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#Sanremo2019 addio noia: lo show decolla

Il commento L’equilibrio con la musica con solo dodici concorrenti più gli ospiti è stato decisamente migliore. Tutto ha funzionato come avrebbe dovuto funzionare anche nella prima puntata

Il festival è iniziato alla seconda serata. Decisamente migliore, con più ritmo, maggiore divertimento, animato da una evidente voglia di fare uno show degno della causa Sanremese, il secondo appuntamento con il Festival ha fatto segnare una decisa spinta in avanti rispetto alla prima serata. La noia è stata bandita, l’equilibrio con la musica, solo dodici concorrenti più gli ospiti e le “baglionate”, è stato decisamente migliore, Claudio Bisio e Virginia Raffaele molto più a loro agio, Baglioni è tornato a prendere il suo ruolo al centro del palco, insomma tutto ha funzionato come avrebbe dovuto funzionare anche nella prima puntata.

Sì, è vero, forse la coppia Raffaele/Bisio non è proprio ben assortita, e lo si è visto quando Bisio ha avuto al fianco la “spumeggiante” Michelle Hunziker e si è finalmente ricordato di essere Claudio Bisio. No, non vogliamo maltrattare nessuno, sarebbe ingiusto, perché obiettivamente la seconda serata del festival è stata tutt’altro che noiosa e certamente meno prevedibile della prima. Ci hanno risparmiato le gag più stupide, hanno ristabilito un gioco dei ruoli, hanno rimesso in carreggiata il mastodonte festivaliero alleggerendolo dove e come potevano.

Quindi belli i duetti, anche quello rischiosissimo di Mengoni che canta Emozioni di Lucio Battisti con Baglioni, così come quello impossibile per il povero Baglioni con Fiorella Mannoia, considerando che il tono medio di Fiorella era troppo basso o troppo alto per lui su Quello che le donne non dicono. Entrambi hanno fatto bella figura con le loro canzoni, eccellente e moderno pop quello di Mengoni, intensa e civile la canzone, molto bella, della Mannoia. E nonostante l’orario tardo Pio e Amedeo sono riusciti a strappare qualche sana risata. E anche il gran finale, nottetempo, con Cocciante ha riportato il livello della serata a quelli ai quali il festival dello scorso anno ci ha abituato. E poi qualche buona gag, un ritmo più serrato, nessun serio difetto, insomma, anche se lo spazio della Raffaele è ancora tutto da trovare.

E poi la musica. La canzone italiana è in piena rivoluzione e una parte di questa rivoluzione è andata in scena in un festival che ha saputo, ancor meglio dello scorso anno, essere una buona fotografia della realtà. Il Festival non ha più un solo formato, quello delle “canzoni da festival”, ed è davvero un bene. C’è spazio per la Rolls Royce di Achille Lauro e per il soul di Ghemon, per il rap di Rancore e il teatro canzone di Silvestri, per il pop contemporaneo degli Ex Otago e quello giovanile di Einar, e non sfigura nessuno accanto ai Negrita, Nek, Arisa, Loredana Berté o Paola Turci, tanto per dire che alla fine la scelta di avere giovani e big insieme in gara non è stata sbagliata. Non tutto è perfetto, ovviamente, ma è giusto che ci siano anche Il Volo e Federica Carta e Shade in un cast che vuole essere fedele a quello che si produce in Italia.

Allora? Si può dare di più, come direbbe il poeta, ma nel frattempo le cose sono tornate ad andare per il verso giusto e non si può che essere contenti.

ERNESTO ASSANTE per Repubblica

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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