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Intervista a Paolo Gianolio

Siamo in compagnia di Paolo Gianolio, chitarrista, arrangiatore e produttore di Claudio Baglioni dal 1985. Da poco il musicista ha pubblicato un lavoro solista dal titolo Tribù di Note. Il cd è stato pubblicato da Videoradio e Raitrade ed è stato prodotto da Beppe Aleo.

D: Iniziamo quasi dai tuoi esordi: qual è il più grande insegnamento che ti ha trasmesso un mito come Filippo Daccò, maestro che ha formato gran parte dei più famosi chitarristi italiani?

R: L’immagine che ho di Daccò è sempre presente nella mia mente. Il suo carisma, la sua sottile ironia nell’alternare aneddoti e racconti della sua vita vissuta vicino anche a grandi artisti, rendeva piacevole la sua serietà nel parlare e spiegare l’importanza della tecnica e dell’armonia applicata al nostro strumento. La grande svolta nella mia vita di musicista è arrivata proprio con Daccò; lui mi ha trasmesso l’importanza della passione, sentimento fondamentale per poter esprimere la propria vita attraverso lo strumento, l’importanza dello “swing” inteso come una specie di “dialetto” suonato e non compreso da chi conosce solo la lingua principale. Lo swing, invisibile ma con la proprietà di rapirti l’anima anche contro la tua volontà. La tecnica dello strumento è cosa personale e Filippo sapeva anche questo, lasciando a ogni musicista la libertà di evolversi con la propria personalità e tecnica.

D: Adesso parliamo un po’ del tuo nuovo cd, ‘Tribù di Note’: al primo ascolto uno dei pezzi più “vari” sembra essere “Abraxas”. Come è nato?

R: “Abraxas” è nato da un’analisi introspettiva, mediazione tra dei e umanità, tra il bene e il male o come il pensiero di un’alternativa a tutto ciò che esiste. È un pensiero profondo che mi ha condotto verso l’atmosfera interrogativa del verso che chiama e ricerca il senso del desiderio inteso come apertura verso l’infinito.

D: In “Ochèthi Sakòwin” ti sei sbizzarrito con la tua chitarra. Quando hai composto questo brano?

R: Fin da bambino ho sempre amato le tribù degli indiani d’america, parteggiando per loro nei film che mostravano, come nella realtà, la pazzia e la cecità mentale degli americani i quali potevano arrivare a spazzare via un popolo nomade che viveva in pace. Il fraseggio della chitarra, in questo brano a loro dedicato, è la nemesi della loro storia.

D: Che tipo di rapporto hai con Gavin Harrison che ha collaborato con te in alcune tracce dell’album?

R: Ho conosciuto Gavin negli anni ’90 sentendolo suonare per la prima volta in una session in studio di registrazione a cui abbiamo partecipato entrambi. Da allora abbiamo suonato insieme in molte situazioni come importanti tour di Claudio Baglioni, trasmissioni televisive e altro ancora.

La facilità di linguaggio che dimostra suonando fa parte anche della sua personalità che è forte, severa ma anche gioiosa e giocosa. Uno splendido musicista, un caro amico.

D: Sei più famoso come chitarrista, dal momento che collabori con Baglioni dal 1985, ma in questo cd ti sei cimentato anche come bassista e pianista. Come ti poni nel momento in cui suoni questi altri due strumenti?

R: Claudio mi ha portato sicuramente la notorietà come chitarrista suonando nelle sue band in giro per il mondo. La nostra collaborazione, col tempo, si è rafforzata sempre di più e un po’ per necessità un po’ per curiosità, ho studiato il mondo dei tasti bianchi e neri. Necessità che diventa indispensabile al momento di arrangiare un brano perché facilita la visione delle frequenze e delle estensioni di tutti gli strumenti. Non sono un vero pianista ma mi piace conversare con tale strumento per ottenere risposte. Bassista lo ero in gioventù suonando con gruppetti locali soprattutto per amici. E’ una passione che mi è rimasta e che poi in seguito mi ha dato tante soddisfazioni.

D: Al di là di Baglioni, tra gli innumerevoli artisti con cui hai suonato in tutti questi anni a chi sei rimasto più legato musicalmente parlando?

R: Ogni artista con cui ho suonato mi ha lasciato un pezzettino di quello che è poi divenuto il mio bagaglio musicale, ma devo dire che Claudio, e lo dimostra il fatto che collaboriamo insieme dall’85, è stato ed è per me maestro, aiutando la mia conoscenza musicale ma anche di linguaggio e di vita.

D: C’è un elemento che secondo te caratterizza in senso positivo il tuo apporto alla musica di Baglioni? Se c’è, ritieni che sia sempre lo stesso o che sia cambiato in tutti questi anni?

R: Una caratteristica di Claudio, quando lavoriamo insieme, è di lasciarti spazio per poter proporre e esprimere le tue idee, ma non credo ci sia un elemento in particolare che possa caratterizzare un brano o un arrangiamento, meglio dire che ci sono molti elementi che costruiamo insieme.

D: Bene. Ultima domanda: quali sono i tuoi progetti per il futuro?

R: Sono in attesa di notizie lavorative. Nel frattempo ho cominciato ad organizzare il mio terzo album che sarà pronto a metà 2013 (Maya permettendo) e che mi comporterà lo studio di altri strumenti a corda.

Termina qui l’intervista a Paolo Gianolio e ovviamente lo ringraziamo per la sua disponibilità.

Ringrazio Leonardo per questa intervista che permette di far conoscere e di esprimere il mio pensiero, congedandomi con una mia frase: la musica ci chiama, ascoltiamola.

TRACKLIST:

  1. Archimede
  2. Aura
  3. Manusinti
  4. Abraxas
  5. Kalypso
  6. Tribù di Note
  7. Ochèthi Sakòwin
  8. Pangea

RIBU’ DI NOTE SU ITUNES:

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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1 Commento

  1. Il fatto che dice di essere in attesa di nuovi incarichi vuol dire o che Baglioni ha scelto un altro arrangiatore per il nuovo disco o che il disco è pronto o che è tutto fermo!!

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