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Claudio Baglioni nel museo della lingua italiana

Oggi è stato pubblicato da Mondadori Il museo della lingua italiana, una monumentale opera di Giuseppe Antonelli, linguista e ordinario di Storia della lingua italiana e Linguistica italiana all’Università di Cassino. Il libro presenta tutta la storia della lingua italiana come se fosse un museo, strutturato in tre piani (italiano antico, italiano moderno e italiano contemporaneo), che a loro volta sono divisi in stanze, scompartimenti e oggetti. Nel piano dell’italiano contemporaneo, la Stanza XIII, Il pop, contiene quattro scompartimenti: La televisione, I comici, I fumetti e Le canzoni.

Nello scompartimento delle canzoni, rappresentato dal 45 giri di Volare di Modugno, trova spazio anche un testo di Claudio Baglioni, Questo piccolo grande amore, considerato da Antonelli un decisamente innovativo dal punto di vista linguistico, perché ospita, all’interno di un brano melodico, il parlato dell’epoca. Un onore per Claudio essere considerato “oggetto storico e museale” per quanto riguarda la lingua: un oggetto di un’importanza così grande da trovare spazio in questo prestigiosissimo museo-libro, che racconta oltre 1200 anni di storia della nostra lingua, dal 770 d.C. al 2018!

 

Il museo della lingua italiana – 30 ott 2018
di Giuseppe Antonelli (Autore)

La lingua italiana non ha mai avuto un suo museo. Un museo grande, articolato, tecnologico come quelli dedicati ad altre lingue. A dispetto di progetti e tentativi, quel museo è rimasto un sogno: questo libro è un modo per realizzarlo. Aprire questo libro significa entrare in un ideale museo della lingua italiana e attraversare, pagina dopo pagina, una storia fatta di parole ma anche di oggetti da cui sprigionano suoni, colori, profumi, rumori, emozioni, ricordi, sapori. A ricostruire questa storia secolare, sessanta pezzi distribuiti in quindici sale disposte su tre piani corrispondenti ad altrettante epoche: l’italiano antico, moderno e contemporaneo. Quando l’Italia ancora non esisteva, Dante definì gli italiani come «le genti del bel paese là dove ‘l sì suona». La lingua come essenziale punto di riferimento e il suono di quella parola – che serve a esprimere accordo e consenso – come base di una comune identità. L’italiano è stato per secoli una lingua fondata sul prestigio letterario: una lingua soprattutto scritta, perché il parlato era dei dialetti. Ma attraverso la lingua non passa solo la cultura intellettuale, passa l’intera vita di una comunità. Passano i cambiamenti sociali, i rivolgimenti politici, l’immaginario collettivo, le abitudini individuali. Ecco perché un viaggio nella storia della lingua italiana non può fermarsi alla lingua letteraria, ma deve prevedere molte tappe nei territori della lingua comune. E un museo della lingua italiana non può accontentarsi di esporre solo testi e documenti, ma deve lasciare spazio alla cultura materiale: agli oggetti che nel tempo hanno segnato la vita di tutti i giorni. Sala dopo sala, una teca dopo l’altra, i sessanta pezzi di questo museo virtuale ci accompagnano lungo un percorso che dalle più antiche testimonianze scritte arriva alla lingua dei predicatori e dei mercanti medievali, all’italiano stentato degli emigranti di fine Ottocento e dei soldati della Grande guerra, a quello pop della pubblicità, della televisione e della musica leggera fino al disinvolto e-taliano usato oggi nei social network. E ci aiutano a cogliere i profondi cambiamenti intervenuti, la ricchezza dei contributi apportati dalle tradizioni locali e dai continui scambi con le altre lingue. Ci permettono di ritrovare, sparse un po’ ovunque nell’odierno villaggio globale, le storiche tracce della nostra lingua. Un ulteriore segno della sua vitalità, della sua bellezza, del fascino che ancora oggi l’italiano continua a esercitare in tutto il mondo.

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

1 Commento

  1. Benissimo ,spero che Antonio Ricci legga questo articolo,cosi la smette di dire eresie.

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