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Giovanni Allevi torna sul Sanremo di Baglioni

Allevi: «Sono un inquieto cerco sollievo scrivendo musica»
L’artista: «A Sanremo ho apprezzato il coraggio dei The Kolors per aver inserito un momento strumentale nella loro canzone»

È noto per essere un musicista non allineato, con la testa nella musica e la «musica in testa», per citare il titolo di un suo libro. Giovanni Allevi, dalla doppia anima, un po’ rock, un po’ classica, tanto da definire la sua poetica musicale un «classico ribelle», domani alle 21 sarà al Creberg accompagnato dagli Archi dell’Orchestra Sinfonica Italiana per presentare «Equilibrium», ultimo lavoro discografico. Ed è sold out.

Illustrando il nuovo disco, composto su di un’isola dell’Atlantico e in Giappone, dopo un’operazione agli occhi, lo definisce «un viaggio all’interno delle fragilità dell’essere umano e una sorta di terapia collettiva — dice Allevi —. Non credo di star bene, intendo interiormente. Ho la sensazione spesso di essere in balia dell’irrazionale, mentre un sottile malessere, simile al senso di colpa, condiziona ogni mia percezione. Per questo scrivo musica, non per esprimere l’inquietudine che sento dentro, ma per sfuggirvi e inseguire una luce, un sollievo. Il concerto è l’occasione per ripercorrere a livello collettivo quel percorso dal buio alla luce, dall’ansia all’ebbrezza, di cui sento il bisogno».

Tra gli ultimi pezzi è più legato a «Scent of you», perché è il brano per pianoforte e archi che «ho composto al buio, i giorni seguenti l’operazione agli occhi in Giappone — racconta —. Mi sono accorto che riuscivo a riconoscere le persone dal profumo, ero entrato in un diverso modo di percepire il mondo. Da allora la mia musica si è fatta più libera e ineffabile». Ma quale tipo di «equilibrio» pensa possa raggiungere il suo pubblico ascoltandola? «Nell’ultimo brano del concerto — anticipa —, rivolgo l’invito ai professori d’orchestra e al pubblico ad abbandonare l’equilibrio raggiunto. È il momento in cui in teatro si scatena un’energia liberatoria. Detto questo, l’incontro della mia musica col cuore degli ascoltatori è sempre un mistero».

Al centro del palcoscenico il pianoforte sarà circondato dalla sezione di archi, disposti come petali di un fiore. In scaletta i brani per pianoforte solo e quelli con gli archi tratti da «Equilibrium» e anche la rielaborazione di alcune composizioni molto amate, tratte dai lavori precedenti. In scena Allevi indosserà i panni di compositore, pianista e direttore d’orchestra.

Dovendo descrivere ciascun ruolo, afferma: «Il direttore d’orchestra, attraverso la gestualità, danza nel mare della musica assieme ai musicisti. Il pianista è la solitudine, da cui nasce misteriosamente una condivisione collettiva. Il compositore sono io, in fila alla posta, al supermercato, in metropolitana o nel letto a rigirarmi per l’insonnia». Infine, una battuta sull’esperienza da giurato al festival di Sanremo firmato Claudio Baglioni. «Ho apprezzato il coraggio dei The Kolors, per aver inserito un momento strumentale nella canzone. Anche Max Gazzè ha proposto una strumentazione ricca e intensa, che sfruttava tutti i colori dell’orchestra. Il solo al sax sopranino di Enzo Avitabile ci ha regalato un mondo intero in pochi secondi. È stato il trionfo della musica».

Daniela Morandi per Corriere di Bergamo

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