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Ritorno trionfale di Claudio Baglioni a Saint-Vincent

Il ritorno trionfale di CLAUDIO BAGLIONI a Saint-Vincent, tra nostalgia e voglia di ripartire

“E tu come stai?”. E’ uno dei grandi successi di Claudio Baglioni, ma anche la domanda che al cantautore romano è stata spesso fatta in questo periodo. Già a febbraio a causa del Covid aveva dovuto rimandare una serie di concerti (tra cui quello del 15 febbraio a Saint-Vincent). Ma, a causa di uno stato influenzale, sono stati posticipati anche i concerti tra il 25 ed il 27 aprile.

Dopo 11 anni, comunque, il 1° maggio Claudio Baglioni è finalmente tornato in Valle d’Aosta. Il 17 giugno 2011 si era esibito, sempre a Saint-Vincent, nell’Auditorium del Grande Hotel Billia. E, ricevendo in regalo l’ennesima grolla, aveva ricordato la battuta che uno gli aveva fatto quando aveva ricevuto la prima: «Adesso attento che ti…grolla addosso». Questa volta era sul palco del Palais Saint-Vincent, per la cinquantanovesima tappa del tour “Dodici Note Solo”, che, partito il 24 gennaio dal Teatro dell’Opera di Roma (come ha ripetuto più volte, fingendo smemoratezza), fino al 22 maggio lo porterà sui palchi di settantuno tra i teatri lirici e di tradizione più prestigiosi d’Italia.

Settantuno come gli anni che il 16 maggio festeggerà al Teatro San Carlo di Napoli. Tra i tanti regali ricevuti per i 70 anni c’era stato un murales, che lo raffigurava con le note e parole di “Strada facendo”, creato da un gruppo di fan di Centocelle. E’ il rione dove il cantautore romano è cresciuto e dove, da ragazzino, fece il suo esordio su un palco. Ne ha fatta di strada da allora. In oltre mezzo secolo di carriera ha venduto oltre 60 milioni di dischi e scritto, con “Questo piccolo grande amore”, quella che è stata giudicata la canzone del secolo scorso. Ha fatto anche oltre 2000 concerti (tra questi quello all’Olimpico di Roma del 6 giugno 1998, che, con 88.756, ha il record italiano di spettatori paganti).

Dopo lo stop dovuto alla pandemia, il 24 gennaio è tornato a farli, vincendo una crisi di astinenza che, scherzando sui gruppi di autocoscienza degli alcolisti anonimi, lo ha portato ad aprire la serata con un «Buonasera, sono Claudio e da tre anni non faccio un concerto».

Per questo ritorno alla musica dal vivo Baglioni è sul palco da solo («così “Claudio sei unico” è di default»), con “tre Caravelle per affrontare un mare di musica”, che, poi, sarebbero un piano acustico (con cui ha ricordato il passato), un piano elettrico (il presente) ed una tastiera elettronica che, combinando più sonorità, è il futuro.

Per il repertorio non ha avuto, naturalmente, che l’imbarazzo della scelta, potendo scegliere sulle 380 canzoni composte. Alcune notissime, come l’iniziale “Solo” e la finale “La vita è adesso”, che rappresentano i punti fissi della scaletta. Altre meno, come “Altrove è qui“, “Gli anni più belli”, “Mal d’amore”, “Dodici note” e l’autobiografica “Uomo di varie età” pubblicate nel dicembre 2020 nel diciassettesimo album in studio “In questa storia che è la mia”.

Il tutto abbondantemente condito dalle parole di Baglioni, tra confessione intima, meditazione esistenziale ed ironia, che hanno fatto sì che, pur avendo iniziato puntualmente alle 21, intorno alla mezzanotte aveva solo molto parzialmente appagato la fame di nostalgia dei 1300 spettatori del Palais.

Sono stati i fans più sfegatati, ammassandosi sotto il palco , a dare il via al momento karaoke con il cantautore romano a snocciolare i medley dei suoi inni generazionali: “Con tutto l’amore che posso”, “Sabato pomeriggio”, “E tu”, “Questo piccolo grande amore”, “E tu come stai”, “Amore bello”.

Con “La vita è adesso” a concludere, dopo più di tre ore di concerto, con la stessa riluttanza che hanno gli innamorati quando si devono staccare (“attacca tu… no attacca tu”). A conferma che ”non c’è mai fine al viaggio” per uno come Baglioni che con le sue canzoni da mezzo secolo porta “l’amore per cento e mille strade”.

by GAETANO LO PRESTI

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