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Armonia e melodia delle Dodici note di Claudio Baglioni

È passato ormai più di un anno da quello che il presentatore/dirottatore aveva presentato come il Festival dell’Armonia. Un concetto molto caro, quello dell’armonia, al cantautore Baglioni, che più volte durante la carriera si è servito della metafora musicale per parlare di qualcos’altro: le note che formano una melodia che si fissa nella testa sono paragonate ad un amore intenso nella giovanile Doremifasol; la musica accompagna quasi empaticamente con il suo “rock arrabbiato” il doloroso e feroce addio di Via; come una musica è il suono del continente-Africa in Le mani e l’anima, e come una musica suonano solitari i tamburi “lontani” di govoniana memoria. Tuttavia, è dalla fine degli anni Novanta che la musica diventa quasi una protagonista assoluta della produzione di Claudio (dal punto di vista tematico), forse perché la musica è più che mai legata, in questa fase della vita, a Claudio-uomo. È il Claudio-Uomo che parla della musica, quella musica che può «combattere il tempo», che può perfino zittire la guerra (in Requiem) con le sue trombe, che diventa una vera e propria ragione di vita, perché l’uomo-artista «vive questa vita finché può suonare».

Non sorprende, dunque, che ancora una volta la musica, nella sua accezione delle “note”, siano al centro assoluto di un Tour. Non è la prima volta, basti pensare a Notte di note o ad Acustico, dove la musica era presente nel nome della tournée ed era centrale nella tournée stessa (nel secondo caso in particolare). D’altronde, tantissimi dei tour di Claudio si sono caratterizzati per una ricerca musicale sempre particolare: cercando di superare la classica forma acustico/elettrico, Baglioni (si intenda, come lui anche tanti, tantissimi altri) ha sempre cercato nuovi format musicali su cui strutturare i suoi spettacoli live, sperimentando anzi tempo alcune tecnologie (si pensi al Midi in Assolo) nonché alcune modalità di rappresentazione scenica (il palco al Centro).

Diversi critici hanno tuttavia osservato che “il concerto perfetto”, quello che Claudio stava cercando di inscenare da anni (per non dire decenni) è già stato realizzato: quell’ Al Centro che a partire da un anno e mezzo fa ha fatto razzie in tutta la penisola, razzie di successo di pubblico e di critica. Cosa poter chiedere ora? Perché questo nuovo tour, con ancora una volta la musica al centro? Ragiono sulle ragioni (scusate il gioco di parole), e ne trovo una pratica e una teorica.

  1. Dal punto di vista pratico, fra le tante sperimentazioni provate a Claudio mancava un concerto con l’orchestra. Progetto portato avanti da tanti artisti, da Battiato ai Nomadi a Vecchioni e a molti altri, a Claudio questo tipo di approccio “classico” mancava, anzi, lui aveva sempre cercato (fatta eccezione per Acustico) un approccio più “totale” alla dimensione live (fatta eccezione per il minimal di tour come InCanto o Dieci dita, o appunto per Acustico, in cui comunque l’approccio era minimal e non classico); insomma, Claudio cerca di “aggiungere”, e non di togliere, soprattutto il Claudio dagli anni Ottanta in avanti: arrangiamenti, velocità, strumenti, performer, danzatori, eccetera. Anche il classico in realtà è uno stile che cerca di aggiungere, ma aggiunge e “lavora” soltanto su un aspetto, quello musicale, in particolare quello della combinazione delle note. E qui si passa alla seconda ragione di questa scelta, a mio parere, ossia quella più teorica.
  2. Le note non sono sette, come si crede, ma sono dodici: dodici sono i differenti suoni che l’uomo ha catturato dalla natura e ha trasferito negli strumenti. Noi studiamo fin da piccoli le sette note: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, e poi via con un’altra ottava, ma in realtà ci sono molte altre note di cui spesso ci dimentichiamo: sono i cosiddetti tasti neri del pianoforte, che non sono note di serie B, ma note vere e proprie. Questo lo sanno tutti i musicisti, ovviamente, ma Claudio ha tematizzato tutto questo nel suo titolo. La musica nasce proprio dalla combinazione delle note, di quelle dodici note che, se si passa all’ottava successiva (per i non musicisti, è come passare ad un altro piano di un’abitazione), diventano ventiquattro, trentasei, quarantotto e via, fino a note altissime o bassissime, impossibili da eseguire per la maggior parte degli strumenti e per la voce umana.

La combinazione delle note, che si mettono insieme creando suoni “belli”, appunto “armonici”, è detta armonia; quando invece le note sono da solo, e non si combinano fra loro INSIEME, ma si legano fra loro in modo orizzontale, ossia in una successione cronologica (prima una e poi l’altra), abbiamo la melodia. L’armonia dunque è data da alcune note che suonano insieme, nello stesso momento (in verticale, possiamo dire); la melodia è data invece da note singole che si succedono una dopo l’altra (in orizzontale, come se fosse un testo scritto, un libro). Certo è che è proprio la combinazione fra le 12 note che, declinandosi nella melodia e nell’armonia, formano la musica. La musica classica è cruda e pura combinazione di questi due elementi musicali essenziali. Il ritorno al “classico” e la centralità delle 12 note forse è proprio un richiamo all’essenzialità del mestiere del musicista, e ai «ferri del mestiere», come le ha definite lo stesso Claudio, del musicista, che sono appunto le note e le combinazioni infinite che si possono ottenere mescolandole e alternandole fra loro. Dopo un spettacolo tour court, a 360 gradi, in cui la performance ha giocato un ruolo attivo di riscrittura semantica delle canzoni (mi riferisco ovviamente a Al centro), arriva qualcosa di opposto: la musica torna al suo scheletro, alla sua essenza.

Come sarà questo concerto, ancora non lo sappiamo (e mi divertirò a ragionarci su con voi), ma una cosa è certa: anche questa scelta non è casuale, e si contestualizza perfettamente nel percorso di Claudio, in cui appunto la musica è sempre più al centro: prima lo era nei testi, ora lo diventa anche nella scelta del vestito musicale dei brani, nella tematizzazione del concerto e nella stessa struttura del tour. Sì, perché la scelta delle terme di Caracalla (Ci tornerò più avanti, in successivi articoli) sembra essere strettamente legata alla scelta del vestito musicale.

Allora, parafrasando un verso di una celebre canzone di Claudio, «E musica sia»!

Luca

Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, professore di Lettere presso le scuole medie e superiori, maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori; svolge attività di ricerca scientifica in ambito linguistico, sociolinguistico, semiotico e mediologico; suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

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2 commenti

  1. complimenti luca condivido in pieno quello che dici tu, claudio ha fatto diversi tipi di esperienze dal vivo e sono sicuro che anche questa sarà emozionante ho già aquistato il biglietto per andare alle terme di caracalla nel frattempo l’ho sto ascoltando molto perché i suoi album sono tutti emozionanti claudio è un grande artista e mi piace molto ascoltare i suoi dischi ora aspettiamo il nuovo album perché manca poco e sono sicuro che anche questa volta sarà un grande successo grazie. a presto.

  2. Caro Luca, le tue analisi socio-musicali-linguistiche-storiche sono deliziose, complimenti e grazie.
    Spero le legga e le apprezzi anche l’amato “Protagonista”…
    Grazie ancora,
    Gigliola

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