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Intervista a Claudio Baglioni del 30/10/2018

Baglioni e il suo mercato delle emozioni «La mia notte di note lunga 50 anni»

Claudio Baglioni, dopo il successo dell’Arena di Verona, porterà il suo “Al centro tour” alla Kioene Arena di Padova, il 16, il 17 e il 18 novembre. Le prime due date sono esaurite mentre ci sono biglietti per l’ultima.

Baglioni, a Padova ci saranno novità rispetto all’Arena di Verona?

«Struttura e impostazione saranno le stesse. Le novità saranno soprattutto sui movimenti di scena. Al contrario di quanto accadeva all’Arena, luci e proiezioni scenderanno dall’alto. Immagini, quadri e movimenti dei performer sono stati ripensati, in funzione del fatto che forme, disegni e volumi cambiano completamente. La scaletta che ripercorre 50 anni di carriera rimarrà invariata».

A che punto è il nuovo disco?

«Tornerò a pensarci a fine aprile quando sia questo doppio tour che il Festival di Sanremo saranno alle spalle. Mi dedicherò a un album di inediti che non sarà solo un nuovo disco, ma un disco nuovo: il primo capitolo dei miei prossimi 50 anni».

La suite strumentale di “Al centro” potrebbe dare indicazioni sulla direzione del nuovo album con Celso Valli?

«Questa suite nasce dal fatto che avevo bisogno di una colonna sonora per l’intero progetto. La presenza di Valli è significativa e, com’è già accaduto in passato, lascerà la sua impronta, ma l’album ha una sua strada e dove ci porterà lo scopriremo alla fine».

“Al centro” rappresenta una significativa evoluzione dei suoi precedenti spettacoli, quanto ci ha lavorato?

«Un lungo lavoro di ideazione e progettazione. Volevo un palco che fosse uno spazio scenico modulare, che diventasse parte integrante della narrazione: l’ambientazione perfetta di questo mercato a cielo aperto delle emozioni».

Ha riscritto armonie e arrangiamenti dei successi, quali le hanno dato più soddisfazione?

«Impossibile dirlo. Crescere significa cambiare. È importante cercare di fare in modo che il cambiamento sia crescita continua in qualità delle idee e della forma che si dà loro».

Quali sono le coreografie più emozionanti?

«Ognuna lo è a modo suo, impossibile scegliere. Giuliano Peparini ha fatto un eccellente lavoro nel vestire le mie canzoni, creando uno spazio fisico e metafisico per questa “notte di note lunga 50 anni”».

Lei canta e suona per tre ore e mezza, come si è preparato?

«Parte dell’energia viene dall’amore per questo mestiere, ma è ci vuole anche una preparazione fisica. Nuoto molto, faccio un po’ di pre-pugilistica e corro quando posso».

I Beatles furono forse i primi a esibirsi in palchi in mezzo al pubblico, si è ispirato a loro?

«Ricordo quel tour. Era curioso vedere i musicisti della più grande band di tutti i tempi spostare amplificatori e batteria per offrire a tutto il pubblico, la possibilità di averli di fronte. Oggi sarebbe inimmaginabile. L’idea del palco al centro mi è venuta pensando a una sorta di rivoluzione copernicana: rovesciare schemi per riportare la musica al centro».

Con “O’ scia’” a Lampedusa ha fatto riflettere sull’immigrazione, cosa pensa delle chiusure dei porti?

«Le chiusure sono sempre una sconfitta sia per chi è costretto a chiudersi dentro sia per chi viene chiuso fuori».

16, 17 e 18 Novembre – Kioene Arena di PADOVA 

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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