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#Sanremo2018 Terza Serata: E andare….lontano!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Festival di Baglioni va lontano, lo dicono ancora una volta i numeri, sia quelli sul palcoscenico, che quelli dello share: la media più alta in tutte e tre le serate più alta degli ultimi anni..anche senza Fiorello.

La terza serata è quella più carica e più densa delle tre. Era difficile battere l’emotività del finale di Vecchioni della seconda serata, ma questa riesce grazie alla presenza magica di Taylor e di Gino Paoli. Ma, un momento, andiamo con ordine.

Prima la gara, che, secondo alcuni, è messa in secondo piano. Effettivamente così è, ma a dare giustizia ai concorrenti ci pensano le radio e il web. Il resto è un grande show, e la gara fa parte di questo show. Lo stato sociale convince sempre di più, e si candida seriamente ad un posto sul podio, seguiti a ruota da Ermal Meta e Fabrizio Moro, dopo la polemica per il presunto plagio/citazione o pseudo tale. Tutto risolto, e si canta. Bene anche le nuove proposte, in particolare Mudimbi, seguito a ruota da Ultimo, che pare riecheggiare un po’ troppo tiziano ferro; non male anche Eva, la sfida per il podio sarà tutta da gustare nella serata di domani.

Ma ormai il contorno è tutto di Claudio Baglioni. Sul web spopolano immagini con signori che cantano sotto la doccia, ma non possono cantare tranquilli perché dietro arriva Baglioni… Insomma, è il nuovo Pitbull. E certamente questo non si può negare. Ma il grande pubblico non sa che tutto questo Baglioni lo ha fatto per dieci anni all’isola di Lampedusa: le lacrime agli occhi di Claudio, quando ieri una giornalista, durante la conferenza stampa, ha ricordato O’ Scià, sono il segno di quanto il Dittatore artistico abbia un cuore immenso e un’umanità notevole. La dittatura questa sera è spietata: Baglioni inizia da Baglioni, non da canzonettaro sdolcinato dell’ “accoccolati” (che poi, chi non è mai stato con la propria morosa accoccolato ad ascoltare il mare? Solo chi la morosa non l’ha mai avuta…perfino Antonio Ricci!!)…parte da Baglioni musicista, cantautore, e cantante, e lo fa con Via, una delle prime sue virate verso una produzione autorevole, di impostazione fortemente personale: è un tripudio, all’inizio (ed è la prima, e fino ad ora unica, volta in cui Claudio si esibisce da solo in questo festival). E l’Ariston viene subito ribattezzato Clariston: era toccato all’Aricimboldi-Clarcimboldi, all’Auditorium romano-Clauditorium, e ora al teatro più prestigioso della canzone italiana. Ma questo è ancora niente.

Virginia Raffaele trascina Baglioni in uno show notevole; Claudio non è affatto passivo, anzi, sta al gioco e partecipa, e si diverte come un matto e fa divertire: momento di alta televisione comica, come un varietà dei vecchi tempi, ma con tutta la tempistica della televisione e dello spettacolo di oggi. I Negramaro emozionano con Mentre tutto scorre, ma soprattutto con La prima volta, e ancora di più con le parole di Giuliano Sangiorgi, che trasudano di una sincerità disarmante. E poi la loro versione di Poster, e questa canzone mantiene la sua forza incredibile, di resistere al tempo, e di essere potenziata ogni volta da arrangiamenti diversi (e tra Claudio e altri artisti se ne contano davvero tanti tanti): bravissimi, tra i momenti migliori della serata.

Su Gino Paoli e Danilo Rea si può solo commuoversi. Musica, e parole, quelle del discorso di Paoli, che danno un tributo notevole a Claudio in Eurovisione, ma in generale alla nostra musica d’autore: “I diversi non hanno qualcosa in meno, ma qualcosa in più”. Danilo Rea da solo sembra un’orchestra che suona (ma lo si sapeva già), ed è magia. Magia c’è anche con James Taylor (quando non canta in italiano, diciamolo), e con la nostra voce migliore, Giorgia.

Risate grosse con Nino Frassica, un po’ occultate dalla questione del malore vero o presunto di Memo Remigi, ma lo sketch vale tantissimo. E Claudio è ancora una volta al centro.

Dobbiamo trovare dei difetti? Sì, qualcosina c’è. Lo sketch del BaglionOne non è stato eccellente, ma la performance di Favino è stata oltre ogni aspettativa. Il flash-mob delle donne era un’idea carina, ma onestamente la resa è stata un po’ stucchevole, peccato, si poteva fare meglio Michelle, ma te lo perdoniamo! D’altronde ieri sera è stata la prima sera in cui sei stata un pochino in secondo piano, colpa del Dittatore. Il vero flop è la gag con la giornalista Emma D’Aquino: idea riciclata dalla sera prima, e quindi non ha funzionato allo stesso modo, e certamente lei non all’altezza della Leosini. Forse era meglio che Claudio cantasse solo Gianna, spiegando meglio il tributo a Rino Gaetano (che lo avrebbe meritato), e non fare tutto di corsa (perché l’orchestra parte a suonare ancora prima che la D’Aquino dica che Gianna è la sua canzone preferita del Festival). Ma Rino ha salvato anche questo momento, che si perde sicuramente nel corso della serata.

Insomma, il festival di Claudio va lontano, come ha cantato in Poster. E ciò che fa più impressione, è che non è il mestiere di Baglioni. D’altronde, questo è saper fare Arte popolare. E in questo periodo, Baglioni sta dimostrando, per l’ennesima volta, di essere veramente un fuoriclasse.

Luca

Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, laureato in lettere moderne e attualmente studente di Filologia moderna, scienze della letteratura, del teatro e del cinema; maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori della città, suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

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