Home / In evidenza / E tu che mi ricambi gli occhi…

E tu che mi ricambi gli occhi…

Claudio è stato qualche giorno in pausa forzata dal Tour per una classica laringo-faringite che ogni tot lo coglie. Allora, anche a casa di Luca questa settimana si è in pausa. E, si sa, le pause servono per riflettere.

Oggi vorrei riflettere con voi su un aspetto della poetica di Claudio che mi ha colpito da sempre tantissimo: la sua capacità nell’indagare l’umano. Sto riflettendo parecchio sulla poetica di Claudio, soprattutto perché a maggio sarò a Firenze ospite di un convengo internazionale dove farò un intervento proprio su Claudio, sulla sua poetica e sulla gestione del tempo nella sua opera tra musica e cinema (vi farò avere ovviamente questo intervento, sperando che possa suscitare il vostro interesse). E mi sono reso conto, come non mai forse, che il cuore di Claudio è l’umano in tutte le sue sfaccettature.

È umano Questo piccolo grande amore, e quella relazione d’amore tanto finta ed edulcorata (che ha tanto scandalizzato i puristi dei sentimenti “veri” e non di quelli posticci, oppure i difensori dei rapporti forti e non degli accoccolamenti in riva al mare), che però condensa in sé tutta l’umanità: paura, voglia, tradimento, incomprensione, fiducia, errori. Lo fa con l’occhio di un adolescente, che vive i sentimenti con un trasporto fortissimo, come se nei sentimenti stessi ci fosse il fondamento o il senso stesso della vita. Ovviamente, per gli adulti non è così: i sentimenti non sono la vita, ma al massimo gli danno un senso. Un po’ come il sale, che si scioglie per dare sapore (e non è certo un caso che Claudio nel 2009 abbia usato proprio questa metafora, già dal sapore evangelico e cristiano – Gesù invitava i suoi discepoli ad essere sale della terra).

Umani sono tutti gli episodi di vita che vengono raccontati in tutti gli album degli anni ’70, dalle attese inaspettate, non aspettate o aspettate invano, fino agli idilli o alle morti: un umano visto sempre in negativo, in sottrazione. In sottrazione è il misterioso uomo di Poster che sogna di fuggire via in una stazione, per scappare da una vita che gli sta stretta; in sottrazione è perfino l’innamorato accoccolato ad ascoltare il mare, perché non è in grado di vedere oltre a quel sentimento immenso (anche se è una situazione che almeno una volta abbiamo provato tutti nella vita, e di cui non dobbiamo mai vergognarci); in sottrazione è Claudio che cammina per le strade deserte in cerca di sé stesso, mentre vuole prendere a calci la luna idiota; in sottrazione sono i due fidanzati che non possono vivere il loro rapporto perché colti dalle bombe della guerra, e via dicendo. Un’umanità non in negativo, ma in sottrazione.

L’umanità degli anni ’80 è invece un’umanità colta a 360 gradi: lo è sia in Strada facendo che ne La vita è adesso, dove Baglioni coglie dal Neorealismo la capacità di riprodurre non una realtà artefatta (come nei primissimi anni ’70) o colta in alcuni dettagli (come nei secondi anni ’70), ma presa nella sua interezza, e fatta soprattutto di amore e di sogno, che sono in realtà gli ingredienti che ci spingono a vivere. L’umanità degli anni Novanta invece è quella profondamente Novecentesca: l’umanità del dubbio, dell’incertezza, del cammino dentro di sé, della nuova scoperta del senso delle cose, del non riuscire a cogliere i confini tra ombre e oggetti, della consapevolezza dell’essere solo fugaci comparse su questa terra, della consapevolezza della morte e della fine, e del tentativo di trovare qualunque cosa che dia senso a questo nostro esiste, che può essere un attimo di eterno o il battere il tempo a tempo di musica. Un’umanità che non è autoreferenziale, ma dal di dentro di un “io” si spinge verso il fuori.

L’umanità degli anni Duemila è invece quella dell’elegia delle piccole cose: è l’umanità di un abbraccio tra due persone che si sono amate, o che forse non si amano più, ma si abbracciano in nome di quell’amore che c’è stato, l’umanità di un cantante che ha bisogno del suo pubblico, l’umanità di una coppia che non ha il coraggio di capire che le cose sono finite perché è molto meglio vivere di illusioni che di realtà, l’umanità di un pomeriggio scanzonato a cantare e a ballare oppure della coscienza che il tempo dell’innocenza passato non potrà tornare più, anche se quei ricordi restano lì, vivi come non mai. Un’umanità fatta di gesti e di azioni microscopiche, che danno senso però alle azioni grandi della vita.

Claudio non è il cantore dell’uomo, è un cantore dell’umano. Dov’è allora il senso di tutto questo cantare l’umanità? Il senso è quello dei cantori: essere l’uno la voce per tanti.

La voce di Claudio si erge dalle sue canzoni, dai suoi concerti, dai suoi tour (da Al Centro che sta ripartendo proprio da Roma, che ha celebrato egregiamente uno dei suoi moderni Re). È una voce che invita a vivere, ma non a vivere a caso, ma a cercare un senso del vivere. È una voce che invita a cercare il senso delle cose, ad uscire dalla dimensione di mero sogno, per entrare in quella della vita, e dalla vita si passa per il dubbio e per l’angoscia. È una voce che ci spinge a guardarci in faccia per come siamo, a guardarci nelle nostre storie accanto, e a ricambiarci gli occhi negli istanti immensi. Perché forse, solo così possiamo dare senso a questo tempo. Allora, rispondiamo a Claudio, alla sua domanda “Dimmi se tutto questo ha un senso”. La risposta. Sì Claudio, tutto questo ha un senso. Sta a noi cercarlo, e non smettere mai di cercarlo, perché mai lo troveremo fino in fondo, visto che il senso stesso sta proprio nel cammino e non nell’arrivo.

Luca

Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, laureato in lettere moderne e attualmente studente di Filologia moderna, scienze della letteratura, del teatro e del cinema; maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori della città, suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

7 commenti

  1. Ciao Luca, molto bella la tua riflessione di oggi, mi trova pienamente d’accordo. Claudio ha occhi che sanno scrutare a fondo l’animo umano e il grande dono di coglierne ogni singola sfumatura e di trasformarla in poesia suscitando in chi ascolta emozioni uniche… è proprio per questo che le sue canzoni piacciono così tanto e proprio qui sta il senso del nostro viaggiare… ogni giorno, fra le tante incertezze e l’imprevedibilità della vita ma comunque “per cento e mille strade…” con il nostro bagaglio di amore, i nostri sogni da inseguire e sempre la sua musica accanto…
    È un grande onore e una grande gioia poterlo fare che non voglio smettere mai… grazie davvero!

  2. Roberto Santini

    Mi piace, nell’articolo il riportare tutto a “la vita e’ adesso”. Perché ritengo il pezzo un dogma, la sintesi di un pensiero-messaggio da farne filosofia di vita. Un dire che molti “fini pensatori” fanno fatica a esprimere per non cadere in quel Baglionismo che e’ visto come una superficialità compromettente. W il Baglioni-pensiero, che non e’ solo per amori adolescenziali, né solo per sentimentalismi di periferia.

  3. Ciao Luca,
    Come vedi ti seguo sempre, condivido quello che scrivi GRAZIE DI ❤
    A Firenze incontrerai CLAUDIO Abbraccialo anche per me Grazie

  4. Peraccini Wilma

    Bravo Luca ottima relazione sulla umanità delle canzoni di Claudio e infatti è proprio per questo che io le amo così tanto , non sono semplicemente poche strofe con una bella musica sotto sono molto di più e più le ascolto più mi sento di condividere con lui e con l’umanità intera qualcosa di grande. . Grazie sempre

  5. Bravo Luca sai cogliere alla grande il cammino strepitoso di questo grande artista.Complimenti ..

  6. Allora non abbiamo speranza di vederlo in Sardegna????????

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.