Claudio Baglioni “trasvolatore solitario” (a Catania)
Baglioni “trasvolatore solitario” (a Catania) nei templi della musica classica
Ha fatto tappa al Teatro Massimo Bellini “PIANO DI VOLO soloTRIS“, il tour più lungo del cantautore che si concluderà il 29 dicembre al Teatro Petruzzelli di Bari. Tre ore e mezza di musica e narrazione. Pubblico in delirio tra canzoni, nuovi arrangiamenti e gioco di luci
“Fino al confine…” per Claudio Baglioni non sono solo parole di una canzone. Baglioni non conosce confini nella sua musica. Immortale, infinita, intramontabile. Interminabile, e meno male. Di Baglioni non si può fare a meno se in oltre cinquant’anni di carriera, un teatro- ieri sera al Teatro Massimo Bellini di Catania ma è lo stesso nei teatri delle 300 tappe del suo Piano di Volo soloTris– canta all’unisono tutte, proprio tutte le sue canzoni, quelle degli esordi e quelle dell’album “più difficile” (parole sue) Viaggiatore sulla coda del tempo mai abbastanza cantato, mai abbastanza spinto nonostante la forza dirompente dei testi e della ricerca musicale.
A Baglioni basta un pianoforte, anzi tre, uno classico, una tastiera, uno digitale e una chitarra- la sua Excalibur per un solo brano- perché le sue canzoni diventino del pubblico. E chi sta tra il pubblico ha la certezza di quanto sia mozzafiato per un artista la consapevolezza di aver scritto capolavori, tracce immarcescibili nella storia della musica italiana, quanto sia impossibile mettere punto. Allora, non si fa. Baglioni, dopo il successo di “SOLO” e “SOLObis”, fa tris e riempie i teatri classici d’Italia e strada notturna facendo cumula tappe su tappe, palcoscenici su palcoscenici, applausi su applausi, progetti su progetti. In estate partirà con La vita è adesso tour. La forza di Baglioni è farsi equilibrista tra passato e futuro, sperimentazione e tradizione, parole e musica. Dal pubblico una voce grida “poeta”, lui si schermisce e sorride. Commosso forse, soddisfatto tanto.
Si presenta “Trasvolatore solitario” ed è come dire One man show. Lo show è “PIANO DI VOLO soloTRIS”, dove Volo sta per amore. Su questa immagine è costruito uno spettacolo in cui c’è Baglioni narratore, Baglioni cantante e Baglioni musicista. C’è un guitto elegante che mai ha smesso di scegliere l’amore, farne linguaggio per i suoi spartiti. Un cuore, dieci dita e dodici note. “Imbrogliare e imbrigliare il tempo” dice indicando i tre strumenti. Che è poi quello che fa lui: imbraca e fa lo sgambetto al tempo che passa e anche, come racconta, al dottore e all’organizzatore dei suoi concerti preoccupati per la lunghezza del tour, il più lungo finora, e per le tre ore e mezzo di canzoni e parole, senza mai fermarsi. Lo spettacolo ha una drammaturgia giocata sui numeri tre e quattro. Tre strumenti più uno, tre tempi passato, presente e futuro: Gli anni più belli, Fotografie e Acqua dalla luna. Quattro stagioni dell’amore ammiccando a Vivaldi: Con tutto l’amore che posso, l’arrangiamento sofisticato di Un po’ di più e Pioggia blu senza dimenticare Ora che ho te, Tienimi con te e Amori in corso (questa la lascia al pubblico che non sbaglia una nota).
I nuovi arrangiamenti
I tre colori del tour omonimo (1995, 1996 e 2000), forse il più iconico, certamente l’inizio di un dialogo con il mondo circense e le produzioni maestose. I medley sorprendono per la novità degli arrangiamenti soprattutto del classico Mille giorni di te e di me. Multiplo di tre per le canzoni: trentatré quasi una beffa al dottore su cui torna spesso a scherzare, come scherza con garbato fastidio per i flash dei cellulari che lo disturbano “La tecnologia più sofisticata è la tecnologia umana”.
I richiami alla grande letteratura
Negli intermezzi del parlato evoca grandi autori della letteratura, riflette sulla vita e sulla morte, sulle ali che permettono di volare dall’alto in basso e poi chissà in un paradiso, accenna alle guerre, riprende il romanzo di sé e lascia un cameo dolcissimo della madre. Incanta il pubblico con la semplicità di un professionista a grado zero di Autotune, che si può permettere una svirgolata nel falsetto (una sola) e non scomporsi quando dal pubblico gli ricorda di essere “il nonno più bello d’Italia”.
PIANO DI VOLO soloTRIS è tutto questo ma è anche altro. L’altro è il virtuosismo del light design. Le luci imbrigliano, è il caso di ripetere, le canzoni e il teatro dentro un’architettura immersiva fatta di fasci, lame, pareti, reti, punti di fuga, gabbie: nessuna soluzione di continuità tra i decori dei palchi e del soffitto del teatro e la musica. Il pubblico viene precipitato dentro il concerto con effetto moltiplicatore. Sul palco c’è uno, ma sembra ci sia un’intera orchestra e ballerini, performer, musicisti. Invece c’è solo Claudio Baglioni che mezz’ora dopo la mezzanotte saluta il pubblico e se ne va sulle note di La vita è adesso, in mano il cappello da capitano con la scritta “mille”, le ultime due parole “Buon volo”. Il pubblico gli dà appuntamento alle tappe estive, perché Il sogno è sempre, anche se questa non l’ha cantata.
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