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In un’altra vita…

51fb83849a36bQualche volta, ci si sorprende del silenzio, come fosse un vuoto in cui perderci dentro la percezione di noi stessi, come se noi fossimo parte del rumore che abbiamo intorno e non un suono solo, unico, particolare colonna sonora per pensieri e azioni soltanto nostri da porgere alla vita degli altri.

Qualche volta, ci si sorprende dei colori, come fossero un aprire la finestra che da luce alla stanza nella quale volevamo nasconderci, come fossimo parte di un comodo grigiore nel quale vivere e non colore che straccia l’involucro incolore in cui spesso ci troviamo avvolti, lasciando entrare la luce del cielo, del mare, dell’orizzonte più lontano.

Qualche volta, ci si sorprende dei profumi, come fossero un sasso che spacca l’odore nauseabondo della palude della vita nella quale è così comodo stagnare tranquilli e nascosti, senza annusare la vita, e non un’essenza di noi stessi da coniugare ad un fiore che troveremo sul nostro cammino, fiore sul cammino che ci aspetta appena fuori dalla palude, fiore che senza di noi non si sentirà mai se stesso.

Viviamo nel rumore che confonde, nel buio che non è notte, ma mancanza di luce, nell’aria ferma che da il restare immobili e che ci crea una nebbia intorno, vischiosa e solida.

Viviamo nella nebbia vischiosa della follia della vita che ci rende prima o poi tanto folli da voler tornare a vivere in un’altra vita. Una nebbia tanto fitta che devi scansare mentre ti ci avventuri dentro, e per andare incontro al futuro, non c’è nemmeno la luce della

stella polare a guidarci, la stella polare non c’è se non esci fuori dal rumore, dalla stanza buia, dal quadro incolore che hai intorno.

Ogni giorno abbiamo una vita addosso, una vita che vivendo ci diventa sempre più stretta e sono certo che ognuno di noi va cercando un’altra vita,  possiamo farlo in un posto che forse è semplicemente dentro di noi, raggiungendolo con un sogno, con una fuga in un angolo dove nascondersi fra le stelle, in un crocevia di strade sconosciute scegliendone una sulla quale spingere il coraggio.

Basta un po di semplicità, lasciar salire gli occhi e lasciarli per un pò lassù nel cielo …come sopra un avamposto sull’eternità, sulla vita che sarà e sarà a qualunque costo la nostra sola volontà… lasciarli la dentro la stanza della sognoteca e scegliere il sogno più bello, accorgendosi subito dopo che quel sogno si sarebbe lasciato scegliere soltanto da te, da te, da te , da te….

Proprio così, in questa nostra società che ormai non riesce più a trovare la semplicità, io stesso per trovare l’illusione della mia oasi di sereno e di aria per far respirare i polmoni, spesso mi accollo centinaia di chilometri di auto…code e imprecazioni…e non riesco a farne a meno, vado a cercare la porta che si apre su un’altra vita, quella dove sia semplicemente bello vivere di noi stessi, del renderci conto che semplicemente… siamo!

Ieri ad occhi aperti  ho attraversato il ponte che collega la realtà alla fantasia di un’altra vita che vorremmo nostra, ed ho fatto un sogno, era li per me nella sognoteca…e mi sono ritrovato su in un paese che non è immaginario, esiste davvero, sta nelle montagne della Valchiavenna.

Già, perchè l’altra vita non è soltanto una vita al di la della nostra realtà terrena, tante volte l’altra vita è quella della curva opposta che hai preso nel tuo cammino, è un si o un no che hai detto in modo più o meno opportuno, è li davanti con una sembianza una sostanza e una parola, è un andare via come vanno via gli uccelli, è un andare più ridosso ad un orizzonte immaginato che poi è molto più reale di ciò che si pensa, è dentro di noi, soltanto un po più in la con un suo suono, un suo profumo, un suo colore ben preciso.

Lì, in quel paese che esiste davvero ho immaginato di avere la mia casa, ho immaginato di portarci la mia amica perfetta, quella che ti fa sciogliere i nodi del cuore, dei pensieri, dell’anima… quella che ti lega slegando la tua essenza.

Ho immaginato una di quelle notti di un tempo, dove la neve spezzava i fili della luce e tutto piombava in una realtà che è sogno nel sogno.

La luce se ne andava, ma il caminetto acceso cantava con il suo crepitio la nostra canzone, con la sua luce regalava colori che solo la fantasia può inventare, proiettando sui nostri visi quei colori che rendono immortali, senza età i lineamenti. La televisione non funzionava e quali giochi si possono fare con una luna tanto grande, pallida signora che riempie di vita la notte che ci si apre davanti? Quanto valore, intenso e coinvolgente hanno favole e voli immaginari, monili di legno pietra e lana costruiti da mani nobili,  nel tempo che si è fermato davanti ad un filo spezzato e dominato da una luna che spacca in due il nocciolo dei pensieri? Con i cavalli e i fanti che sembrano l’essenza del nostro essere, insieme ad un libro e alla luce fioca di una candela,  quanto in quel momento possono essere importanti?

Si vorrebbe essere tutto e niente…e invece si diventa parte del silenzio che si ha attorno. E allora si torna a ripensare alla gente che si ha attorno, ed è bellissimo giocare ad immaginaria, entrare in ogni casa e diventare quello che in quella casa manca, padre, madre, sorella, fratello, figlio,amico amica o amante, prete brigante o eroe, operaio agricoltore o…poeta! Pensare a come cambieremmo la vita di quella gente.

Poi guardarsi in viso e accorgersi che abbiamo una vita sola che conosciamo, che abbiamo tanti destini in uno,solo…quello dell’esistenza con il suo mistero e gridare fuori nel buio la voglia di stare al mondo, correndo a perdifiato nella neve che la luna rende chiara come se fosse il solo sole che ci viene concesso in quel momento…infondo la vita può essere un gran bel gioco, basta amare tanto, un buon bicchiere di birra, un panino col salame, un formaggio meravigliosamente puzzolente, un pò di ironia, la capacità di sognare e un pò di poesia. Cadere nella neve, accorgersi nel freddo che sembra tiepida e riscaldarla ancora di più con la nostra vita, far nitrire i cavalli e abbaiare i cani, disturbandoli con il rumore della nostra allegria.

Ma chissà se il tempo evocato da quel filo spezzato era davvero un tempo tanto bello…chissà se quel pensiero non è soltanto una fuga dal reale della nostra fantasia per credere che si può scappare dai rumori, dalle illusioni bugiarde e dal mal di vivere che ci attanaglia, dal male di vivere che abbiamo dentro di noi. Chissà se non è una fuga per sfuggire da quella lotta che non riusciamo a combattere contro quel male, quella inquietudine che dovremmo combattere e snidare dovunque sia, sparargli con tutto il piombo dell’oblio… fino a non dargli scampo… finchè vivremo!

Ma sta arrivando il giorno…il gallo , si proprio il gallo, torna a scandire il ritmo della vita con il sole e le nuvole, e si sente il profumo del pane cotto

nel forno, i canti degli animali ed il vociare che fa la musica della vita, e silenzi da ascoltare con la musica delle fronde e del sibilo del vento…e tu amica mia a ricambiarmi gli occhi in questo istante immenso che è la vita.

Quel paese esiste, si chiama Codera e da il nome alla sua valle, ora si arriva solo con due ore di cammino, ogni tanto dicono che arriverà una strada a

cancellare la semplicità della vita di un tempo, per fortuna se ne parla da tempo e non accade ancora…poi suona un telefono, un campanello, poi qualcosa richiama alla realtà e non rimane che stropicciarsi gli occhi, riattrraversare quel ponte che mi ha portato nell’altra vita e accorgersi che lo fai per ricominciare e torni li dove sei sempre stato, assieme alle crepe nell’asfalto di un marciapiede, vagabondo fra un’imprecazione e qualcosa che impedisce alle mani di modellare un volo verso la bellezza, ma abbiamo un sorriso in più nel cuore, una nuova ricchezza acquisita nel momento in cui siamo stati via e la certezza che la nuova vita comincia con un sogno, se non si sogna non avremo mai la possibilità di creare nessuna realtà a forma di noi, della nostra essenza più semplice, la sola che ci può dare la felicità, anche solo per qualche attimo.. Già, ancora una volta guardiamo senza capire perchè gli Dei dell’Amore sono stati cattivi con noi e capisci perchè non potrai mai smettere di cercare, per quei pochi momenti in cui ti è permesso, di passare quel ponte forse solo immaginario, forse più reale di quel che sembra e crediamo, per vivere in un’altra vita.

Renato

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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3 commenti

  1. Un ARCOBALENO di Auguri …..

  2. Susanna Quercia

    Conosco la val codera,sospesa nel tempo e sul lago di como, arrivo di un cammino senza fine, dove si cresce domandandosi dove si va, quanto tempo manca al rifugio e poi di nuovo camminare in silenzio annusando l’aria che ti manca per la fatica del cammino.

    • Ciao Susanna, grazie davvero per il contributo che hai dato con il tuo approfondimento, la val Codera è davvero così, un tuffo nel passato che possiamo vedere con gli occhi di oggi, sembra impossibile che possa esistere un paese lontano due ore di cammino che rimanga abitato tutto l’anno… e proseguendo, è una valle che ad ogni passo riemnpie di meraviglia occhi e cuore. Se sei delle mie parti, la Lombardia, ti consiglio un altro posto abitato tutto l’anno che si raggiunge solo a piedi e che merita di andarci, Savogno, in val Chiavenna… poi Monteviasco sopra Luino (ma qui c’è una funivia per i residenti)… di tutto questo rimane un pensiero: c’è una piana per tutti quanti e c’è una piana personale per ognuno di noi. Magari si trovano nei monti, magari in altri posti, magari non ci sono nemmeno dei cavalli bradi, ma ognuno di noi ha un posto che richiama la vera essenza del suo essere e la riporta a galleggiare sopra la normalità più scontata del tempo di sempre.

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