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Dieci dita… alcuni giorni dopo

Le feste di fine anno… Dieci dita… alcuni giorni dopo

E così, qualche giorno fa ho riposto il mio albero di Natale.
Erano nove anni che non lo facevo più, è ancora abbastanza bello anche se dimostra un pò la sua età… rami un pò scarni, lampadine di tipo vecchio, quelle a forma di corolla di fiore o di pigne, oppure altre cose simili ben diverse dalle lucine festose di oggi. Gli addobbi invece no, quelli mi piacciono ancora molto, palline molto diverse fra loro, solo alcune a forma di pigna erano uguali fra loro, ma diverse decisamente nei colori.
Sopra tutto un puntale, dritto come un fuso ed altezzoso, fortunatamente l’albero è artificiale e non c’era pericolo che  crescesse troppo facendo diventare la posa della punta un’impresa, come è successo nella casa di Claudio e come Claudio ci ha raccontato nel “Dieci dita” dell’edizione 2012/2013.
Dicevo che non facevo l’albero da nove anni, all’inizio non mi sentivo motivato per farlo, poi in più è sopraggiunta anche una situazione che mi vedeva fare le feste sempre fuori di casa e davvero l’albero non me lo godevo per niente, poi da quest’anno abbiamo deciso di riprenderci un pò le feste per noi e almeno Capodanno e la Befana, le abbiamo passate a casa e l’albero… beh, questa volta ci voleva proprio.
Poi sono finite le feste… l’albero si è spento, nel senso che le sue lampadine hanno in gran parte smesso di funzionare e con le feste si sono spente anche loro, loro però definitivamente.
L’albero smontato e ben riposto nella sua scatola, scatola della quale ho finalmente risolto il mistero. Già, quando si compra qualcosa e lo si porta a casa, lo troviamo ben messo nella sua scatola, ma quando per un qualsiasi motivo in quella scatola dobbiamo rimetterlo, sono sempre momenti difficili quelli in cui dobbiamo capire in quale modo può rientrare in quella scatola… eppure da li l’abbiamo tolto, possibile che non ci entra più? Bene, la scatola del mio albero adesso non ha più misteri per me, ho scoperto l’arcano e l’albero ora è ben ripiegato, basamento compreso. Gli addobbi invece sono messi in ordine meglio che potevo nelle loro sacche di plastica insieme all’unico gruppo di luci rimaste e a tutte le ghirlande (si dirà così?), il tutto in una vecchia valigia di cartone marrone tipo emigranti degli anni cinquanta, quando i nostri fratelli e le nostre sorelle del sud venivano a Milano o a Torino a cercare lavoro, riempiendo le nostre grandi fabbriche di tanti dialetti diversi che solo con pazienza e tempo siamo riusciti a decifrare, la stessa pazienza che hanno avuto loro per capire e imparare i nostri dialetti.
Ora le feste sono ripiegate insieme all’albero, sono finite in una scatola, una valigia, un cassetto, nei ricordi… e qualche passaggio di scopa  ha portato via gli ultimi residui così come ha portato via gli ultimi residui delle ghirlande rimaste a terra, anche loro sono foglie che si illudono di volare prima di finire la loro vita, solo che le foglie vere mi piace pensare che abbiano ancora una loro vita, trasformate, ma sempre presenti nelle cose intorno a noi.
Nei giorni scorsi mi è capitato di essere in case di amici e di vedere alberi nuovi, densi nel loro fogliame tanto da farmi chiedere come hanno potuto infilarci le mani per addobbarli, alberi diversi, più moderni, ma possono gli alberi diventare più moderni? Beh, quelli finti di Natale possono farlo, spero che non succeda mai per quelli veri, quelli dei boschi e dei giardini.
Però vedere quegli alberi nuovi mi ha fatto venire voglia di comprare un albero nuovo, senza rinnegare il vecchio, certamente no, al vecchio troverò una destinazione  nobile che sia rispettosa della sua età, chissà, magari su un balcone a illuminare le notti natalizie, il nuovo invece vorrei sia un simbolo di una nuova stagione, di una fantasia rinnovata e di una vitalità ancora una volta tirata a lucido per ripartire una volta ancora sempre con più decisione verso il nuovo anno e magari una nuova illusione che accenderemo di luci nuove, scintillanti e vivaci.
Già, le feste sono finite, già camminiamo i nuovi giorni, ma qualche buon proposito l’abbiamo fatto e cercheremo di portarlo con noi per più tempo possibile, le luci si sono spente, ma il sapore dei panettoni, le immagini di natività e qualche nuova percezione di ciò che è stato, rimangono con noi, in me in particolare c’è da una parte l’ineluttibilità di certe mancanze e di certe storie strambe vissute con i nostri famigliari, ma anche la sensazione bella di aver vissuto un poco anche per me, strappandolo alle negatività, un pò di tempo che mi ha fatto sorridere occhi, cuore, pensieri… per me,  è bastata una cena, l’emozione di un fiume che scorre piano, un’orizzonte bello accanto e dentro il cuore, la vivacità di una via… un uomo che saluta le sue stesse ultime note dandoci un’arrivederci a note nuove che verranno.
Anche quella sera a Roma, all’ultimo concerto di Claudio nella sua città, c’era una sensazione di festa che finiva, c’erano molte persone strette in un ideale abbraccio attorno a chi ci aveva regalato un altro sogno, l’ennesimo. Io stavo li incredulo per aver sentito ancora una volta qualcosa che ti stupisce ogni volta che lo senti, dentro una gratitudine e una voglia di andare la e dargli una mano, battergli una mano sulla spalla, dirgli sei un grande, ma lui forse sa già tutto questo, lui sa che li dentro quel teatro l’affetto è un’aria dolce e intensa da respirare ed è tutta per lui.
Così, per affetto, viene un pensiero che dice come non vorrei che tutto finisca, che dice come tutta questa meraviglia vorrei che sia eterna per noi e per lui, dentro di me una sottile preoccupazione, cosa sarà il suo pensiero quando in un suo spettacolo vedrà un teatro vuoto, quando il teatro gli sembrerà troppo grande e troppo facilmente gli verrà di fuggire via, di sparire nel suo camerino e rimanere da solo con una sensazione di qualcosa che è finita, come le feste, come l’ultima fetta di panettone.
In quella serata ho sentito molte storie già sentite, la parte raccontata mi era piaciuta meno dell’anno scorso, pur se in certi momenti era stata molto divertente. Però l’anno scorso il racconto dei sui giorni di Natale vissuti intorno alla sua radio e nei riti della sua famiglia, mi era sembrato più convincente, alla fine di ogni canzone aspettavo il suo racconto per scoprire un nuovo aspetto della sua storia e per sentire la sua storia scorrere, avevo attesa, curiosità. Quest’anno gli aneddoti sono stati divertenti, ma praticamente tutti già sentiti e anche se raccontati con maestria e simpatia, mi sono sembrati un pò stantii per me che lo seguo da tanto tempo.
Pensavo che una vita è quella che è, le cose che succedono sono quelle che sono e se non te li inventi di sana pianta, ad un certo punto finiscono e, caro Claudio, arriverai ad un momento in cui non avrai più niente da dire, da raccontarci. Forse quello è il momento di abbandonare questa forma di spettacolo così vicina al teatro-canzone, forse quella sarà l’ora di affidarsi solo e sopratutto alla tua voce e alle tue stupende canzoni.
Questo era il mio pensiero, ma poi guardavo la gente, li dal palco era uno spettacolo bellissimo, quella gente che voleva stargli vicino, quella gente sulle balconate che sembrava volessero saltare giù, per stargli vicino, per fargli sentire aliti di affetto… tanto affetto va oltre le storie già sentite, tanto affetto si nutre della sua presenza e anche il già sentito trova un risvolto nuovo, trova il piacere di essere risentito come fosse una conferma che lui è sempre quello che tante emozioni ci ha regalato, che non cambia, che non si è mai perduto.
E poi c’è chi lo ascoltava per la prima volta… qualche giorno dopo o qualche giorno fa, è la stessa cosa, ero a casa di amici per una cena, c’era una signora invitata come me che non conoscevo e parlando del più e del meno, ho scoperto che anche lei era una fan di Claudio, non aveva visto molti concerti, tre o quattro in tutto spalmati negli anni, ma conosceva bene tutta la sua discografia e aveva visto e sentito Claudio agli Arcimboldi nello stesso giorno in cui c’ero anch’io.
Il suo raccontarmi divertita gli aneddoti raccontati da Claudio, mi ha lasciato piacevolmente sorpreso, non ho avuto il coraggio, almeno inizialmente, di dirgli che li avevo sentiti già mille volte, come potevo interrompere e frustrare tanto entusiasmo? E poi la sua scoperta di un uomo che era conferma di una meraviglia già vissuta e ritrovata al di la delle più rosee aspettative. Dopo la prima canzone mi sono detta “questo sa cantare veramente, ha sempre la sua solita voce stupenda”, così mi diceva e forse un tecnico potrà obbiettare, ma per noi comuni mortali quella voce è sempre sublime. Mi diceva anche di aver assistito ad un concerto di Elton Jhon del quale era rimasta delusa proprio per la voce e di un’altro di Bob Dylan, del quale era rimasta delusa per la noia che aveva provato fino ad addormentarsi, certo, gusti personali, ma indicativi di come abbia sentito e vissuto la sua serata con Claudio. Quante persone così ci saranno state in quei teatri? Si può togliere a queste persone la gioia di sentire storie che per noi sono già sentite, ma per loro suonano nuove?
Alla fine di “Dieci dita” il mio pensiero era che sarebbe meglio che finisse qui, prima di trovare un teatro vuoto perchè per la gente è una formula che diventa usurata, ma pensando a quell’abbraccio finale del pubblico, pensando a questa persona incontrata casualmente, non sono più sicuro che questa esperienza sia giusto debba terminare, Claudio saprà darci un sorriso nuovo, un nuovo modo di esserci vicino, un nuovo modo di emozionarci… e poi, se un amico vuole ragalarsi a noi con la sua simpatia e con la sua arte, perchè non accettarlo finchè lui non vorrà farlo? E allora andiamo avanti e crediamoci ancora un’altra volta, finchè lui sentirà di doverlo fare per quelle persone che non mancano mai di fargli sentire il loro abbraccio, per quelle persone che hanno bisogno della sua intelligente simpatia per fare pace con la vita, almeno per il tempo di un concerto. Lo so benissimo che alla fine mi continuerà a piacere, lo sò che alla fine troverò sempre in me un motivo per esserci, per partecipare emotivamente, fosse solo per abbracciare idealmente quell’uomo bianco nei capelli, colorato nei pensieri e mai domo.
Infondo, per fare un esempio che credo possa essere calzante,io ero e sono convinto che O Scià stesse prendendo una piega sbagliata, anzi, che la avesse presa da molto tempo, ma quando è uscita la petizione per chiedere che continuasse, l’ho firmata anch’io pensando a tutti quelli che da quell’esperienza hanno avuto qualcosa, per quelli che qualcosa hanno imparato, per quelli che di quella cosa ne avevano bisogno.
Le feste sono finite, si sono spente le luci, le cantine e i ripostigli hanno inghiottito alberi e luminarie, qualcuno le avrà vissute religiosamente, qualcuno le avrà apprezzate per il ritrovarsi in famiglia e magari per aver spezzato i soliti ritmi di vita… qualcuno le avrà odiate… io vorrei che per tutti siano la festa di qualcosa che nasce, la festa vissuta laicamente o religiosamente di una natività, prendo il pensiero di un’amica e lo faccio mio per dire che dev’essere la festa di un bambino che nasce, a prescindere da chi sia, perchè ogni nascita di un bambino dovrebbe essere una festa e perchè per ogni bambino che nasce dovrebbe esserci una festa intorno a lui, ma semplicemente, dovrebbe essere un periodo in cui nascono buoni propositi e buone voglie di qualcosa di bello da fare e da incontrare…
Perchè dobbiamo pensare che tutto ciò che abbiamo davanti sia migliore, sarà un’illusione, sarà un’utopia, ma l’anno prossimo accenderemo ancora luci e luminarie, lucideremo i sorrisi veri sperando siano tanti e alimenteremo quelli di circostanza, sperando che siano pochi, ascolteremo e ci emozioneremo ancora ascoltando Claudio.

Renato

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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