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Claudio Baglioni regala uno show di “amore universale”

Sanremo 2019, Claudio Baglioni porta agli italiani uno show di “amore universale”

Alla terza serata il festival decolla: tra Virginia Raffaele e Claudio Bisio, finalmente ‘liberi’, a momenti che “parlano al cuore degli italiani”

Una gran bella serata: la terza puntata del festival è stata ancora in crescita, divertente, varia, con tutto quello che un festival deve avere (anche quello che potrebbe non esserci) per celebrare la musica italiana. Le canzoni in gara sono in maggioranza belle, alcune lo sono molto, i presentatori stanno prendendo le misure del palco e stanno in scena meglio, gli autori hanno abbandonato l’idea di proporre gag vecchie come matusalemme e hanno lasciato briglia più sciolta sia a Virginia Raffaele che a Claudio Bisio. C’era di tutto, dalla grande musica di Venditti a quella piccola piccola di Rovazzi, e questo ha fatto della serata un magnifico e colorato calderone.

Sì, il “dirottatore” ha dirottato il festival verso la musica di Motta e degli Zen Circus e ha fatto bene, e per fortuna sera dopo sera è riuscito a farsi “dirottare” verso un clima più sciolto e divertente. Non tutto era perfetto, come giusto che sia, ma non c’è dubbio che Baglioni e la sua squadra stiano dimostrando che si può fare intrattenimento senza svaccare, che esiste un Italia migliore di quella che vediamo nei telegiornali tutti i giorni, che il paese non è culturalmente morto, che si possono fare battute stupide e canzoni difficili nella stessa serata, perché la gente magari s’incuriosisce e concede qualche minuto della sua attenzione anche alle seconde.

Baglioni è il meglio dell’Italia popolare che non vuole mollare, che non vuole abdicare e darsi per sconfitta, che conosce la propria storia, tutta la propria storia, e sa guardare avanti senza paura. Vogliamo dire che nella stessa sera si possono cantare un classico superpop come E tu e la canzone di Motta Dov’è l’Italia, senza che le cose si scontrino, perché sono entrambe parte della nostra identità collettiva, così come il Venditti di Sotto il segno dei pesci può stare nella stessa serata con Umberto Tozzi che canta Tu.

Ecumenismo? Tutto va bene, tutto è uguale? No, è esattamente il contrario: Baglioni ci dice che ci sono eccellenze in tutti i campi, che si può essere eccellenti in tanti modi, che l’eccellenza è quello verso la quale dovremmo pensare ancora di incamminarci. Insieme. E’ una trasmissione con un contenuto politico? Apparentemente no, ma lo è in maniera evidente, perché è una serata dove l’”armonia” ricercata da Baglioni in maniera sistematica viene davvero trovata, in un paese che oggi sembra essere possibile solo la disarmonia, il contrasto forte, l’irriducibilità. Democristiano? Centrista? Nemmeno, perché in perfetta sintonia con la contemporaneità Baglioni va oltre lo schema “destra-centro-sinistra”, parla al cuore degli italiani, alla loro parte migliore, che è convinto di poter trovare in tutti, comunque la pensino.

Baglioni canta per tutti, persino per i ragazzini della trap, canta per gli ultrà delle curve, parla ai populisti e ai loro avversari, e spinge tutti gli altri che sono sul palco a fare la stessa cosa, costringendo chi pensa che Rovazzi sia un cretino a prestargli attenzione per qualche minuto spingendo chi non ascolterebbe mai gli Zen Circus a cercare di capire cosa fanno, provando a portare mondi diversi a convivere sullo stesso palco. Mettendo sotto lo stesso tetto Rocco Papaleo, Anna Foglietta, Alessandra Amoroso e Raf. Senza costringere nessuno, facendo soltanto la cosa più semplice del mondo, mettere tutto insieme sotto il segno della comunità e dell’armonia.

Ha vinto Baglioni, ancora una volta, con il suo partito dell’amore universale, quello dei vecchi Beatles di All you need is love, non retorico, non forzato, non univoco. Amore per l’Italia, che viene celebrata in ogni modo possibile attraverso i suoi artisti e i suoi intrattenitori, attraverso quelli che fanno spettacolo e che, attraverso lo spettacolo, provano ancora a dirci che un paese vivo c’è e che un futuro, insieme è possibile: basta ascoltare con attenzione quello che propongono gli altri, in qualche ora di show da Sanremo. Può succedere davvero? Sì.

ERNESTO ASSANTE per Repubblica

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

1 Commento

  1. MAGISTRALE! e’ bellissima questa recensione! mi piace potere pensare che l'”armonia” può esistere, la positività … sono felice ed entusiasta per questo festival….mi sono divertita e sono stata bene con questa meravigliosa compagnia…e ci sono due serate ancora!
    capitano Claudio sei UNICO! sei un raro esempio di professionalità e saggezza condito con umiltà e duro lavoro…GRAZIE INFINITE

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