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Claudio Baglioni: «Il sogno è sempre»

Claudio Baglioni: «Il sogno è sempre»

22 APRILE 2020 di CLAUDIO BAGLIONI

Oggi i visionari sono bollati come perditempo. Ma secondo un grande cantautore, solo la fantasia ci aiuterà a immaginarci il mondo di domani. Per puntare non al «tutto come prima», ma al «meglio di prima»

L’articolo è pubblicato sul numero 16/17 di «Vanity Fair», in edicola fino al 6 maggio.

«Ma un uomo che non sogna è come un uomo che non suda. Accumula in sé riserve di veleno», scriveva Truman Capote. Mentre oggi si dice «È un sognatore», con la voce venata di sufficienza, ironia, sarcasmo. Disprezzo, persino. Come se il sogno fosse un nemico: l’antitesi della realtà. La sua negazione, addirittura. E noi – gente seria, concreta, con i piedi per terra – vogliamo stigmatizzare i visionari, i perdigiorno che sognano, prendere le distanze e liberarci dalle loro fantasie.

Che abbaglio! Altro che negazione: il sogno è l’anticamera della realtà. L’utero nel quale, prima di diventare tale, comincia a prendere forma. Natura a parte, infatti, quasi tutto il meglio di ciò che dà vita alla nostra vita, prima di diventare realtà, è sogno. Un sogno che anime grandi e illuminate sognano per noi, aiutando l’umanità a ridurre la distanza che c’è tra «le-cose-come-sono» e «le-cose-come-dovrebbero-essere». È solo grazie a questi sognatori e ai loro sogni se la vita di tutti noi diventa – realmente – migliore. Democrazia, giustizia, giustizia sociale e diritti civili, per esempio, che, in tanta parte del mondo, purtroppo, sogni lo sono ancora. E tutte le conquiste più grandi: il grido liberté, égalité, fraternité, il Risorgimento e l’unità d’Italia, la fine della segregazione razziale negli Usa: non disse, forse, I have a dream Martin Luther King?; l’Europa libera e unita – sognata a Ventotene, nelle tenebre di un Novecento, brutalizzato da dittature sanguinarie e due guerre mondiali; la Liberazione, la fine dell’Apartheid, sognata e realizzata da Mandela, il crollo del Muro di Berlino. Ma sogno sono stati anche il volo – da Leonardo ai fratelli Wright –, l’auto di Manzetti, il telefono di Meucci, la radio di Marconi; la scrittura e la stampa, la fotografia, il cinema, la televisione. E la musica, naturalmente: uno dei sogni più belli e più grandi che l’umanità abbia mai sognato. Perché è, allo stesso tempo, figlia e madre di sogni. Nasce dai sogni e genera sogni, in un crescendo senza fine, che non smette mai di emozionare. E, ancora: l’atomo di Fermi, il primo trapianto di cuore al mondo, operato da Christiaan Barnard nel dicembre del 1967, il passo – piccolo per un uomo ma grande per l’umanità – di Neil Armstrong, sulla superficie lunare, in quel magico 21 luglio del ’69. E, naturalmente, la pace: un sogno che non bisogna mai smettere di sognare, perché è l’unico modo di evitare che il mondo precipiti nell’incubo. Fino al sogno più grande di tutti: la Pasqua, nel senso, universale, di morte della morte. Aveva ragione Shakespeare: «Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni». Letteralmente. E, naturalmente, il sogno di oggi: domare questo virus, debellarlo, e tornare, finalmente, a vivere. Sogno al quale mi permetto di aggiungere un mio sogno personale: che ci riesca un altro Sabin, il gigante che non volle mai brevettare il vaccino con il quale liberò il mondo dalla poliomielite, il suo regalo all’umanità. Un sogno nel sogno, appunto.

Siamo sognatori, dunque? Sì, per nostra fortuna. Lo dimostrano le pagine più alte e luminose della nostra Storia. Approfittiamo, allora, della notte che stiamo vivendo per sognare con tutta la forza che abbiamo. Non il ritorno alla solita realtà, però. Sono così tante le cose da cambiare. A partire dall’egoismo, l’indifferenza e l’odio che avvelenavano l’aria che respiriamo molto prima che lo facesse il coronavirus. Sogniamo il «meglio di prima», non il «tutto come prima». Impossibile? Tutt’altro. L’umanità lo ha già fatto in passato e, dunque, può farlo ancora. Facciamo come quando si cambia casa: liberiamoci di tutto ciò che non serve, che toglie aria e luce; tutto ciò che sporca. E arrediamo la nuova casa con il meglio di noi. Condivideremo, finalmente, un bel posto dove stare, e torneremo a un’esistenza alla quale varrà davvero la pena di tornare.

Al sogno di una vita che è sempre una vita da sogno.

(Foto: Luca Merenda) – Fonte articolo VanityFair.IT

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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