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#StaseraAcasaDiLuca – Camminando le vie dei colori

Stasera a casa di Luca – Dodicesima puntata
CAMMINANDO LE VIE DEI COLORI

Le puntate di Stasera a casa di Luca di solito escono tra il lunedì sera e massimo il martedì mattina. Oggi sono in ritardo, e mi scuso con tutti voi, ma ero impegnato in una prova in università. Sapete, mi sto specializzando in Filologia Moderna (e Scienze della Letteratura, del Teatro e del Cinema), e questa mattina davo un esame di Tipologie testuali. L’esame prevedeva tra l’altro un piccolo lavoro di ricerca, che io ho scelto di dedicare ancora una volta, dopo la mia tesi di laurea triennale, a Claudio.

Questa volta mi sono occupato dei testi di Io sono qui, affrontati ancora una volta dal punto di vista linguistico, stando però attento al rapporto tra forma e contenuto. Studiando proprio i testi dell’album del 1995 mi sono accorto come il linguaggio sia sempre di più a servizio di un obiettivo di fondo più organico, e che l’equilibrio formale del disco (almeno per quanto riguarda la lingua) sia in realtà maggiore rispetto a quanto era stato fatto in Oltre. Semplificando e riassumendo, se in Oltre l’album era sì incentrato su una narrazione, e sulla relazione Cucaio/Claudio, dalla nascita fino alla trasformazione in un uomo libero, questa narrazione restava appena accennata, e non coinvolgeva tutto l’album. C’erano infatti qua e là sprazzi, momenti liberi che emergono come in un flusso libero di pensieri: le passeggiate con i cani, la carnalità delle relazioni amorose, le domande del bambino, le incertezze dell’adulto, il rapporto con il padre e con le cose della vita; tutti flash che, in un momento, abbagliano la scrittura di Oltre; tutti quadri e bozzetti che si possono prendere da soli, e collegare con il filo sottile della narrazione prima evidenziato. Un album in poche parole in bianco e nero, come in bianco e nero è il passato (percepito come tale) di ognuno di noi.

In Io sono qui tutto questo cambia. Ogni brano si rifà alla tematica di fondo, ossia la realtà impercettibile del mondo, in cui è impossibile riconoscere che cosa è finto e che cosa è reale, in cui noi uomini siamo nello stesso tempo sia attori che spettatori, ma non ce ne rendiamo conto. Ogni brano esprime questa tematica sia nei contenuti che nella forma: pensiamo a come è costruita Bolero, a quell’alternanza di lui/lei, che rispecchia i passi di danza, e a quelle rime ossessive e interne che ritornano continuamente, agli ossimori e contrasti che ci fanno capire che in realtà non stiamo mai insieme per davvero; pensiamo a come è costruita L’ultimo omino, in cui il videogioco è metafora della vita, ma in cui i livelli/fasi della vita sono descritti tutti da perifrasi (giri di parole) esagerati, come a volerci dire che in realtà la vita è tutta una presa in giro (un videogioco); pensiamo a come è costruita Nudo di donna, che in apparenza sembra solo un gioco linguistico e fonetico, ma che nasconde l’ambiguità donna/doccia, presente/ricordo, in cui la dimensione del tempo è completamente assente, e lo scorrere delle cose diventa impercettibile. Potrei andare avanti, ma mi fermo qui.

Io sono qui NON è un disco in bianco e nero, è un disco a colori. Anzi, è il disco de Le vie dei colori, brano che noi tutti amiamo alla follia, in cui, come scrivo nel mio lavoro, «prevale l’imperfetto (“c’era un cavaliere…”) usato in uno dei suoi valori controfattuali, come l’impiego nella creazione di mondi possibili, tipico dei giochi infantili». Favola e città, poema cavalleresco e panorama urbano si mescolano in questo brano: Claudio “colora” letteralmente la realtà della città (le lamiere, le miniere, i metrò, le ciminiere), anzi, non è Claudio che colora direttamente, ma quel misterioso “cavaliere” che cambia colore, e che lascia la scia del suo colore nella città, che così diventa magica, favolistica, cavalleresca.

È esattamente quello che sta succedendo con il festival di Sanremo: la metafora delle vie dei colori si è esplicitata nel nuovo manifesto, e i colori giallo/rosso/blu, che per i comuni mortali sono soltanto colori, per noi sono i colori, e per Claudio sono i colori.

La vita di tutti noi ha bisogno di colori, e ognuno di noi deve essere un cavaliere che colora la propria vita con la sua scia, e, se ha un po’ di cuore, anche quella degli altri. Lo sa bene la nostra Sabrina Panfili, che ha catturato in uno scatto questo disegno, impresso sul letto di ogni bambino all’Ospedale pedriatico Bambin Gesù di Roma.

Chi, più di questi bambini, vive in bianco e nero? Chi, più di questi bambini, ha bisogno di colori? Viene in mente Roberto Benigni, che ne La vita è bella colorava il bianco e nero del lager con favole, giochi e battute, tutto per il suo figliolo.

Anche noi abbiamo bisogno di colorare la nostra vita, e dovremmo colorare anche quella degli altri. Allora «torniamo a scendere in pista», come dicevo una settimana fa, ma soprattutto «camminiamo le vie dei colori», e non lasciamo che la nostra vita resti in bianco e nero. Quello è il passato, ma il presente no, il presente va colorato.

E se ce lo dice Claudio, e lo dice a tutt’Italia con il Festival, andiamo sul sicuro!

Luca

Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, laureato in lettere moderne e attualmente studente di Filologia moderna, scienze della letteratura, del teatro e del cinema; maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori della città, suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

1 Commento

  1. Ma Sabrina è una grande!! È amicissima di Giulia e anche lei si occupa dei bambini all’ospedale pedriatco . . .e poi come dimenticare “Padova 2003 tutto in un abbraccio” Giulia era con i pattini in quella bella esibizione delle “vie dei colori ” con tutti vi palloni colorati che volarono in cielo alla fine del brano. . Bellissimo!! Anche a Firenze fu magnifico. Ricordo che Claudio ti criticato per le sue manie di grandezza invece quel tour fu spettacolare!! ciao anche da Giulia

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