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Baglioni, uniamo le forze

“NON BASTA PIU’ FARE I CROCEROSSINI. UNIAMO LE FORZE CONTRO GLI SCHIAVISTI”.

Lampedusa. Da “ambasciatore di Lampedusa”, come ormai lo chiamano nell’isola, pensa che questa nuova tragedia obblighi tutti a scuotersi, “a unire le forze contro gli sfruttatori, i datori di lavoro in nero, gli schiavisti, la criminalità pronta a usare le braccia dei migranti…”. Addolorato ma determinato, Claudio Baglioni, pronto a dare una mano al sindaco pure se non arrivano gli aerei o per la nave in avaria, sperava davvero di arrivare stavolta alla decima edizione di “O’Scià”, la kermesse sul Sud del Mondo, alla fine di un’estate tutto sommato serenea.

E invece…

“E invece viene la sensazione che non ne usciremo mai. Dopo venti, venticinque anni di quello che chiamiamo fenomeno emergenza, forse domani si alzeranno di nuovo i buonisti a dannarsi perché si producono ancora tragedie e i cattivisti a dire che quelli debbono tenerseli dall’altra parte del Mediterraneo”.

Che cosa è mancato in questi anni?

“Siamo andati avanti con polemiche sterili e faziose anche perché in fondo nessun governo locale, nazionale o sovranazionale ha messo in campo concrete proposte per i drammi dell’emigrante. Facendo così prevalere le paure. Perché l’altro da sé, soprattutto in un momento di crisi, viene visto solo come un pericolo. E se viene da lontano è ancora peggio.”

Proposta?

“Dobbiamo scommettere e riunire tutte le forze, anche quelle arrabbiate, anche quelle contrarie che vogliono capire perché succede tutto questo. Chi arriva in Europa rischiando così tanto, non verrebbe se non fosse catturato dalle lusinghe di chi se ne avvantaggia, appunto, sfruttatori, schiavisti, criminalità”.

Che cosa può fare “O’scià” con questo richiamo al respiro del vento, al profumo di sapori e culture lontane?

“Non dico di arrivare a un mondo a colori, come ci augurerebbe in un mondo perfetto, ma bisogna approfittare di queste tragedie per capire cosa vogliamo essere, come deve essere il nostro Paese, come vogliamo l’Europa. Altrimenti si rischia una barbarie, anche nascosta, sommersa, ma che purtroppo ci mette ogni giorno davanti a un senso di generale impotenza, con il dubbio che diventa più forte di ogni certezza”.

Che fare?

“Visto che non possiamo fermare il tempo, anticipiamolo. Cerchiamo di non essere le crocerossine che corrono accanto ai feriti. Aiutiamo il mondo ad avere coraggio. Il miscuglio delle etnie non può essere apprezzato solo ammirando i campioni alle Olimpiadi, mentre se l’uomo di colore ce l’hai dentro casa è una disperazione, un dramma”.

Quindi, a fine settembre, non solo canzoni, ma opinioni a confronto?

“O’Scià nacque non perché avessimo una opinione, ma perché le opinioni venissero espresse. Importa lo stare insieme. Discutere della circolazione delle persone, parlare delle leggi, sapendo che sono sempre leggi perfettibili, che ognuno può cambiare posizione. Insomma è un modo per invitare allo stesso tavolo governo e organizzazioni non governative”.

Si può bloccare il calo d’attenzione su questi temi?

“Non ci siamo arresi. Tanti non si sono arresi. E’ un modo per dire che lottiamo ancora, che non ci giriamo dall’altra parte, provando a difenderci da questa anestesia generale che purtroppo sta coinvolgendo tutti. Altrimenti sono guai per tutti, per quelli buoni e quelli cattivi”.

Pescatori, turisti, centri di diving, tutti a Lampedusa si sono mobilitati per salvare i naufraghi di Lampione…

“E’ grande il dolore di oggi. Ma è grande la speranza di una partecipazione immediata che prende chi abita e lavora qui, come s’è visto con questo accorrere di barche”.

Prima si protestava contro “i clandestini”.

“Prevalgono ragionamento e consapevolezza. E, fatto salvo il soccorso, sarebbe bello se ci fosse un senso dell’abbraccio permanente”.

Cosa sta accandendo, strada facendo…?

“Stanno comprendendo tutti che bisogna governare il proprio tempo. Come succede con O’Scià, che rischiava di saltare per i tagli e che si farà solo perché albergatori, ristoratori, volontari hanno chiesto di offrire camere, pasti, lavoro, gelosi di una immagine dell’isola pronta ad accogliere anche quel pubblico che viene a far festa, che sbarca senza tragedie alle spalle”.

E dire che fino a poco tempo fa, Lampedusa beveva e poi malediceva le mancate promesse.

“Lampedusa è il luogo in cui sono state fatte promesse a non finire. Ha dimostrato massima maturità ed è arrivato il momento di proporla come sede di un organo sovranazionale che possa attivare per l’Onu o altre istituzioni alte un monitoraggio attento sui viaggi, sulla condizione dei popoli, sui pericoli che un pezzo dell’umanità corre. Sarebbe un modo straordinario perché tanti di noi, divenuti crocerossini, potessero intervenire prima che il tempo annienti le nostre idee, i nostri sogni”.

Articolo di Felice Cavallaro, Corriere della Sera 8\09\12

Trascrizione a cura di: Sabrina Panfili, in esclusiva per: www.doremifasol.org e www.saltasullavita.com

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La redazione di doremifasol.org e saltasullavita.com è composta da tanti amici ed appassionati della musica di Claudio Baglioni. Un grazie a loro per il lavoro e l'aiuto apportato a questo portale - Per scrivere alla redazione usare wop@doremifasol.org - Capo Redattrice e coordinatrice: Sabrina Panfili [Roma]

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