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Claudio Baglioni “La vita è solo amore”

IL NUOVO DISCO DEL CANTAUTORE
Arriva «In questa storia che è la mia» per i 50 anni di carriera con 14 attesissimi brani inediti

Claudio Baglioni «La vita è solo amore

«Questo sentimento per me è primo, secondo, contorno e frutta»

DI CARMEN GUADALAXARA per il TEMPO del giorno 1 Dicembre 2020

L’amore è il motore della vita, può essere quello di Dio, cioè del creato, quello sublime che canta Dante nel XXXIII canto del Paradiso «l’amor che move il sole e l’altre stelle» o quello clandestino sempre descritto da Dante nel V canto dell’Inferno tra Paolo e Francesca «amor, che nullo amato amor perdona» o quello più terreno e umano tra Florentino e Fermina «Nell’amore ai tempi del colera» di Marquez. Ma è sempre amore. Quello per il creato, per la donna o uomo idolatrato o quello carnale e sensuale. La storia del mondo si regge su questa parola magica, che suscita passioni, emozioni, che alimenta coraggio e intraprendenza.

E scrivere questo sentimento, questo moto dell’anima è stato un impegno di scrittori, poeti, artisti e musicisti. Ognuno con i propri mezzi e i propri limiti. E tutti capaci di suscitare ecciti, riflessioni. L’importante è non scadere nel banale, perché grave sarebbe annacquare il più alto sentimento umano. Un rischio che non corre un cantautore come Claudio Baglioni, che in tutto il suo percorso di circa mezzo secolo l’amore lo ha cantato in tutte le sue forme, nel piacere che può apportare, nel dolore che è sempre l’altra faccia. Ma adesso con il suo ultimo lavoro «In questa storia che è la mia» in uscita il 4 dicembre, 78 minuti di musica (capostoria, 14 brani, 4 interludi pianoforte e voce, e finestoria ndr.) l’impegno è quello di descrivere di questo sentimentoin tutte le sue sfaccettature, un impegno maturo, tanto più necessario in un periodo della nostra storia umana, dove per l’emergenza Covid rischiamo tutti di divenire più egoisti, chiusi in noi stessi, timorosi del vicino che potrebbe essere l’untore, il nemico nascosto. Una fase della nostra vita in cui i rapporti personali si diradano, talvolta relegati ai freddi contatti via web. Distanziati per paura, distanziati non solo i nostri corpi con il rischio di inaridire anche le nostre anime.

Così diviene ancora più necessario cantare l’amore, ed è quello che fa con la consueta capacita emozionante. Canta l’amore, la medicina necessaria per sconfiggere la solitudine e l’aridità dei sentimenti, l’amore per questo mestiere pensando che qualcosa dopo resterà.

E di questo ne siamo certi perché il suo italiano è lingua preziosa in tutte le sue
accezioni che non è riuscita a paralizzarla neanche la pandemia. «Una volta che la voce tacerà, ci sarà qualcosa che resisterà – ammette Baglioni – Il verbo incidere mi ha ossessionato per tutta la lavorazione del disco. Incidere nel senso di lasciare un segno in chi avrà la bontà di ascoltare questo disco».

Come ha lavorato a questo progetto e quanta ricerca c’è nell’uso della parola?

«Gran parte della mia produzione ha come contenuto il parlare dell’avventura e la disavventura del vivere, la parte preponderante è occupata dall’amore. Per
quanto cineasti, artisti, arti figurative e visive abbiano scandagliato questo sentimento, per me è il primo, il secondo piatto e il contorno quando ci si siede a tavola. Ho sempre pensato alle canzoni d’amore e in questo disco sono andato a pescare i tanti momenti di una vicenda amorosa conla sua discesa e ripresa di questa ruota gigantesca. È un argomento chemi ha sempre interessato nella vita. Non è un caso che io abbia voluto cantare l’amore, specie in questo momento che stiamo vivendo perché penso che l’espressione dell’arte popolare sia quello di uscire fuori e portarsi via il succedersi degli eventi di cronaca. Io sento tante linee melodiche importanti. Lamusica è quasi metafisica e io ho cercato la via dell’emozione. Le parole invece vengono analizzate: ho fatto spesso fatica a mettere insieme parole e musica, è come confrontare qualcosa di impalpabile con la concretezza delle parole. Ho cercato di andare sul significante, l’effetto del suono della parola, per dare ai termini una fisicità».

Con questo lavoro riavvolgiamo il nastro di 50 anni?

 «”In questa storia che è la mia” c’è un invito. Una spinta a rileggere la nostra storia. La storia di ciascuno di noi, di queste pagine di musica e parole, che abbiamo scritto e vissuto insieme, e di questo tempo che, sebbene sospeso, porta anche le nostre firme. Il tempo è l’avversario micidiale di ognuno di noi. E per quanto cerchiamo di affrontarlo, alla fine possiamo solo corrergli dietro. Il vantaggio di questo mestiere è pensare che resterà qualcosa dopo. Di tutto questo che è accaduto con il Covid non torniamo come prima ma andiamo a essere meglio. Non chiedo unmondo nuovo ma cogliamo la trasformazione».

Baglioni, crede che l’amore arrivi quando non gli chiedi più nulla in cambio, così come descrive nei brani «Quello che sarà di noi» e «Pioggia Blu»?

«C’è la sorpresa dell’amore sempre, anche quando hai trovato una giusta soluzione c’è sempre la possibilità dell’innamoramento. C’è anche la paura di amare, due che non si promettono troppo perché non c’è cuore a sufficienza per affrontare una grande storia d’amore. Pioggia Blu è il solo pezzo che descrive quello che stiamo vivendo: la pioggia resta fuori rispetto a una tana, è una minaccia che vorresti passasse il prima possibile. Però rinforza l’unione che diventa un no».

Il singolo «In un mondo nuovo» è carico di speranza.

«Un brano che è la speranza di sempre.Ma è una speranza diventata un po’ logora. Come una vecchia militante che ha partecipato e combattuto un sogno. E nel tempo ha conosciuto tante disillusioni ad aspirazioni che non hanno avuto una concretezza. È come se ci fosse un popolo che avanza con dei cartelli. Con le istanze che tutti possiamo ben immaginare. Non è un pezzo né di ottimismo né di pessimismo. È la necessità di ricominciare a fare sogni al plurale».

Soprattutto nel mondo dello spettacolo…

«Io ormai sono un lavoratore graduato, ma siamo rimasti tutti appiedati da questa situazione. Conosco le storie di molti dei lavoratori dello spettacolo perché siamo cresciuti insieme, abbiamo alle spalle 50 anni e passa di esibizioni, la famiglia si è molto allargata. Non ho ricette per uscire da questo momento di crisi e penso anche che non ci sia una sola ricetta. Bisogna rimboccarsi lemaniche e provvedere personalmente. Alcuni miei colleghi ed io lo abbiamo fatto con sottoscrizioni personali confondi di sostegno. È venuto a mancare il 100% del lavoro rispetto a tanti altri settori ed è ancora più in difficoltà, così penso ci sia il dovere di andare a cercare delle nuove forme. Non sono d’accordo con chi dice che i concerti non si possano fare in streaming, in tv e a distanza. Bisogna trovare una formula accattivante».

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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