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O’Scià, folla in delirio

O’Scià, folla in delirio per il teatro sul mare – Ma potrebbe essere l’ultima edizione
In trentamila per il festival di Lampedusa creato da Baglioni
Tra gli ospiti Pino Daniele, Ligabue, Mannoia e i Negramaro

LAMPEDUSA – Si conclude la decima edizione di O’ Sciàdopo tre giorni di parole e musica con la candidatura di Lampedusa a sede di un organismo internazionale «per il controllo dei flussi migratori, per studiare il travaglio dei popoli che tendono le braccia dall’altra sponda del Mediterraneo», come propone il gran regista della manifestazione, Claudio Baglioni. Lo invoca sulla spiaggia della Guitgia, sotto il palco piantato fra scogli e sabbia con 30 mila persone in visibilio per Luciano Ligabue e Pino Daniele, per Alessandra Amoroso e Gigi D’Alessio, per Neri Marcorè, Massimo Ranieri, Giorgio Panariello, tanti altri e Fiorella Mannoia, tutti decisi a dire che O’ Scià, dopo dieci anni, non può finire anche se Baglioni stavolta l’ha chiamata «Ciao O’ Scià».

NOTTE DI FUOCO – Ecco a decine gli artisti mobilitati per solidarietà e senza compenso per intonare un appello corale alla pace nel Mediterraneo. In parte, gli stessi mobilitati la settimana scorsa per il concerto di Campo Volo a favore dei terremotati dell’Emilia. Una sorta di guardia civile dello spettacolo, coscienza critica del Paese. E si ricomincia da Lampedusa, con tutte le contraddizioni dell’isola, con tutti suoi problemi. Riemersi con lo sbarco di 87 migranti al primo giorno. E, nell’ultima notte, con il palco della Guitgia illuminato anche dalle fiamme di una stradina vicina, l’incendio (doloso, dicono) di un’auto e 7 scooter. Atmosfera movimentata pure dall’appello per trovare un ginecologo a una partoriente soccorsa con un primo elicottero, ma col pilota colpito da ischemia, infine volata verso un ospedale di Palermo con un secondo elicottero. Il tutto mentre il vento di scirocco bloccava a Porto Empedocle tremila turisti con navi e aliscafi fermi.

UN OSSERVATORIO ONU – Di qui la proposta di Baglioni di un organismo internazionale, «un osservatorio per l’Onu», da istituire nell’isola che lo ha eletto suo ambasciatore, come dice il sindaco Giusy Nicolini, corsa prima in ospedale con la ginecologa Silvana Tumminelli, poi con il maresciallo dei carabinieri Donato De Tommaso sul rogo che inquieta anche per i volantini razzisti comparsi la settimana scorsa su un barcone di migranti. Ma dopo la notte del «Ciao ‘O Scià» il sindaco è felice: «Non ci fermeremo certo ai dieci anni di questa kermesse che ripropone l’immagine di un’isola pronta ad accogliere i migranti dopo la traversata, come sugli scogli accade per gli uccelli migratori in arrivo dall’Africa. Si riposano e volano verso Nord. E’ la nostra vocazione. Un passaggio, un approdo, un conforto, un confronto…». E su questo piano trova d’accordo anche gli uomini di prima linea come il comandante della Guardia costiera Giuseppe Cannarile qui deciso a ignorare il discusso decreto di «porto non sicuro» emesso due anni fa, quando si parlava di «respingimenti».

I SUD DI FIORELLA MANNOIA– Un termine che irrita gli artisti chiamati da Baglioni e Rossella Barattolo, l’animatrice della Fondazione. Irrita soprattutto Fiorella Mannoia: «I respingimenti li invocava qualche stolto, mentre si viene a Lampedusa per capire sempre più i Sud del mondo. Come accade per le terre latino-americane, anche quelle africane sono teatro di saccheggio per eccellenza. Dobbiamo capire che il nostro benessere si basa sullo sfruttamento di quei Paesi. Mentre del mondo arabo sappiamo ben poco. Spesso circolano notizie manipolate. Non dimentichiamo che la guerra in Iraq scattò perché si cercavano armi di distruzione di massa che non c’erano…».

MA GHEDDAFI DISSE NO – Di qui la necessità di superare i confini, come Baglioni tentò di fare quattro anni fa per una edizione speciale di O’ Scià con Gianni Morandi e Riccardo Cocciante: «Un’edizione tenuta a Malta dove ci venne l’idea di esportarla nel Maghreb, cominciando dalla Libia. Facemmo delle ricognizioni parlando con gli uomini di Gheddafi a Tripoli. Sembrava fatta. Ma, quando si parlò di mondovisione e diretta Tv, saltò tutto per timore che in diretta finisse la protesta». E adesso? «Adesso bisogna continuare a insistere e testimoniare. Anche lasciando piccoli segni…». Un riferimento esplicito al dono che la solidarietà degli artisti ha consentito di fare a Lampedusa: un modernissimo apparecchio per la risonanza magnetica, un «Whole Body» che rafforzerà quel poliambulatorio tante volte inquadrato nelle emergenze come il fortino dove si salva la vita dei migranti.

Felice Cavallaro

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Grazie a Massimo per la segnalazione

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