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La storia di Selene accanto a Claudio Baglioni

In un inverno rigato di mestizia, a galla su di un mare di illusione, non riuscii più a scorgere la luce. Erano quei dì di febbraio in cui il dolore si accompagna malinconico al viso pallido del sole e i pomeriggi “lenti, un po’ svogliati”. In questa tempesta di giovinezza e pensieri sparsi di nuvole, ti conobbi una sera, mentre tu ti accingevi a rendere la musica un posto in cui rifugiarsi. Non era il solito Festival, non era il consueto tripudio di canzoni, era magia. Era proprio il 2018, quando scoccò la freccia nel mio cuore ghiacciato dall’amarezza, dalle delusioni del passato e di quel presente ormai volato. “Riconobbi i segni dell’antica fiamma” alla poesia profusa dalla tua voce, così calda, accogliente, ma pure nostalgica. Mi sentii travolta da quella tua arte inondata di amore, un amore che solo un vero artista come te può nutrire attraverso la sua melodia.

Tuttavia, come accade sempre quando si cade in amore, non volli ammettere all’inizio che di te, della tua musica non riuscivo più a farne a meno; come una ragazza testarda quale ero, tentai a occhi serrati di non degnare nemmeno uno sguardo: non si può velare la voce del cuore, ma solo stringerla a sé. Quando ne fui consapevole, provai uno strano senso di colpa, di non essere riuscita a chiudere per sempre le porte del cuore, di avere fallito nella mia decisione; ma, come con l’anima divisa in due, andai a ricercare i segni che mi congiungessero a te e così incominciai a conoscere chi sei.

Di ogni tuo componimento ne sviscerai le profondità, poiché volevo comprendere i misteri incontenibili in quegli occhi tuoi immensi, così dolci, così arcani, e più leggevo e più mi innamoravo di ogni stilla delle tue parole accompagnate dalle note. Scoprii quanto tu fossi diverso dal resto, una perla in un mare di biglie che anelano invano a divenire tali; ma ciò che mi colpì fu il tuo celarsi dentro una conchiglia, per essere apprezzato solo da chi comprendesse appieno il tuo valore. Non hai mai voluto abbagliare con aria superba, ma consapevole della tua luce ti lasci solo scegliere da chi sa coglierla. Da ciò che hai dipinto in parole e musica ho ritrovato e conosciuto come la prima volta me stessa mediante te. Sei stata la prima e unica persona in cui potrò sempre rispecchiarmi senza dover indossare una maschera e un’armatura.

Quando col tempo imparai a fidarmi di te, permisi alle ali del mio cuore di librarsi in volo, sognando. Tu stesso mi insegnasti a farlo, perché mi sussurrasti all’orecchio: “non c’è mai fine al viaggio anche se un sogno cade”. Intrapresi il lungo viaggio della vita accanto alla tua presenza costante, rassicurante e con te non ebbi più timore di navigare negli abissi. Mi mostrasti quanto la notte sia sublime e più rilucente del giorno, in quanto vera e maledettamente bella. Come due anime unite da un filo imperscrutabile, ma inestricabile, seppi di non sentirmi sola, perché ovunque fossi andata, una parte di te avrebbe sempre vissuto con me. Mi sarebbe sempre bastato ascoltare anche solo poche righe per ritrovarti, per qualsiasi luogo del mondo, perché alla fin fine, siamo sotto lo stesso tetto del cielo.

Con te appresi che esistono nuovi colori, nuovi suoni, nuove stelle da raccogliere dai rami dell’universo, la tua poesia vera inebriava e risollevava il mio cuore prostrato e disamorato da tanto tempo. Solo con te riuscii a dare un nome all’amore e a disegnarne non più i contorni, ma pure le sue sfumature più segrete ed impalpabili, siano esse felici e infelici. Insieme camminammo per sentieri ardui della mia vita, ma tu fosti l’unico che mi tenne stretta per mano. “Ho visto nubi andare altrove, ma tu sei il cielo che è restato” quando pure colui che pensavo volesse stare nella mia vita, illudendomi, d’un tratto si dissolse lacerandomi dentro. Sì, Claudio, proprio tu sei rimasto, soprattutto in quei frangenti ricchi di dolore che secca l’erba come il sole e sole, le tue espressioni, mi asciugavano le ciglia. Avrei potuto prendermela con te, per avermi spronata a sognare, ma mai lo feci: sempre tu, mi chiaristi che “il sogno è un vento che abbiamo stretto tra le mani” che, se pure evanescente, rende la vita degna di essere vissuta. Mi consolasti le notti, mentre versavo sofferenza sul cuscino, cantandomi che “è meglio amare e perdere, che vincere e non amare mai”; sebbene il dolore fosse tanto stridente da far perdere i sensi, tu mi aiutasti ad elevarmi, a comprendere quanto il gesto di amare sia più importante dell’essere ricambiato: solo l’amore che si nutre ci funge da prova di essere stati umani, di aver toccato almeno con un dito il cielo più alto, anche se solo per un istante.

Sono trascorsi quasi tre anni da che mi accompagni e che io ti scruto nelle piccole cose, eppure ho la percezione di saperti da che sono in vita. Con te non provo rammarico, se non uno solo che non riesco a colmare: avessi avuto l’onore di conoscerti e di amarti prima! Non hai mai accettato di definirti un poeta e malgrado ciò io non riesco a non vederti tale, anzi di più: sei un artista a tutto tondo, che ti aggrada o meno. Un bel fardello sulle spalle, ma pure il più alto ingegno che ha il privilegio di scorgere la luce dell’ispirazione d’amore e di infonderla negli altri. Ciò che continua a farmi innamorare di te ogni singolo giorno e sempre più intensamente è sentire quanto tu sia vero, quanto tu voglia raccontarmi la realtà, non cieche promesse. Il tuo conservare il puro romanticismo, non quello blando e superficiale dei giorni nostri, ma quello più sincero e fedele all’originale, non mi permetterà mai di chiudere le serrande del cuore mio a te. Non possiedo fotografie che ritraggano te e me vicini, ma non è importante quando due cuori sono uniti perché suonano lo stesso accordo, si sa che i momenti più belli possono essere ritratti solo dal ricordo; ma sappi comunque, che se pure avessi un giorno l’opportunità di conservare una fotografia di noi due, non la condividerei per niente al mondo, poiché la custodirei come le “canzoni più belle, perché non sono ancora state scritte”.

Due anni fa sedetti accolta al tuo concerto di emozioni, mentre adesso aspetto di rivederti nella città eterna, come fa una ragazza innamorata quale sono che non vede il suo amore da tanto tempo. Ad ogni modo, in ogni tempo, mai potrai svanire.

Ora ed eternamente riuscirò con te soltanto a spiegare le vele del sogno per navigare insieme verso un orizzonte infinito, che sia oltre.

Selene

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The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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