimo omino”. Una storia che diventa metafora dei vari livelli della vita dell’uomo e monito a combattere senza arrendersi mai fino all’ultimissima energia, fino all’ultimissima vita. Claudio poi lascia il palco a Giovanni che presenta in anteprima un sorprendente e pirotecnico brano che sarà probabilmente contenuto nell’album seguito del bellissimo “Anima Meccanica”. Claudio ritorna sul palco
con una sorpresa…una chitarra in più generosamente elargita dal produttore. E così, a venti dita, eseguono un’ammaliante versione di “Vivi”. Salutato il bravissimo Giovanni (che in una serata regala anche una citazione del compianto Mario Brega) Claudio gli dedica “Avrai” al pianoforte.

Dopo “La vita è adesso” e “Mille giorni di te e di me” al piano elettrico (in un’occasione anche “Alè-oò”) Claudio si risiede al pianoforte per cantare, insieme a tutto il pubblico, ormai in piedi, “Amore bello”, “Ti amo ancora”, “Niente più”, “E tu”, “Sabato pomeriggio”, “E tu come stai” e “Questo piccolo
grande amore”. Per poi cantare infine, accompagnandosi con la chitarra, una “Strada facendo” che diventa un saluto al pubblico che lo ha accompagnato, ancora una volta, durante questo concerto fiume (della durata di tre ore e mezzo circa) nel quale Claudio si è donato più che generosamente. Con alcune
esecuzioni veramente rigorose ed impeccabili ed una voce da vero prodigio.

Mi auguro che Claudio abbia sempre la voglia di andare a ricercare nel suo canzoniere quei brani capolavoro che, anche se poco immediati, hanno un valore musicale ed artistico davvero incredibile. Questa tipologia di concerto è, secondo me, attualmente, la più congeniale a questo artista immenso, una situazione dove poter variare scaletta, interpretazione, durata del concerto ogni sera. Spero bdavvero che il girato di Duccio Forzano immortali in un dvd questo spettacolo davvero unico.

Grazie al mio amore, Rosa, senza il quale nessun viaggio e nessuna canzone avrebbe lo stesso sapore.

Ivan

redazione

La redazione di doremifasol.org e saltasullavita.com è composta da tanti amici ed appassionati della musica di Claudio Baglioni. Un grazie a loro per il lavoro e l'aiuto apportato a questo portale - Per scrivere alla redazione usare wop@doremifasol.org - Capo Redattrice e coordinatrice: Sabrina Panfili [Roma]

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