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Intervista a Claudio Baglioni per LA FRECCIA

Le sue canzoni sono indelebili e (almeno per una volta) hanno accompagnato la nostra vita, le nostre emozioni. Da Questo piccolo grande amore a Poster, passando per Avrai e Mille giorni di te e di me, giusto per citarne una manciata.

Claudio Baglioni trasforma le note in diamanti. Dopo aver iniziato i festeggiamenti per i 50 anni di carriera con una serie di concerti sold out, dal 5 al 9 febbraio è direttore artistico (per la seconda volta consecutiva) della 69esimo edizione del Festival di Sanremo su Rai1.

Al termine della kermesse – che si prospetta tra le più innovative di sempre – riprende i live: (ri)parte il 15 marzo da Livorno e va avanti fino al concerto fiorentino del 24 aprile.

Seppure in piena full immersion per i preparativi dello show, concede comunque alla Freccia un’intervista in cui la musica è – non potrebbe essere altrimenti – protagonista. Partiamo da Sanremo.

Un’edizione totalmente diversa rispetto alla precedente. Che viaggio sarà?

Un viaggio verso quel delta straordinario nel quale si incontrano il fiume della tradizione e il mare dell’innovazione. Tradizione sono Sanremo, il festival, il palco dell’Ariston. Innovazione è la musica: nuove tendenze, nuovi linguaggi, nuovi autori, nuovi interpreti. Sanremo è la foce nella quale queste acque si mischiano, per dare vita a uno spettacolo letteralmente unico. Perché, piaccia o no, la verità è che niente è come Sanremo.

Giusto. Ha dato molto spazio alla quota rap: Federica Carta e Shade, Patty Pravo e Briga, Achille Lauro, Boomdabash, Nino D’Angelo e Livio Cori, Ghemon. Perché?

Il mio ruolo, quest’anno, sarà quello del dirottatore artistico. L’idea è prendere il Festival, depistarlo e guidarlo là dove non ci si aspetta che vada ad atterrare. Del resto, la musica è come la Terra: vastissima, diversissima e incredibilmente ricca di meraviglie. Un pianeta tutto da esplorare. Che gusto ci sarebbe a visitare sempre la stessa città? E, soprattutto, quante meraviglie ci perderemmo?

Motta, Ex-Otago, Zen Circus: che mi dice degli indie?

Hanno le idee chiare, cose da dire, sanno come dirle e, credo, sia giusto che abbiano l’occasione migliore per farlo. Ho detto che sarò il dirottatore, non il detrattore artistico. Né io né la commissione che ha scelto i brani abbiamo pregiudizi nei confronti di nomi, stili, sonorità e linguaggi inediti.

La presunta “canzone sanremese” non esiste. Lo dimostra la storia stessa della kermesse: da Nel blu dipinto di blu a 24 mila baci, da Gianna ad Almeno tu nell’universo, da Signor tenente a La terra dei cachi, da Ti regalerò una rosa a Occidentali’s Karma, i successi più grandi sono tutti sorprendenti e molto diversi tra loro. La diversità è bellezza. Quella bellezza che salverà il mondo.

Non mancano, però, i veterani: Arisa, Francesco Renga, Simone Cristicchi, Loredana Bertè, Anna Tatangelo, Paola Turci, Nek, Negrita, Daniele Silvestri e Il Volo…

Non mancano, è vero. Non perché debbano per forza esserci, ma perché le loro proposte ci sono sembrate interessanti e, dunque, meritevoli di essere ascoltate. Sanremo è una mostra di canzoni e, come ogni mostra che si rispetti, espone le opere più interessanti dei migliori artisti in circolazione. Anche quest’anno, ci saranno milioni di visitatori e siamo certi che queste opere colpiranno loro come hanno colpito noi.

E poi anche due idoli dei ragazzi come Irama e Ultimo. Senza dimenticare Einar e Mahmood, che hanno trionfato a Sanremo Giovani.

I giovani sono il futuro. Se Sanremo vuole avere un futuro, deve dare voce alle nuove proposte. Per questo ho voluto un’altra edizione nella quale l’attenzione di addetti ai lavori, media, critica e pubblico fosse tutta per loro. Per la prima volta, due tra questi – i vincitori di Sanremo Giovani, appunto – si ritrovano da subito
sul palco dell’Ariston con il ruolo di big e possono addirittura vincere il Festival. Tutti dicono che bisogna dare credito, spazio e voce agli emergenti. Sanremo lo fa. E ne siamo orgogliosi.

Claudio Bisio e Virginia Raffaele sono i conduttori ufficiali. Rocco Papaleo, Anna Foglietta e Melissa Greta Marchetto presentano invece il Dopofestival. Di loro che ci racconta?

Sorprenderanno voi come hanno sorpreso me.

Passiamo al trionfale tour Al Centro per i suoi 50 anni di carriera. Un sold out dietro l’altro. Segno che la sua musica è davvero trasversale?

È una sorpresa anche per me. Spesso mi chiedono quale sia il segreto. Me lo domando anche io. Non so se ce ne sia uno. Penso che la gente pretenda dalla musica
autenticità, sincerità, verità. Le fake news fanno – ahimè – il giro del mondo, ma un fake artist non riuscirebbe nemmeno a fare il giro del palazzo. Se tutta questa
gente, dopo tanto tempo, sente ancora il desiderio di condividere ore, emozioni e pensieri con me, evidentemente non è ancora rimasta delusa. La mia speranza è non deluderla mai.

Ci saranno novità sul palco, rispetto alla prima parte dei live?

Certo, perché dal vivo sia le canzoni sia la gente non sono mai le stesse. Ogni sera cambiano e, incontrandosi, danno vita a una magia nuova. È questo incontro l’effetto speciale più grande e sorprendente del tour.

Come vuole sia vissuto un suo concerto?

Il più intensamente e autenticamente possibile. Guardandomi negli occhi, magari, non in un display.

Qual è il brano che non toglie mai dalla scaletta?

Questo piccolo grande amore. La gente non me lo perdonerebbe. E nemmeno io. Le canzoni sono un po’ come dei figli. Può capitare di essere stanchi e avere bisogno di un momento tutto per sé, ma sono solo momenti, appunto. Senza di loro, non potremmo vivere. Sono la parte migliore di noi. Se li segui con amore, danno molto di più di quanto non prendano.

Cosa ama, maggiormente, della dimensione dal vivo?

Il cortocircuito folgorante che lega musica e pubblico, attori e spettatori. La musica è vita. E deve essere viva. Il momento in cui dà il meglio di sé – sia a chi la suona sia a chi l’ascolta – è il concerto. Non a caso, come lei ha ricordato, si chiama live. Perché è nel momento dell’esecuzione che le note prendono vita e danno vita. Un momento al quale per me è impossibile rinunciare. E ogni volta che, dal palco, mi guardo intorno, mi rendo conto che non sono il solo a pensarla così.

Il suo lavoro è importante per tante persone. Qual è il messaggio che oggi Claudio Baglioni vuole lanciare a chi lo segue?

Impariamo dalla musica la bellezza dell’incontro tra diversità. Con una nota sola non si scrive nessuna canzone.

In periodi così confusi, può aiutare a restare umani?

La musica è una medicina straordinaria: l’unica che, più il nostro malessere è grande e profondo, più è efficace nel curarlo. È un’arte più breve e più povera delle altre, è vero, ma come ogni arte nasce dal cuore dell’umanità. E sa restituire cuore all’umanità.

Se si guarda indietro, che viaggio è stato fino a ora?

Indescrivibile. Non avrei mai immaginato di iniziarlo. Di certo mai avrei pensato che mi avrebbe portato fino a qui. Cosa posso dire? A volte la realtà supera la fantasia.

Prima di lasciarla andare vorrei sapere che cosa rappresenta, per lei, la dimensione del viaggio, anche quello in treno.

Amo questo mezzo sin da quando ero bambino. E lo prendo ogni volta che posso. Non solo perché è molto più user friendly dell’aereo e, sulle lunghe distanze, più pratico e meno rischioso della macchina, ma soprattutto perché ha un ritmo che muovendosi alla giusta distanza dal mondo – né troppo vicino né troppo lontano – stimola i pensieri. Ho appuntato moltissime note e parole, in treno. Lascio libera la fantasia di perdersi, inseguendo strade, boschi, case, profili di colline, spicchi di mare, luci lontane, e aspetto che torni da me e mi racconti quello che ha visto. Al resto, una volta a destinazione, pensano un piano o una chitarra.

E il viaggio continua.

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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1 Commento

  1. Elisabetta Meli

    Ok ok ok…tutto ok siamo d ‘accordo, siamo grati a Claudio, siamo ammirati dal talento artistico straordinario , innamorati di lui da 40 anni ( io sì e ne vado orgogliosa ),comprendiamo perfettamente la sfida, la dirottazione, la direzione, e quant’ altro. Ma.
    Eh sì: ma.
    Mi chiedo se invece non fosse l ‘ ora di uscire col sospirato anelato atteso disatteso INEDITO. Per chi ha fame e sete di Claudio, per gli innamorati veri: Claudio, abbiamo bisogno delle nuove canzoni…
    P.s.
    È la terza volta che scrivo qui ma non sono mai stata pubblicata…perché?

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