{"id":4908,"date":"2011-06-08T09:59:37","date_gmt":"2011-06-08T09:59:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.doremifasol.org\/news\/?p=4908"},"modified":"2011-06-08T09:59:37","modified_gmt":"2011-06-08T09:59:37","slug":"presentazione-4%c2%b0cd-su-sorrisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/2011\/06\/08\/presentazione-4%c2%b0cd-su-sorrisi\/","title":{"rendered":"Presentazione 4\u00b0cd su Sorrisi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>SABATO POMERIGGIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre al dono straordinario di creare melodie in grado di fare centro al primo ascolto e non abbandonare pi\u00f9 menti e cuori nei quali si depositano (anche se estensioni e cambi di tonalit\u00e0 sono tali che, malgrado l&#8217;apparente semplicit\u00e0, le canzoni risultano tutt&#8217;altro che &#8220;facili&#8221;), Claudio Baglioni dimostra di avere mano felice anche sul versante testi. In una stagione nella quale le tematiche di punta sono quasi esclusivamente &#8220;politiche&#8221; e &#8220;sociali&#8221;, l&#8217;attenzione del musicista romano ai temi dell&#8217;interiorit\u00e0, del rapporto con una quotidianit\u00e0 avara di risposte e non sempre comprensibile, riesce a colpire nel segno e a colmare il vuoto lasciato da un&#8217;attenzione forse eccessivamente sbilanciata sui temi del &#8220;pubblico&#8221;. Il tutto, grazie ad una lingua semplice, ma mai banale, capace di rendere &#8220;universali&#8221; istanze individuali e &#8220;particolari&#8221; e al ricorso ad una straordinaria galleria di personaggi &#8220;ordinari&#8221;, che Baglioni non si limita ad osservare da fuori, ma nei quali riesce a calarsi, in una sorte di &#8220;possessione artistica&#8221;, per raccontare, da dentro, gli altri e se stesso.Con &#8220;Sabato pomeriggio&#8221; (uscito per la RCA nell&#8217;immediata vigilia dell&#8217;estate 1975) prosegue la serie fortunata degli &#8220;incipit&#8221; vincenti. Dopo &#8220;quella sua maglietta fina&#8221; e &#8220;Accoccolati ad ascoltare il mare&#8221;, l&#8217;estate del &#8217;75 \u00e8 caratterizzata da un altro verso &#8220;simbolo&#8221;, quel &#8220;Passerotto non andare via&#8221; con il quale si apre la leading track di un altro album destinato ad un successo straordinario. Versi la cui capacit\u00e0 di penetrazione \u00e8 tale che finiscono \u00a0col sostituire il titolo stesso del pezzo al quale appartengono. Ecco, allora, che se la vox populi ha quasi subito ribattezzato &#8220;Questo piccolo grande amore&#8221; in &#8220;Quella sua maglietta fina&#8221;, se &#8220;E tu&#8230;&#8221; (malgrado la felicissima sintesi del titolo) \u00e8 stata trasformata in &#8220;Accoccolati ad ascoltare il mare&#8221;, &#8220;Sabato pomeriggio&#8221; diventer\u00e0 &#8220;Passerotto non andare via&#8221;.Versi simbolo a parte, Baglioni si conferma talento straordinario nel fondere note e parole. A proposito di queste ultime, particolare cura viene riservata agli aspetti relativi al &#8220;suono&#8221;, agli accenti e al gioco di assonanze, dissonanze e rime, nella consapevolezza del fatto che, in una canzone, i testi nascono essenzialmente per essere cantati (e non letti) e, quindi, la parola, oltre, ovviamente a significare, deve anche possedere una propria identit\u00e0 e valenza sonora. Se al musicista romano &#8211; che pure \u00e8 autore, esecutore e interprete delle cose che scrive &#8211; non \u00e8 possibile applicare l&#8217;etichetta &#8220;cantautore&#8221; (almeno non nell&#8217;accezione che essa manterr\u00e0 per tutti gli anni &#8217;70), a lui calza perfettamente, invece, la definizione di artista &#8220;Pop&#8221;.Pop, nel senso di &#8220;popolare&#8221;, che pu\u00f2 essere certamente riferito alle tematiche trattate e alle proporzioni del successo che i brani incontrano, ma che, nel linguaggio musicale, fa soprattutto riferimento alla ricerca e alla scelta di certe sonorit\u00e0 e ad un particolare &#8220;taglio&#8221; nella &#8220;produzione&#8221; degli album. Ecco, allora, che se c&#8217;\u00e8 una distanza reale tra Baglioni e gli altri &#8220;songwriter&#8221; della sua generazione, questa non \u00e8 tanto quella (spesso sottolineata, anche se non sempre giustificata) della differenza tra categorie, non cos\u00ec facili da definire, come &#8220;impegno&#8221; e &#8220;disimpegno&#8221;, quanto quella che riguarda struttura dei pezzi (in particolare la ricchezza di armonie e modulazioni) e scelta delle sonorit\u00e0. E&#8217;, dunque,, il &#8220;sound&#8221; ci\u00f2 che pi\u00f9 distanzia le produzioni di Baglioni da quelle degli altri protagonisti della scena degli anni &#8217;70 e lo rende uno dei fenomeni pi\u00f9 rilevanti del panorama &#8220;pop&#8221; italiano. Grazie a questa efficace miscela di note e parole e alla particolare attenzione a sonorit\u00e0 e produzioni, in soli tre anni, Baglioni \u00a0passa da giovane promessa della musica &#8220;leggera&#8221; itaiana vera e propria stella di prima grandezza del firmamento pop. Dopo l&#8217;inebriante esperienza parigina di &#8220;E tu&#8230;&#8221;, al fianco di un compagno di strada come Vangelis, l&#8217;album &#8220;Sabato pomeriggio&#8221; segna il ritorno in patria del musicista romano, sia per quanto riguarda la scrittura di testi e musiche, che per quanto riguarda le registrazioni. L&#8217;album, infatti, \u00e8 interamente registrato presso gli studi &#8220;B&#8221;, &#8220;C&#8221;, &#8220;D&#8221; della RCA, mentre parole e melodie nascono tutte nella nuova abitazione romana di Baglioni al &#8220;Nuovo Salario&#8221;. Una situazione questa che, in qualche modo, si riflette anche su atmosfere e personaggi dell&#8217;album. Le storie, infatti, non appaiono pi\u00f9 storie di anime di &#8220;periferia&#8221; alla ricerca di un &#8220;centro&#8221; simbolo di redenzione e riscatto, ma le tensioni pi\u00f9 &#8220;intime&#8221; e &#8220;borghesi&#8221; di chi sente di aver, ormai,conquistato il proprio &#8220;centro&#8221; e guarda, dentro e intorno a s\u00e9, per rispondere alle domande di senso che la navigazione pone. La cifra narrativa non perde, per\u00f2, l&#8217;attenzione &#8220;gozzaniana&#8221; a tutte quelle &#8220;piccole cose&#8221; che ritmano l&#8217;anonima e, tavolta, ispida quotidianit\u00e0 metropolitana, nella quale il confronto tra la lotta per la tutela e l&#8217;affermazione dell&#8217;identit\u00e0 e la tentazione o il rischio dell&#8217;omologazione resta uno dei temi centrali. Anima metropolitana perfettamente rappresentata dalla celeberrima copertina grafica che &#8211; per espresso desiderio di Baglioni &#8211; simboleggia il grande sogno, che, come un gigantesco sole, domina skyline, strade, via vai, stanze e finestre di tutte le citt\u00e0 del mondo.Con il rientro in Italia, si ricompongono i tre quarti dei &#8220;fantastici quattro&#8221; artefici del successo di &#8220;Questo piccolo grande amore&#8221; e &#8220;Gira che ti rigira amore bello&#8221;. Baglioni ritrova Antonio Coggio (che, per la verit\u00e0, lo aveva seguito anche in Francia per la lavorazione di &#8220;E tu&#8230;&#8221;), mentre Franco Finetti riprende il proprio posto alla consolle per registrazioni e missaggi.Non facile si presenta, invece, la scelta di un arrangiatore che avesse personalit\u00e0, talento e idee in grado da sostenere il confronto con Vangelis e dar vita ad un album che potesse competere con la portata innovativa e le sonorit\u00e0 &#8220;internazionali&#8221; di un disco come &#8220;E tu&#8230;&#8221;. La scelta ricade sul musicista argentino Luis Bacalov, che accetta con entusiasmo e grande carica creativa, sebbene ormai sul punto di dismettere i panni di arrangiatore e orchestratore, per dedicarsi definitivamente alla composizione (Bacalov otterr\u00e0 l&#8217;Oscar 1996 per la colonna sonora del film &#8220;Il postino&#8221;) ed alla carriera concertistica. Una scelta che si rivela vincente. Musicista di straordinaria intensit\u00e0 e grande sapienza creativa, Bacalov non si chiude negli spazi angusti di una cifra stilistica univoca, ma, attraverso arrangiamenti particolarmente ricercati (e, tuttavia, ugualmente in grado di incontrare il favore del grande pubblico), riesce a mettere a fuoco al meglio l&#8217;anima di ogni brano, attraverso una molteplicit\u00e0 di voci e suoni, ottenuti riscoprendo e valorizzando al meglio le potenzialit\u00e0 timbriche di un vasto set di strumenti acustici tradizionali. Se, ad un primo ascolto, &#8220;Sabato pomeriggio&#8221; pu\u00f2 apparire, quindi, un album meno trascinante, pi\u00f9 calmo e &#8220;posato&#8221;, rispetto alla portata innovativa di &#8220;E tu&#8230;&#8221;, alla distanza la sapienza costruttiva e la personalit\u00e0 degli arrangiamenti vengono fuori, trasformando &#8220;Sabato pomeriggio&#8221; in uno dei grandi &#8220;classici&#8221; del repertorio baglioniano.Sebbene non sia attraversato dal fil rouge di una vera e propria storia unitaria (come era avvenuto nei &#8220;concept album&#8221; del &#8217;72 e &#8217;73) in &#8220;Sabato pomeriggio&#8221; riemerge il bisogno di recuperare quell&#8217;elemento &#8220;guida&#8221; unificatore che si era perso nel progetto &#8220;E tu&#8230;&#8221;. Protagonista, questa volta, non \u00e8 una persona, ma un tema: l&#8217;attesa. L&#8217;artista visita la &#8220;sala d&#8217;attesa&#8221; del mondo e, con una felice serie di &#8220;tagli descrittivi&#8221; e &#8220;brani osservatorio&#8221;, racconta le piccole storie delle mille vigilie e la comune solitudine di quanti &#8211; sospesi tra un ideale d&#8217;amore e la ricerca dell&#8217;amore ideale &#8211; sostano, in attesa del prossimo passo, della prossima meta, del prossimo incontro.&#8221;Sabato pomeriggio&#8221;, vigilia del d\u00ec di festa, riecheggia, anche se in chiave metropolitana, quei fermenti de il &#8220;Sabato del villaggio&#8221; in cui speranza e attes si fondono fino a confondersi, in una lingua emotiva nella quale &#8211; come in spagnolo &#8211; per aspettare e \u00a0sperare esiste un unico verbo. Non a caso, a questo sono dedicati entrambi i tradizionali brani prologo ed epilogo che aprono e chiudono l&#8217;album.Neanche per questo disco cessa la &#8220;dialettica&#8221; tra discografici e artista riguardo alla scelta del brano &#8220;di punta&#8221;. In &#8220;ballottaggio&#8221; la title track, che i vertici RCA considerano (non del tutto a torto) un successo annunciato, e &#8220;Poster&#8221;, sostenuta, invece, da Baglioni, non convinto fino in fondo da &#8220;Sabato pomeriggio&#8221; che egli sente un brano dalla forma pi\u00f9 &#8220;classica&#8221; e dalla struttura meno innovativa rispetto a &#8220;Poster&#8221; (tutta da ascoltare, ad esempio, la particolare filigrana timbrica della &#8220;nuvola sonora&#8221; ottenuta fondendo mandolini e archi, all&#8217;interno del ritornello). Tutto questo, malgrado la title track si animi di alcune interessanti invenzioni dell&#8217;ultimo istante, come l&#8217;attacco del brano affidato alla sola voce (realizzato in fase di missaggio finale) e il curioso salto di tonalit\u00e0, inserito in extremis, tra strofa e chorus.Alla fine la spunta la RCA e la scelta ricade su &#8220;Sabato pomeriggio&#8221;, ma se il pezzo che d\u00e0 il titolo all&#8217;album stabilisce il record di permanenza (16 settimane) al primo posto della hit parade, Poster verr\u00e0 unanimamente considerato dalla critica uno dei brani pi\u00f9 belli della produzione del Baglioni anni &#8217;70 e risulta tutt&#8217;oggi uno di quelli che vantano il maggior numero di versioni realizzata da altri artisti. Ma &#8220;Sabato pomeriggio&#8221; e &#8220;Poster&#8221; non sono gli unici gioielli di un album che contiene brani &#8211; come &#8220;Lampada Osram&#8221; o la cortissima ma fulminante &#8220;Doremifasol&#8221; &#8211; che hanno superato la prova pi\u00f9 difficile, quella del tempo, e si presentano a noi, a distanza di pi\u00f9 di trent&#8217;anni, con tutta la freschezza, l&#8217;energia e la capacit\u00e0 evocativa che caratterizzano la migliore produzione del musicista romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Trascrizione a cura di Sabrina Panfili, in esclusiva per www.saltasullavita.com e www.doremifasol.org<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SABATO POMERIGGIO Oltre al dono straordinario di creare melodie in grado di fare centro al primo ascolto e non abbandonare pi\u00f9 menti e cuori nei quali si depositano (anche se estensioni e cambi di tonalit\u00e0 sono tali che, malgrado l&#8217;apparente semplicit\u00e0, le canzoni risultano tutt&#8217;altro che &#8220;facili&#8221;), Claudio Baglioni dimostra di avere mano felice anche &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":4897,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-4908","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-resoconti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4908","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4908"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4908\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4897"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4908"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4908"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4908"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}