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Ho pensato al ritiro, ma sono con voi

WCENTER 0FOTACKNXZ - Claudio Baglioni ci riprova. Dopo dieci anni, dieci anni in cui non è stato davvero con le mani in mano, riecco un suo disco nuovo di zecca, fatto di pezzi tutti nuovi. Titolo: Con voi. L’album lo ha presentato all’Hilton, nella stessa sala, dove 44 anni fa lanciò il suo primo 45 giri, quello che conteneva, Signora Lia (e Claudio ha voluto ripetere, accompagnandosi alla chitarra, quella performance).

Ma l’occasione è servita anche a raccontare un bel po’ di cose sull’album, su di lui, sul suo presente, sul futuro. Ha raccontato, così, che Con Voi, in parte già anticipato sul web, «è nato come un progetto diverso, fatto di brani composti e messi nel circuito digitale uno dopo l’altr, seguendo un percorso che è stato una vera e propria sfida, scrivendolo canzone per canzone, come se si fosse tornati aglli anni 60, all’epoca dei 45 giri». Ma, ha spiegato Claudio, fino a otto mesi fa era stuzzicato dall’idea di dire addio e non fare più dischi: «Mi sembrava che potesse essere una conclusione logica chiudere con la rielaborazione di Questo piccolo grande amore, l’album che aveva segnato il mio esordio. Avevo pensato di lasciare senza troppi piagnistei. Quando si vive una carriera lunga è inevitabile preparare il passo d’addio».

Ammette, però, che abbandonare il palco è cosa assai difficile. Così si è rimboccato le maniche ed ecco Con Voi, frutto di sei mesi di lavoro: «Fare uscire un brano alla volta significa innanzitutto mettersi in gioco con se stessi, perchè dal pezzo successivo ci si aspetta molto di più e bisogna provare ad alzare l’asticella. Questo lavoro mi ha prosciugato. Quando l’ho finito, sono anche entrato in un periodo di depressione». E l’unico modo per uscirne è pensare alla tappa successiva: «Dopo l’appuntamento con Dieci dita, l’one man show che mi aspetta per il terzo anno consecutivo all’Auditorium sotto Natale, ci sarà un tour vero e proprio con il nuovo materiale da fine marzo. E avrò modo anche di recuperare i concerti che dovevvo fare ora in autunno, compreso l’impegno che avevo preso di tornare a cantare nel mio quartiere, con una serata all’aereoporto di Centocelle».

Ma, da gennaio, c’è anche l’impegno di rimettersi al lavioro su altre canzoni, sempre con il sistema di scriverene una dopo l’altra, dandosi un paio di settimane di tempo per ognuno dei pezzi, con l’ovvio obiettivo di far uscire un altro disco. Quanto alla sua creatura, O’Scià, il raduno che per dieci anni ha tenuto a Lampedusa, invece lo considera alla fine della sua strada: «Non credo ci sia più una soluzione vera al problema degli sbarchi. La politica lo ha affrontato malamente pensando di uccidere gli insetti con un po’ di polverina», accusa. «È inutile prendersela con l’Europa quando non si sa cosa fare. Temo che le cose resteranno così come sono: ci siamo abituati ai 900 milioni di esseri umani che nel mondo muoiono di fame e alle guerre che non hanno mai un responsabile. Ho paura che ci abitueremo anche a questo». Altrettanto netto il giudizio su chi pensa di abolire il diritto d’autore. «Continuo a pensare che senza un’editoria forte non si può fare il mio mestiere. Discutere il diritto d’autore è un passo verso la barbarie». Un’ultima, quasi inevitabile, considerazione sulla musica in tv e i talent show. «Premesso che siamo tutti in contraddizione perchè la maggior parte di noi cantanti va ospite nei talent, quello che non mi piace è la tendenza all’omologazione degli interpreti, la poca importanza che si dà alla composizione e il fatto che i concorrenti ruotino di anno in anno. Per quanto riguarda l’altra tv, ormai siamo diventati il popolo del medley, ammalati del passato e di reducismo. Il bello è che la colpa è anche mia perchè sono stato il primo con Fabio Fazio ad Anima Mia a riportare in tv questo tipo di nostalgia».

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