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Tra le dita non ci sono che Fotografie

#staseraAcasadiluca – Terza puntata

Tra le dita non ci sono che fotografie

Tra le dita non ci sono che fotografie

I Gemelli diversi qualche anno fa cantavano delle foto-ricordo, ma anni prima il nostro Claudio cantava delle “fotografie”. Già, questo misterioso “fermo-immagine”, al limite tra il costruito e il naturale, spesso addirittura confinante con l’artistico.

La fotografia è nata come il primo strumento di esatta riproposizione della realtà, in accordo con le prime vedute dei pittori vedutisti (chi non ha in mente quei bellissimi quadri di Venezia, dei suoi canali e della regata, che stanno al nome di quel genio chiamato Canaletto?); poi è diventata una fabbrica di oggetti quasi di culto: avere in casa una fotografia era come avere qualcosa di valore, farsi fotografare era un privilegio dei ricchi, o un onore per i poveri. Poi le fotografie si sono diffuse per tutto il nostro Novecento, prima in bianco e nero e poi a colori, e, quando Claudio ha pubblicato l’omonimo pezzo, erano ormai alla mercè di chiunque. Anzi, da anni ormai anche ai comuni mortali era concesso di possedere macchine professionali o pseudotali, a costi tutt’altro che proibitivi, per iniziare a fare scatti di qualità. Negli ultimi anni tutto è cambiato, e la rivoluzione digitale a cavallo tra il Novecento e il Duemila ha portato due grandi novità: la fotografia non è più (solo) su pellicola, ma è diventata un’insieme di pixel; inoltre è diventata appanaggio di chiunque possedesse un telefono, dal più indecente a quello più bello e funzionale. Queste due novità hanno chiaramente amplificato il ruolo della fotografia come “qualcosa che ferma i ricordi”. Con il delirio social e share di oggi, è ancora cambiato tutto, grazie anche alla diffusione di software che modificano le fotografie, che consentono, con il tocco di qualche clic più o meno semplice di mouse, di trasformare soggetti e sfondi senza alcuna difficoltà.

Però le fotografie le usiamo ancora con lo stesso intento: bloccare i ricordi. Oppure, le fotografie le usiamo per attirare l’attenzione, anche perché, come la psicologia ci ha chiaramente provato, noi guardiamo allo spazio che abbiamo di fronte codificandolo ogni volta che lo guardiamo. Ecco perché vediamo un’immagine anche se non ci stiamo concentrando, ecco perché le immagini attirano la nostra attenzione quando le vediamo sul web o sui giornali.

Ecco perché questa settimana mi ha colpito particolarmente la fotografia di Claudio con lo staff che ha scelto i 16 (e non più 12) concorrenti che si esibiranno a Sarà Sanremo. Quella foto ha concretizzato tutto il movimento, emotivo e fisico, che tutti i fan hanno provato dalla nomina di Claudio come direttore artistico. La fotografia è lì immobile che ci guarda, Claudio è davvero dentro la macchina di Sanremo, e noi lo guardiamo, e lui guarda noi.

Che grande cosa la fotografia! Ci racconta tanto senza parlare, ci fa ascoltare senza aver nulla da farci sentire, ci fa immaginare pur facendoci vedere. Claudio questo lo sapeva benissimo negli anni ’80, quando aveva utilizzato le fotografie per quel capolavoro all’interno di “Strada facendo”. Ogni strofa di quel brano contiene proprio la descrizione di una fotografia, scattata in un mese esplicitato (maggio, luglio, agosto, gennaio) o implicito, ma facilmente deducibile da una perifrasi, ossia dal cosiddetto “giro di parole” («tenera e distratta primavera» per aprile, «colline di uva bianca» per settembre, «foglie arrugginite in fondo al viale» per ottobre, ecc…). Attraverso questo schema Claudio racconta, in modo completamente evocativo, l’evolversi della relazione, che va in parallelo con lo scorrere implacabile del tempo. Le fotografie restano fisse, nella loro immutabilità e fisicità, la storia d’amore invece si consuma esattamente come si consuma il tempo. È un paradosso che Baglioni ha decisamente inquadrato, con la genialità compositiva (testuale e musicale) che noi sappiamo benissimo competergli.

Chi di noi, nostalgicamente, in questi giorni non sta guardando proprio le fotografie che Claudio sta pubblicando su instagram, portando alla luce emozioni di momenti, di concerti, di tourneè? La foto di “Acustico”, quella del “Tour Blu”… è come se ogni fotografia aprisse il lucchetto della nostra memoria emotiva, e riportasse in superficie quelle emozioni.

Le fotografie non finiscono. Attendiamo le fotografie di questo Sanremo, e di quello che sarà, che poi, chissà cosa sarà…. “quello che sarà il cammino, ancora non lo so”. Ora abbiamo l’ennesima cover di un cantante, questa volta il Michele Zarrillo che festeggia 30 anni di carriera dopo un Sanremo dello scorso anno per niente felice, che sceglie di cantare “Via”, come prima di lui avevano fatto i Neri Per Caso. L’album è sempre “Strada facendo”, coincidenze con il tema che ho scelto per questa settimana? Tutti noi abbiamo in mente la fotografia di quel Modugno con le braccia aperte, che nasceva novant’anni fa, e che proprio nel 1958, sul palco dell’Ariston, cambiava per sempre la storia della canzone italiana, facendo nascere proprio la “canzone d’arte moderna italiana”: speriamo che anche Claudio, come suggeritogli dallo scrittore Gandolfo, pensi a quella fotografia, e omaggi uno dei più grandi della storia della musica italiana.

Le fotografie parlano senza commenti. Allora, riguardo ancora quella foto di Claudio con il suo staff del Festival, e sento le note che Claudio ha ascoltato (e che ci farà ascoltare), vedo il sorriso di un uomo fiero del suo lavoro, mi immagino quel palco dell’Ariston calcato dal nostro incantautore. E, sì, mi emoziono. Il resto non sono che parole, che poco importano. In fondo, tra le nostre dita, alla fin della fiera, non ci restano che fotografie, per riportare alla luce proprio le emozioni.

Luca

Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, professore di Lettere presso le scuole medie e superiori, maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori; svolge attività di ricerca scientifica in ambito linguistico, sociolinguistico, semiotico e mediologico; suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

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4 commenti

  1. Fermo immagine. . . E gli occhi tuoi per sempre nei miei occhi. . .questa frase dice tutto!! Anche i gemelli diversi quest’anno fanno 20 di carriera con quella bella canzone di fotoricordo. . La conosco bene perché Thema il biondone è mio ” genero ” e l ho ascoltata in tutte le salse. . . Ma fotografie di Claudio la batte valla grande. . . . Sei unico. . Ormai le sue foto non le conto neanche più. . .

  2. E FRA LE DITA NON CI SINO CHE FOTOGRAFIE.. Sì è vero io lo dico sempre e ci tengo alle foto..appena posso fotografo un bel panorama.. I miei animali domestici.. Non solo ma anche animali i più piccoli.. Come gli insetti dai colori più belli.. Ho la fortuna di abitare in collina con una splendida vista lago..e allora le occasioni non mancano mai..e credo che fermarsi e riflettere sulla bellezza che ci sta attorno vale tanto una fotografia..e poi sì mi piace farmi fotografare e fare anche alle persone più care che camminano accanto a me nel lungo viaggio della vita..compreso amici..tutti mi dicono sempre.. Se non ci fossi tu che fai foto e le sviluppi..non avremmo mai tanti ricordi.. Ma sopratutto lasciare a chi viene dopo poter conoscere la nostra storia.. Solo le foto potranno farlo.. Da quando c’è il telefono è tutto più facile.. E mi ritengo fortunata.. Ne ho tante tante e tante e appena posso le seleziono e di volta in volta stampo quelle che desidero rimangano fra le dita..inutile dire che di Claudio ne ho tante..una in particolare la più’ cara perché fatta accanto a lui..fu proprio UNA STORIA VERA..tutti giorni questa foto mi guarda per dirmi.. che avventura straordinaria che ho vissuto.. E tutti i giorni la guardo..e mi dico..io ero lì tutta in un abbraccio con Claudio.. Se I RICORDI SONO ACQUA..E L’ACQUA E’ MEMORIA..le fotografie sono il fermo immagine di quel tempo vissuto ..

  3. Amo le foto..ne ho sparse tantissime per casa a sottolineare momenti belli..anche tante foto di Claudio che sono riuscita a fare durante i numerosi concerti a cui ho partecipato..e il mio incantautore (cito, Luca, la tua bellissima definizione) sta lì insieme alle persone più care a sorridermi da una fotografia..

  4. Ciao Luca. E’ proprio vero le fotografie ci fanno rivivere le emozioni…..ed il bello è proprio quello….sfogliarle per ricordare momenti di emozioni….anche forti a volte. Le foto che ritraggono Claudio….be’ danno sempre emozione….a volte riguardo le foto fatte ad ogni concerto…..nel concerto fatto nel 2000 rivedo mio figlio allora 8 anni …..al suo primo concerto….ricordi veramente speciali…le fotografie servono anche a ricordare persone che non ci sono più ma che comunque restano sempre nei nostri cuori…..infatti non sono tanto d’accordo sull’abitudine di oggi che facciamo le foto con le macchine digitali…e poi le fotografie restano su un CD!!!!! Vuoi mettere prendere gli album di anni passati e…..sfogliarle!!!!!

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