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I ricordi sono acqua, e l’acqua è memoria

I ricordi molto spesso ci inchiodano come coltelli: ci costringono alle lacrime, alla nostalgia o al rimpianto, talvolta anche al sorriso e alla felicità. Si ricorda qualcosa che è passato, la maggior parte delle volte qualcosa che non può più tornare, oppure qualcosa di cui si ha bisogno, ma che si sa che ora, in questo momento, non può tornare. “Cari, ma perché ricordi”, scriveva Giovanni Pascoli nel bellissimo Italy: i ricordi sono cari proprio perché sono ricordi, sono legati visceralmente a noi, alla nostra individualità. Ognuno difatti ha i suoi di ricordi, un po’ come i sogni, che tutti abbiamo, ma ognuno diversi.

Claudio ha costruito diversi suoi testi sulla poetica e sul sentimento del ricordo. È un ricordo casuale quello che smuove l’affermato architetto Andrea a Parigi, e lo costringe a ripensare ad una storia d’amore giovanile finita male; non una storia qualunque, ma la a prima, quella che “non dura tutta la vita, ma la cambia per sempre”. I ricordi sono così: molto spesso ci si ricorda di qualcosa che non dura tutta la vita, ma che la cambia, inesorabilmente e per sempre. C’è chi ricorda di più, chi ricorda di meno; chi tende a cancellare le cose brutte, chi invece ricorda talvolta le più delle belle. Ci sono ricordi che, anche se ci fanno male, vorremmo che non andassero mai vita, ma spesso se ne vanno.

La questione dei ricordi è centrale nella psicologia, che dalla sua nascita affronta la questione del sistema che abbiamo per conservare o rimuovere i ricordi, la memoria. Ricordi e memoria sono estremamente legati, lo dice Claudio in una sua metafora favolosa: i ricordi sono acqua, e l’acqua è memoria.

Solo una mente acuta come quella di Claudio poteva cogliere così profondamente la duplice natura dell’acqua: l’acqua è lì da sempre, scorre da sempre, anche se non è sempre la stessa (nel caso di acqua corrente, ma al limite anche per i laghi o per i mari). Pensiamo ai fiumi: il Tevere è lì da tanto, da tantissimi anni, e ne ha viste di battaglie, di guerre, di amori, di film, di storie grandi e di storie piccole. L’acqua è memoria perché c’è da sempre (o quasi), perché conserva imperterrita i segni del passaggio di uomini per secoli e secoli. Ma i ricordi sono acqua, perché se ne scivolano via come niente. La sfida della memoria è proprio quella di trovare un modo per fissarli, dimodoché restino, forse per sempre. Certo, eterna come l’uomo è l’illusione di battere la morte, l’impossibilità della fine (la Vita Eterna è il più grande tentativo per battere la morte, e per chi ha fede è una speranza che alimenta il quotidiano), ma fermare i ricordi ed assegnarli alla memoria è forse uno dei tanti modi “per battere il tempo”, o almeno per farlo sentire in maniera diversa.

Voi lettori direte: perché Luca sta parlando di ricordi e di memoria?

Ci sono due ragioni, differenti tra di loro per peso e importanza, ma entrambe legate dal filo rosso dei ricordi e della memoria.

Sto vivendo una settimana di ricordi e letteralmente di sfida alla memoria, perché la memoria non se ne vada, ma resti. Sono certo che tra noi fan in tanti durante queste “giornate di transizione” staranno guardando e riguardando i video, i filmati e le foto della prima parte del Tour appena conclusa (basta fare un giro nella foto gallery di doremifasol). Oggi abbiamo la tecnologia, che sfida la memoria come non mai: cinema, video, web e immagini digitali si uniscono così al medium della carta stampata e della scrittura (il più antico per preservare ricordi di ogni tipo), e favoriscono la nascita di una memoria mediale comune forse a tutto il mondo (chi non ricorda le immagini della caduta alle Torri Gemelle, dei Funerali di Papa Giovanni Paolo II o del Royal Wedding, per limitarsi a tre esempio completamente diversi tra loro?), ma anche di una memoria privata, che molto spesso salva l’anima, o la inchioda alla nostalgia. Una memoria più fruibile, ma anche più liquida (forse ancora più “acqua”); pensiamo alle foto: una volta i nastri restavano, venivano venerati come oggetti di culto; oggi invece le foto sono soltanto file nel marasma digitale: ne possiamo conservare molte, molte di più, ma le possiamo perdere, o averne talmente tante da non riuscire a trovarne il senso. Siamo sicuri che questo aiuti la memoria?

A questa memoria privata appartengono le immagini del tour che state guardando; ma non solo di questo tour, anche di quelli passati, di quel Claudio che non tornerà indietro, lui che è ben consapevole dello scorrere del tempo, nonostante tenti di abbatterlo a tempo di musica.

Ricordi e memoria sono il mio liet-motiv di questi giorni però non per Claudio, ma perché ho appena perso una prozia di 98 anni e mezzo, la zia Giulia. Lunga, lunghissima vita, quindi va bene così, direte; poi, era una prozia, mica una mamma, una sorella o una figlia. Certo, in molti non sanno che per me è stata più di una nonna e di una mamma, ma non è questo il punto, e non è neanche la sede per raccontare la sua vita. Ma lei mi ha fatto scaturire una riflessione, e sapete che “a casa di Luca” si riflette insieme, da Claudio, con Claudio e con voi, di tutto. Con la Zia Giulia se ne va l’ultimo grande vecchio della mia famiglia: si chiude così un capitolo, il passato, e se ne apre un altro. Vorrei che i ricordi della mia famiglia e dei suoi vecchi restassero nella memoria, e non fossero lasciati all’oblio. Ecco perché ragiono su memoria e ricordi, e ho decido si mettere per il momento da parte il prossimo Sanremo Giovani (ne parleremo la prossima settimana). Sono convinto che capirete.

E sono convinto che anche per voi possa essere utile una riflessione sui ricordi e sulla memoria: ricordi del tour, questa memoria condivisa per noi fan, ma anche ricordi personali. Abbiamo ancora in mente l’immagine di Claudio che, con il dito alzato verso il cielo, sul finale de “I Vecchi” nell’ultima data milanese, si commuove pensando a mamma Silvia. Claudio ha incentrato molto della sua poetica sui ricordi e sulla memoria – lo ribadisco -, e noi suoi “allievi” lo abbiamo imparato, trasportando questa poetica del ricordo e della memoria di stampo quasi foscoliano nella nostra vita. Non si può vivere di ricordi, ma i ricordi possono aiutare a vivere. “Sui ricordi ci si beve, che non ci si pensa più / son rimasti nella neve gli anni della gioventù” canta Claudio. Seppelliti dalla neve quei ricordi, perché condiscono la vita come forse nient’altro, a volte facendo male, a volte facendo bene. Ecco perché la sfida di assegnarli alla memoria è una sfida ancora aperta oggi, nel marasma di produzione di qualunque tipo.

Non si può vivere solo di ricordi, e la vita è ora, adesso, e sempre. Per questo è importante comunque andare avanti, e patapan.

Luca

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

2 commenti

  1. Ciao Luca. Perdere una persona di famiglia al di la’ degli anni è sempre un forte dispiacere……ti capisco perfettamente….ho perso mio padre all’età di diciotto anni e questa cosa mia ha un po'”segnato” in tutta la mia vita…..certo ora la memoria è rappresentata da tantissimi file…..ma io dico vedere una fotografia, sfogliarla in mezzo a tante è veramente uguale a vedere un’immagine su un video anche se le immagini sono tante? Sinceramente non credo proprio….certo ora siamo abituati a vedere gli avvenimenti quasi in….diretta…..in ogni concerto certo i fan ascoltano la musica ma vedi tutte queste persone con i telefonini alzati per filmare tutto…..non credo sia proprio uguale. Secondo me ricordi e memoria vanno di pari passo perché ricordare le persone … portarle nel nostro cuore ci aiuta…..a non scordarle mai!!!! Ed anche questo lo ha insegnato il nostro amato Claudio.

  2. Un abbraccio forte a te caro Luca

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