Claudio Baglioni conquista il Gesualdo
Tre ore e mezza di concerto che hanno incantato il pubblico del Massimo cittadino si replica questa sera: venerdì la terza e ultima data prima di tornare al “San Carlo”
Baglioni conquista il Gesualdo
Settantaquattro anni e non sentirli. Tre ore e mezza di concerto con cui Baglioni si è preso il Gesualdo. Ventidue canzoni più tre medley, ma anche poesia e racconto per l’Uomo di varie età, solo sul palco, accompagnato da tre pianoforti ed una chitarra, intrusa nel suo bagaglio, che ha fatto capolino per Strada facendo.
Lo farà anche oggi e venerdì. Il primo atto è andato in scena davanti ad una platea eterogenea per provenienza (da tutta la Campania, ma anche da fuori regione) marcatamente femminile come di norma nel popolo baglioniano.
Tra i fan di casa, tre eccezioni sia per sesso che per età. Tre giovani autori e cantanti di Avellino cresciuti sul modello Baglioni. Giuliano De Matteis, 31 anni, è un talento da esportazione. Da Avellino con il suo canzoniere tricolore, l’artista di strada macina chilometri in tutta la regione. Ma ieri era a godersi il suo mito, quello che lo ha spinto prima a cantare ed oggi a studiare pianoforte inseguendo un sogno dedicandosi completamente alla musica. De Matteis ha pubblicato cinque singoli e sta lavorando al suo primo album. L’influenza di Baglioni è notevole negli arrangiamenti delle sue canzoni, firmati da Matteo Lionetti un altro avellinese, che apprezza Baglioni. Giuliano ricorda il suo primo concerto: «È come il primo amore. Era a Benevento nel 2009. Difficile scegliere la “canzone”, ma Mille giorni di te e di me è quella a cui non potrei rinunciare. Se avessi l’opportunità di trascorrere del tempo con lui, mi piacerebbe parlare di musica, gli chiederei qualche consiglio. Ne abbiamo bisogno. Sembra un paradosso ma oggi è molto più difficile emergere che in passato. Baglioni fa parte di un’epoca in cui erano le case discografiche a scovare talenti. Oggi si confezionano a tavolino».
Il giro di addio? «Forse sarà così, ma Claudio continuerà a fare musica». Simone Pastore, qualche anno in più di De Matteis, anche lui in platea ieri sera, sottolinea l’esempio artistico baglioniano: «Ha influenzato profondamente tutto il mio percorso. Cercare di interpretare le sue canzoni, mi ha costretto a lavorare con rigore sulla tecnica vocale, portandomi a maturare la consapevolezza che questo mestiere richiede dedizione quotidiana, disciplina ed un continuo desiderio di migliorarsi. Chi lo conosce solo superficialmente non immagina quanto la ricerca sonora sia stata, per lui, una missione. Un suo album in particolare, Oltre, mi ha travolto al punto da lasciare un’eco nelle mie scelte compositive, nel modo in cui costruisco i miei brani, nella cura che dedico ai testi e alle armonie. Mi ha insegnato che essere artista non significa brillare solo sul palco: occorre esserlo anche fuori, nella vita di tutti i giorni. Serve disciplina, anche nello stile di vita, nell’alimentazione, nella cura del corpo. I suoi testi mi hanno spinto inoltre a leggere di più, a cercare, a curiosare, a nutrire il pensiero prima ancora della voce ».
Ad Oltre, l’album con cui la melodia baglioniana ha incontrato la world music è la legato anche Francesco Pergola, 23 anni, che ha lasciato la consolle di dj per regalarsi un album. Nei Real World Studios di Peter Gabriel a Bath, dove nacque Oltre, è nato anche Stream, il primo album di Francesco che sarà al Gesualdo nella terza ed ultima serata di venerdì: «Le prime canzoni che ho ascoltato sono quelle di Claudio Baglioni. Mia madre è una sua grande fan e lo sono diventato anch’io. Il mio primo concerto in fasce nel 2004 al Pala Maggiò di Caserta». Nato come dj, nei suoi set non mancava la provocazione baglioniana: «Proposi E adesso la pubblicità suscitando meraviglia e stupore».
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