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Appunti di Claudio Baglioni a Catanzaro

Claudio Baglioni a Catanzaro

appunti sul diario di un popolo in festa

L’evento c’è e neanche un insolito freddo pungente sminuisce il valore dell’attesa. Claudio Baglioni è qui, sta nella nostra città, a Catanzaro ritorna dopo una lunga assenza, guardiamo lo stesso cielo, annusiamo la stessa aria, udiamo gli stessi suoni. Anche il Teatro Politeama dedicato a Mario Foglietti sembra in religioso silenzio, nella sua imponenza, in attesa dell’InCantautore e della prima nota di questa serata in cui questa città è un altro lembo di terra che celebra il Grande Mago.

Ore 18.30.

Un grappolo di fan presidia all’esterno del teatro. La piazzetta si anima di un popolo sorridente in vena di far festa. Imbardati per il freddo. Raccolti in piumini, sciarpe e guanti per difendersi anche da una pioggerellina insistente. Portano dietro i panini e l’allegria insieme a un’aria adolescenziale. L’atmosfera è pari a quella di una gita. Scattano foto ricordo, sbirciano attraverso i vetri del foyer vuoto. Si abbracciano.

L’attesa della felicità l’aveva descritta Giacomo Leopardi, ma appartiene anche a Claudio Baglioni poiché nel 1975 ha dedicato a questa attesa un intero disco.

Ogni concerto di Claudio Baglioni diventa una festa. Lo sa bene il suo pubblico, fedelissimo, sempre presente a ogni occasione che lo riguarda. Il concerto diventa il modo per ritrovare amici di altre città, magari itineranti nei tour. Ci si riconosce sempre.

Poco più in là, una famiglia con un bimbo sorride mentre intona “Avrai”: perché la deve ripassare prima che lui la canti, in modo da essere preparato, dice.

Ma è chiara una cosa: Catanzaro c’è. Il cosiddetto “zoccolo duro”, gli imperterriti fan non perderebbero neanche un’occasione per fargli capire, attraverso la presenza, l’affetto incondizionato.

Però c’è anche il cosiddetto “pubblico normale”, sicuramente appassionato alla musica di Claudio Baglioni, ma non sicuramente così “dotto”. In fin dei conti, questo genere di concerti è fatto soprattutto per loro. Per fan più imperterriti ci sono anche i raduni ClaB dove riunirsi sotto uno stesso cielo.

Ore 19.00.

Claudio Baglioni alloggia poco distante il teatro. Un gruppo molto ristretto di persone è lì ad attenderlo. Non c’è l’insistenza. Nessuno spintona o si fa largo. Solo l’esigenza di vederlo prima dello spettacolo.

“Sandrone”, lo storico body-guard di Baglioni scherza con i presenti. Lì, al freddo – sotto un cielo buio – c’è l’ennesima attesa. Attesa di un abbraccio, di una foto. Di un semplice “ciao”.

Claudio Baglioni esce dall’albergo per recarsi al teatro. Di fronte, l’auto è pronta ad accompagnarlo, ma viene fermato, come è di rito. Lui lo sa e, a volte, pazientemente si mette a disposizione.

È un momento adrenalinico per i fan che sono venuti da altre parti della Calabria. Una signora di Cosenza esclama: «Io alloggio qui e non lo sapevo!» . Giulia Marino, fan storica, racconta quanto sia stato difficile trovare i biglietti della prima fila. Alessandro Pitaro – anche lui fan decennale – gli dice: «Sono 35 anni che ti inseguo, ma tu sei più veloce di me.» Omettendo un po’ per l’emozione il fatto di esserci rimasto male quando ha annullato la data di Amsterdam nel World Tour 2010. Comunque, riesce a celebrare il suo primo incontro con una foto. Almeno quello è fatto!

Un coro in festa saluta Baglioni mentre entra nell’auto.

Ore 20.00.

Si aprono le porte del teatro. Un paio di ragazzi portano dentro tre pizze. Chissà per chi saranno, ma in effetti è ora di cena per qualcuno.

La fila del pubblico è lunga, la trepidazione è al massimo. È ora di entrare, finalmente.

Operazioni di rito: green pass, mascherine e lui… il biglietto conquistato. Sì, perché riuscire a comprare un biglietto non è stata un’impresa facile. Lo dice il fatto che tutto il tour “Dodici note Solo” è sold-out dall’anno scorso. Biglietti spariti nel giro di poche ore.

Il Teatro Politeama ci accoglie nella sua veste bellissima e raffinata. Un gioiello di architettura firmato Paolo Portoghesi che ricorda il mare. La forma a ferro di cavallo con i suoi cinque ordini di palchi ospita oltre 900 posti a sedere. In platea siamo 380. E ci siamo tutti. Ma proprio tutti!

Un gruppo di ragazzi appende uno striscione a fianco al palco per salutarlo, quasi per dirgli “Hey, siamo qui. Siamo qui per te. Bentornato!”

Il tempo di prendere posto e finalmente vediamo il palco. “Essenziale” sarebbe la definizione più giusta. Tre strumenti sono i protagonisti dello spazio: un pianoforte, una clavinova e una tastiera; ma ovviamente poi c’è lui: Claudio Baglioni che darà loro un’anima. Sarà lui, da solo sul palco, a eseguire una scaletta ancora sconosciuta ai più.

Non è la prima volta di un tour in solitaria: c’è stato il visionario “Assolo” nel 1986, poi l’intimissimo “InCanto”, anche questo nei teatri italiani. Ma per Catanzaro è la prima volta in assoluto.

Il primissimo concerto allo stadio ci doveva essere nel 1982, ma fu annullato. Solo nel 1985, i catanzaresi sono riusciti a ospitarlo e lui, in quella occasione, si scusò per il concerto di Alé Oò, all’interno dello stesso stadio. L’ultima volta che Catanzaro lo ha accolto è stato il 9 dicembre del 2014, al Palasport di Corvo.

Ore 21.00.

L’attesa finisce. Ed eccolo entrare in un completo classico grigio. Sta bene, si sente meglio dopo avere preso il Covid a Pescara e annullato dei concerti. È di nuovo in pista.

Claudio Baglioni: Solo, ma non “solo”. Le parole da portarci a casa

Al pianoforte esegue “Solo”. Il motivo è semplice: è il sottotitolo del tour che anticipa i concerti romani di Caracalla “Dodici note” e indica l’intenzione del concerto.

Spiega il perché della presenza di soli tre strumenti e della loro funzione. Scherza, ironizza anche su sé stesso durante i suoi racconti, tra una canzone e un’altra. Ma non è mai banale, anzi il suo lato profondo emerge visibilmente.

La conosciamo bene la sua loquacità, i suoi tempi, il silenzio tra una pausa e un’altra. Possiamo dire che i suoi interventi soprattutto stavolta siano il concerto nel concerto. Le parole hanno una funzione importante. Ciò che dice a noi non deve essere perduto, anzi, custodito. Le canzoni hanno la fortuna di potere rivivere, anche in altre dimensioni. Ciò che si racconta dal palco no. È un’esibizione ed esperienza unica che non potrà essere riascoltata se non in altri concerti del medesimo tour.

La pandemia, la paura di stare troppo fermi

Sono stati tre anni difficili. La pandemia lo ha bloccato nel lavoro, ma anche come uomo di “varie-età”. Lui ama stare sul palco. La musica non è solo una professione, è la sua vita. Traspare quando dice di vedere spartiti ogni volta che guarda Roma dall’alto, posizionati come se fossero a disposizione di un immaginario direttore d’orchestra. Ogni volta che si ferma a parlare con il pubblico, esce fuori un pezzettino di sé, della sua anima tormentata e di quella che solca il mare della serenità.

Azzarderei nel dire che gli interventi parlati siano lo spettacolo principale e le canzoni un contorno. Sebbene sappiamo che poi nella realtà non è propriamente così. Ma il carisma che emana quando si rivolge al pubblico è innegabile. Il contenuto di ciò che racconta trafigge.

Si starebbe ad ascoltarlo per ore senza mai stancarsi.

Tre ore di musica e una piccola storia che continua

È lui. Un grande artista, un professionista. Dedito a una precisione maniacale quando si tratta di spettacoli e di dischi. Lo conosciamo bene e non si risparmia. Le sue serate durano ben tre ore e questa dimensione intima è quella che più gli si addice, a mio giudizio .

Questo tour vede ben 71 concerti nei teatri italiani. L’ultimo è previsto il 16 maggio a Napoli, giorno del suo 71^ compleanno.

La scelta di Napoli non è casuale: Napoli è il mare in cui fu concepito in un agosto del 1950, quando i genitori erano in viaggio di nozze. Inoltre, a Napoli ci sono i fan più assidui insieme a quelli di Roma.

La scaletta: l’impresa più ardua per Claudio Baglioni

Claudio Baglioni racconta anche questa sua storia introducendo “Io Dal Mare”, tratto dall’album-bibbia per ogni fan: “Oltre”.

Tutta la scaletta ha una logica.

Ogni intermezzo contiene informazioni personali e di spettacolo. Il pubblico lo celebra, lo chiama, canta con lui tutte le canzoni, famose e no. Ci si rende conto che tre ore non bastano a rendicontare un intero repertorio. Lui ha scritto quasi 400 canzoni ed è normale che qualche figlia venga tagliata fuori. Vittime di un repertorio che è immenso.

La scelta è stata quella di dare un po’ spazio alle figlie più giovani, racchiuse negli ultimi album. Queste risultano sconosciute al grande pubblico, ma non sicuramente a chi lo segue assiduamente che le intona con lui.

Alcuni richiedono “Ragazze dell’Est”, ad esempio, ma la scaletta non la prevede. Forse un’altra volta. Alla fine tutte meriterebbero di essere eseguite sul palco. Ma come si fa?

Le canzoni vecchie, ma sempre attuali

Claudio Baglioni gioca nel medley di “Stai su” e “Notti”. È più serio nell’intonare “Uomini Persi”e “I Vecchi”. Molto profondo quando deve presentare l’iconica e sempre attuale “Ninnananna nannaninna”.

Le sorelle maggiori trovano spazio “perché almeno quelle bisogna farle”, ma vengono racchiuse in due ulteriori medley che comprendono: “Con Tutto l’Amore Che Posso” ed “E tu…” suonate alla clavinova; poi è la volta di “Questo piccolo grande amore”, “Amore bello” e “E tu come stai?” al pianoforte.

Le ore scorrono veloci, ma lo sappiamo tutti: quando si intonano le prime note di “La vita è adesso” sarà l’ultima regina della serata.

Infatti, è così. Ci dice arrivederci sulle note di “Tienamente”.

Claudio Baglioni e la fine della festa

Ore 23.50

All’esterno è ancora festa. Un gruppo nutrito del pubblico lo attende all’uscita del teatro per l’ultimo saluto della serata. Non riesce a scendere dall’auto perché fa molto freddo. Le temperature sono ormai vicine ai due gradi.

Una signora di mezza età chiede: «Ma come fate a conoscere tutte le canzoni?»

La risposta è immediata: « Signora, non si deve meravigliare se si conoscono tutte le canzoni cantate oggi. Si dovrebbe meravigliare del fatto che si conoscono anche quelle che stasera non cantato.»

Il ritorno a casa è un po’ più nostalgico. Si vorrebbe arrivare a Cosenza per il concerto successivo, e poi a quello di Napoli. Per il momento ci accontentiamo della magia che abbiamo vissuto, mentre nella testa risuona una frase: “E non ci perderemo nel cammino se lo sguardo in alto lanceremo.”

Annamaria Gnisci per calabriamagnifica.it

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La scaletta della serata di Catanzaro

Claudio Baglioni – Scaletta Catanzaro 08/03/2022


The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

5 Commenti

  1. bello leggere tutta la descrizione della serata, ma purtroppo mi ha fatto un pò rimanere male il vedere che si è fermato con i fans all’uscita dell’hotel e all’ingresso del teatro qui e non solo…tranne che a Palermo..aspettato davanti l’hotel dove c’era molta gente dato che vi alloggiava anche can non so come che sta girando fiction, allora lo hanno fatto uscire da dietro dove siamo andate quelle che lo abbiamo capito e lo abbiamo aspettato in neanche una dozzina di persone, una ragazza è riuscita ad attaccarsi e farsi foto ma si è infilato subito in macchina. idem al teatro, è entrato da un altro ingresso diverso da quello dove era atteso anche da noi fans che eravamo pure pochi. ci siamo rimasti male che ha cercato di evitarci e sinceramente non capisco perchè, da lui che si ferma sempre soprattutto se c’è poca gente.. io non l’ho mai incontrato e sinceramente ci tenevo..
    comunque speriamo ben in un’altra volta, da qui non è così semplice beccarlo..

  2. Complimenti sinceri per essere riuscita a descrivere perfettamente le emozioni di quella magica sera….. Mi emoziono rileggendo ogni volta questo articolo…. 3 ore volate troppo in fretta come ogni suo concerto. Brava Annamaria magico Claudio

  3. “Poco più in là, una famiglia con un bimbo sorride mentre intona “Avrai”: perché la deve ripassare prima che lui la canti, in modo da essere preparato, dice.”
    La famiglia di cui parla l’articolo eravamo noi: io , mio marito, mia mamma e mio figlio di 8 anni (che adora Claudio sin dalla nascita e studia canto e pianoforte da quando aveva 4 anni perché vuole diventare come lui). Tre generazioni di fan….

    1. Grazie, Concetta! Sono una giornalista e seguo Claudio dal 1974. Ho scritto l’articolo volendo rappresentare emozioni e curiosità. Il tuo bimbo è simpaticissimo! L’ho notato subito! Spero che poi l’abbia cantata
      Mi fa piacere che tu abbia apprezzato l’articolo!
      Un abbraccio.
      Annamaria

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