{"id":50594,"date":"2018-10-23T12:42:38","date_gmt":"2018-10-23T10:42:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/?p=50594"},"modified":"2018-10-23T12:42:38","modified_gmt":"2018-10-23T10:42:38","slug":"claudio-baglioni-il-concerto-perfetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/2018\/10\/23\/claudio-baglioni-il-concerto-perfetto\/","title":{"rendered":"Claudio Baglioni, il concerto perfetto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/alcentro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-50555\" src=\"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/20-Ottobre-2018-13.jpg\" alt=\"\" width=\"660\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/20-Ottobre-2018-13.jpg 1600w, https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/20-Ottobre-2018-13-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/20-Ottobre-2018-13-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/20-Ottobre-2018-13-640x427.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.lisolachenoncera.it\/rivista\/primi_piani\/claudio-baglioni-il-concerto-perfetto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Al Centro di GIULIA ZICHELLA per L&#8217;Isola che non c&#8217;era<\/strong><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi conosce un po&#8217; la storia musicale di Claudio Baglioni sa quanto la dimensione live sia da sempre un luogo principe di sperimentazione e il vero punto focale dell&#8217;artista (e dell&#8217;uomo). La sua puntigliosit\u00e0, l&#8217;attenzione maniacale ai dettagli e la laurea in architettura sono andate ad alimentare, da almeno trentacinque anni, la sua concezione del \u201cconcerto perfetto\u201d. Che da sogno-visione, tour dopo tour, si \u00e8 fatta palcoscenico fino ad arrivare a questo ultimo <a href=\"https:\/\/www.doremifasol.org\/news\/alcentro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>&#8220;Al Centro&#8221;<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dovessimo fissare un luogo e un punto nel tempo per la nascita di quella idea, forse allora ancora inconscia, sarebbe il 24 ottobre del 1982 in Piazza di Siena (Roma). Concerto gratuito organizzato a conclusione del tour Al\u00e8-o\u00f2, dal quale viene pubblicato il primo album omonimo dal vivo del cantautore. Se quel tour, gi\u00e0 nella scelta del nome, raccontava di grandi piazze, spazi aperti, di stadi metaforici (quelli reali sarebbero arrivati solo anni dopo), quello successivo del 1986, che arriva dopo la pubblicazione de La vita \u00e8 adesso, scardina tutto, elimina la band, mette sul palco Baglioni da solo, con pianoforte, tastiere e chitarra. La magia di quel live, nella sapienza del tecnico del suono Pasquale Minieri, diventer\u00e0 poi un triplo album, Assolo. Anche solo accostando i due titoli dei tour \u00e8 facile comprendere come Baglioni negli anni Ottanta sia volutamente andato a prendere i due poli opposti di quella immaginaria linea dove possiamo posizionare l&#8217;ideazione e la progettazione di un live: dal grande al piccolo, dall&#8217;ampio al raccolto, dalla band alla solitudine. Nei vent&#8217;anni che sono seguiti Baglioni non ha fatto altro che spostarsi lungo quella linea, sperimentando ogni possibile posizione, avvicinandosi di volta in volta all&#8217;uno o all&#8217;altro opposto, aggiungendo, modificando, cambiando prospettiva, fino ad arrivare a fare una cosa semplice ma significativa per la sua storia musicale, vale a dire spostare il palco (e di conseguenza se stesso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tour degli anni Novanta meriterebbero molte pagine di approfondimento, qui mi limiter\u00f2 a dire che sotto il cappello metaforico dei colori (rosso, giallo e blu) Baglioni in quel decennio ha messo in scena i dischi della trilogia Oltre, Io sono qui e Viaggiatore sulla coda del tempo ogni volta andando ad aggiungere immaginazione e sfumature a quel sogno-visione di concerto perfetto; \u00e8 la lenta costruzione di un nuovo spazio fisico mai pensato prima dove l&#8217;esperienza musicale, dell&#8217;artista e dell&#8217;ascoltatore, possa essere globalizzante e profonda, e suono e immagine possano amalgamarsi senza discrasie. Quel sogno \u00e8 nell&#8217;estate del 1998 che vede un importante punto di svolta, e diventa progetto sul quale costruire un grande evento: un immane, enorme, miracoloso ingresso della musica popolare allo Stadio Olimpico di Roma. Il tour Da me a te sembra essere in quel momento il punto di arrivo e il compimento finale di quella visione sbocciata vent&#8217;anni prima: palco mastodontico, pi\u00f9 di cento ballerini e artisti di strada, il pubblico attorno a racchiudere e difendere l&#8217;artista e la sua musica. Tanto \u00e8 ambiziosa l&#8217;organizzazione che pi\u00f9 di qualcosa purtroppo va storto in quella occasione, soprattutto dal punto di vista tecnico, cos\u00ec che il sogno-visione sembra vacillare. Tra quell&#8217;estate del &#8217;98 e Al Centro sono passati esattamente vent&#8217;anni. Dentro ovviamente ci sono esperienze tra loro molto diverse, da Sogno di una notte di note, tour negli anfiteatri storici del nostro Paese, a Incanto tra pianoforte e voce dove Baglioni torna ad esser da solo, al pianoforte, in un lungo racconto-fiume che porta in scena brani meno conosciuti al grande pubblico, a Dieci dita e per finire Capitani Coraggiosi, con Gianni Morandi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo Al Centro \u00e8 certamente una festa, un ringraziamento ed \u00e8 per\u00f2, anche, una rivincita. \u00c8 quell&#8217;idea, quella visione, quel sogno, che si \u00e8 fatto prima progetto nella testa di un folle, e poi oggi cavi, chitarre, fiati, danza contemporanea, giocolieri, equilibristi, su di un palcoscenico. L&#8217;artista \u00e8 al centro, non come su un piedistallo lontano, da ammirare ed applaudire, ma accolto, sorretto, protetto e difeso dal suo pubblico. Non \u00e8 il mostrarsi come in una vetrina, ma \u00e8 uno \u201cstatemi vicino\u201d sussurrato all&#8217;orecchio. Non \u00e8 verso l&#8217;esterno il movimento che sorregge tutto l&#8217;impianto scenico, ma \u00e8 una meravigliosa forza centripeta che riporta te, che ascolti, e lui che d\u00e0 la voce, ad un passo l&#8217;uno dall&#8217;altro: amici, vicini, uguali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Centro \u00e8 lo spazio dove la canzone diventa arte di strada, dove si fa corto cinematografico e traduzione in corpi che danzano, dove il palco diventa schermo vivo che racconta. Un corpo animato che si muove alla perfezione. Al Centro \u00e8 un&#8217;esperienza collettiva, che ha dentro 50 anni di storia musicale e 35 anni di tour, come se tutto quello accaduto, all&#8217;uomo e all&#8217;artista, fosse stato solamente un cammino, faticoso, necessario e bellissimo, per arrivare esattamente qui. Al Centro \u00e8 assieme un gioco, scanzonato e sregolato, un orologio senza intoppi, un ballo lento dove le gambe si inseguono e s&#8217;intrecciano senza trovarsi mai, un quadro dove ogni cosa \u00e8 al suo posto, dove luce e ombra si compenetrano dando vita a spazi nuovi, \u00e8 un film di cui sai gi\u00e0 il finale eppure piangi e ridi ogni volta come la prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Centro \u00e8 il compimento finale di quel sogno-visione, \u00e8 il concerto perfetto.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;L\u2019impegno (e l\u2019ideale) di un artista \u00e8 quello di battere le strade del suo mondo espressivo, tutte le conosciute e, ancor pi\u00f9, quelle sconosciute. Andare in avanscoperta, aprire nuovi sentieri, anche a costo di ritrovarsi in un vicolo cieco. Ma questo deve fare, rischiando pure di dispiacere, di sbagliare. Deve saper mettere in palio la fama che ha guadagnato, la fortuna che ha avuto\u201d. (C. Baglioni)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Centro di GIULIA ZICHELLA per L&#8217;Isola che non c&#8217;era Chi conosce un po&#8217; la storia musicale di Claudio Baglioni sa quanto la dimensione live sia da sempre un luogo principe di sperimentazione e il vero punto focale dell&#8217;artista (e dell&#8217;uomo). 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