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Baglioni: 1 maggio 2012

Pelagie senza ali: restituire a Lampedusa e Linosa diritti e speranza e a noi il senso dello Stato.

Tra pochi giorni, volare da e per Lampedusa e Linosa sarà impossibile. Le compagnie aeree non garantiranno più la cosiddetta “continuità territoriale” e l’unico collegamento tra le Pelagie e il continente resterà il traghetto. Mare permettendo, ovviamente. Cosa tutt’altro che scontata.
Decidiamolo una volta per tutte: gli italiani di quelle isole sono italiani o no? Voglio dire: lampedusani e linosani sono cittadini Italiani proprio come me e come voi o sono italiani di serie b? Cittadini italiani di nome, ma non di fatto?
Godono degli stessi diritti di cui godiamo noi che viviamo a Roma, Napoli, Firenze o Milano, ma anche ad Altopascio, Bordighera, Canicattì o Domodossola o no? E – ammesso che la risposta sia sì – ne godono di fatto o solamente sulla carta? Stabiliamolo: una volta per tutte.
E stabiliamo anche se i diritti che rientrano sotto il concetto alto di cittadinanza sono gli stessi per tutti gli italiani – sia che vivano in un comune piccolo o grande, città, provincia o area metropolitana – o dipendono dalla quantità di persone che compongono una certa comunità?
Mi spiego meglio: quanti bisogna essere per poter essere davvero cittadini italiani? Dieci? Cento? Mille? Centomila? Un milione? O anche una sola persona può godere del titolo di cittadino italiano? Una sola persona è sufficiente, dite? Anch’io sarei propenso a pensarla così, ma mi chiedo: se è davvero così, perché le seimila anime di Lampedusa e Linosa dovrebbero fare eccezione?
Allora, forse, la cittadinanza non dipende dal numero, ma dalla distanza dalla Capitale? Dunque vediamo: sono italiani i poco più di mille che vivono a Santa Maria di Leuca (LE), sulla punta estrema della Puglia, (685km da Roma, secondo Google); italiani i sessanta abitanti di Fonte della Roccia (BZ), il centro abitato più settentrionale d’Italia, al confine con l’Austria (769 km da Roma); italiani i quasi tremila di Courmayeur (AO), al confine con la Francia (811 km da Roma) e italiani i quasi ventimila che abitano a Pozzallo (RG), tra le punte più a sud della Sicilia, a 913 km dalla Capitale.
Ecco, forse, svelato l’arcano: per godere del pieno diritto di cittadinanza non bisogna superare i mille chilometri di distanza dalla Capitale. Le circa seimila anime che abitano le Pelagie, non godono pienamente dei diritti di cittadinanza, perché risiedono a più di 1.200 da Roma. Non solo, ma vivono su due isole che si trovano a 127 chilometri dalle coste italiane e solo a 113 chilometri da quelle tunisine: isole d’alto mare, appunto (questo significa Pelagie), i centri abitati più meridionali d’Italia, ma anche il lembo di terra europea più a sud di tutta l’Unione. Dunque è chiaro: in Italia tutti i cittadini sono uguali, a patto, però, che non risiedano su isole che si trovano a oltre mille chilometri dalla capitale e a più di 120 chilometri dalle nostre coste.
C’è una sola parola per questo stato di cose: follia.
Capisco tutto: la gravità della crisi, le regole del mercato (da quando è lui che governa noi e non viceversa? E dove è scritto che dovrà essere così per sempre?), i criteri di economicità e redditività di certi servizi, l’esigenza di tenere sotto controllo la spesa pubblica, il peso del debito, l’oscena emorragia dell’evasione fiscale, ma credo che il destino di un’intera comunità di cittadini italiani meriti rispetto e attenzione e che si debba compiere ogni sforzo possibile (e forse anche qualcuno “impossibile”) per garantire a tale comunità di godere dei diritti fondamentali di cui gode ogni altro cittadino di un Paese civile, democratico e – malgrado tutto – ricco, come il nostro.
Anche perché quella di lampedusani e linosani non è una condizione nuova e non dipende da questa crisi. E’ così da sempre. Lontano dagli occhi – si dice – lontano dal cuore. E’ tristemente vero: Lampedusa e Linosa sono, da sempre, drammaticamente lontane dagli occhi e, dunque, dal cuore della politica, sia italiana che europea.
Il prezzo di questa decennale assenza della politica è salatissimo, sia sotto il profilo sociale, che economico. Le Pelagie sono, in assoluto, il lembo d’Europa che offre meno opportunità a chi non intende rinunciare a vivere nella propria terra (il che è un diritto e non una pretesa) e, allo stesso tempo, i “quartieri” d’Europa nei quali l’euro vale meno che in qualunque altro mercato del Continente. A lampedusani e linosani, infatti, tutto – ma proprio tutto – costa di più: non solo acqua, luce, gas e benzina, ma anche i generi alimentari di base, sempre ammesso, ovviamente, che il mare sia clemente e che la nave riesca ad attraccare per consegnarli!
Tutto questo, senza parlare dell’emergenza sanità. Qualsiasi patologia che non possa essere affrontata presso il posto di pronto soccorso locale, rappresenta, infatti, una minaccia estremamente seria, e gli abitanti delle due isole sono costretti a ricorrere all’elicottero o all’aereo, per farsi curare in Sicilia o in continente, con disagi, costi e rischi non difficili da immaginare. Cosa succederà adesso che l’ultimo bando per i collegamenti aerei da e con le isole è andato deserto e che l’unico modo di raggiungere il Continente resta un’odissea di otto ore su un traghetto, sempre ammesso che il mare acconsenta a lasciarsi navigare?
Il tutto, senza considerare i gravi problemi per l’unica risorsa economica delle Pelagie: il turismo. Un comparto già agonizzante (a causa degli incalcolabili danni di immagine prodotti dallo stillicidio di arrivi e recuperi in mare dei migranti) al quale la mancanza di collegamenti aerei finirebbe col dare il colpo di grazia.
Ripeto, ancora una volta, la domanda: gli italiani di Lampedusa e Linosa sono italiani o no? Voi come vi sentireste al loro posto? E cosa fareste?
Personalmente credo che, fino a quando un solo cittadino italiano reclama, inascoltato, la pienezza dei propri diritti, il nostro Paese non può dirsi degno di tutto ciò che le parole Paese civile e democratico, oggi, significano. Spero che le persone che – ad ogni livello istituzionale – ci governano, abbiano al più presto occasione di dimostrare il senso di responsabilità, la sensibilità, la serietà e la professionalità, di cui sono accreditate e trovino il modo di restituire le ali alle Pelagie e la speranza alla loro gente. E, a tutti noi, il senso di cosa significhi davvero godere dei diritti di cui godono tutti i cittadini di un grande Paese.

Dal FB ufficiale di Claudio Baglioni


redazione

La redazione di doremifasol.org e saltasullavita.com è composta da tanti amici ed appassionati della musica di Claudio Baglioni. Un grazie a loro per il lavoro e l'aiuto apportato a questo portale - Per scrivere alla redazione usare wop@doremifasol.org - Capo Redattrice e coordinatrice: Sabrina Panfili [Roma]

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3 commenti

  1. cosa dovremmo fare davanti a queste ingiustizie? chiudere gli occhi , tapparci la bocca e le orecchie? oppure ribellarci tutti insieme, come una grande onda che grida a gran voce ” ora basta , ridate la dignita’ a tutti gli uomini “. come si deve sentire un popolo che e’ attaccato a noi solo da una piccola barchetta ? ( mare permettendo) , cosa dobbiamo ancora aspettarci da questo governo che ci chiede solo rinunce, sacrifici e divide esseri umani in varie categorie. resteremo indifferenti a tutto questo? io spero di NO!!! anche perche’ domani quando ci sveglieremo ci sara’ qualcuno che neghera’ diritti a noi sacrosanti , alziamo la testa, allarghiamo le braccia , e cerchiamo di fare qualcosa di concreto per questo popolo che fa parte di noi, di un paese libero da lasciare ai nostri figli che ci guardano distruggere il loro futuro. aiutiamoli a volare!!!!

  2. è proprio vero ciò che ha scritto Claudio è veramente una triste realtà, che amarezza…
    ma è mai possibile una cosa del genere!?!?!?

  3. Aspettavo, impaziente, un tuo commento. Il senso di impotenza, la rabbia ed il disgusto difronte all’ignavia di chi può e non fa mi attanaglia il cuore.
    So quanto stanno soffrendo i lampedusani. Vivo a Roma ma,ogni giorno, ascolto telefonicamente il grido di dolore di un lampedusano doc.
    Poeta, che cosa possiamo fare, nel nostro piccolo?
    Il popolo baglioniano è pronto, ad un tuo cenno, a gridare “ancorassieme” O’ Scià!!!
    Attendiamo istruzioni.

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