Prova di libertà e speranza



Notizia inserita da: doremifasol in data 01/09/10 alle ore 18:03 Condividi   vista 2805 volte


«La Woodstock di Fabi? Prova di libertà e speranza»

di Federico Fiume

«Parole di Lulù», il concerto - evento svoltosi nelle campagne di Mazzano romano lunedì sera per celebrare quello che avrebbe dovuto essere il secondo compleanno della figlia di Niccolò Fabi scomparsa il 2 luglio, ha richiamato almeno diecimila persone nel suggestivo scenario della valle del Treja. Sul palco si sono alternati oltre cinquanta artisti, fra i quali Claudio Baglioni, Jovanotti, Enrico Ruggeri, Manuel Agnelli degli Afterhours, Elisa, Franco Mussida, Samuel e Boosta dei Subsonica, tutti intervenuti gratuitamente per stringersi attorno a Fabi e alla compagna Shirin e promuovere la raccolta fondi volontaria (il concerto era gratuito) destinata a un ospedale pediatrico in Angola.

Un evento apparentemente impossibile da metter su dal nulla nel giro di due settimane e con un cast che nessun concerto, neanche quelli del Primo Maggio, ha mai visto in Italia. Eppure è successo ed è stato splendido, grazie alla volontà e al trasporto con cui tutti (artisti, tecnici, organizzatori, pubblico) hanno aderito all’idea. Certo, dietro a tutto c’era la commozione e la partecipazione sincera a un dolore terribile inflitto dal destino a un uomo e ad un artista stimato e benvoluto da tutti come Niccolò Fabi, il desiderio di aiutare lui e la sua compagna Shirin a superare in qualche modo questo terribile momento. Ma il concerto dimostra anche un’altra cosa: se c’è una forte motivazione condivisa si possono superare tutti gli ostacoli e fare cose che non si pensava di poter fare. Ne abbiamo parlato con Manuel Agnelli, che dell’argomento è pratico, avendo inventato dal nulla, nei primi anni duemila, un festival itinerante come il «Tora! Tora!» con il meglio della scena alternativa italiana.

Nato fra lo scetticismo generale, quel festival ha invece lasciato il suo segno, andando avanti per diverse edizioni.

«Certo - risponde Agnelli – anche allora fu una scommessa, anche se non mi sento di paragonare il “Tora! Tora!” con l’iniziativa di Fabi, per ovvi motivi. La cosa che hanno in comune è certamente quella volontà che può farti superare davvero ogni ostacolo, ma bisogna avere degli obiettivi quasi presuntuosi, superare l’idea che non conviene farle. In questo Paese, afflitto da troppa pigrizia mentale, dove tutto appare macchinoso e difficile, sono cose che danno speranza. Oggi è importante pensare in grande anche agendo in piccolo e a livello individuale, sapendo però che è un percorso, non una cosa immediata. Ci scappano un sacco di soluzioni perché ci vuole troppo tempo a realizzarle, quando invece potrebbero essere quelle giuste. Col “Tora! Tora!” non abbiamo cambiato nulla, ma abbiamo dimostrato che le cose te le puoi fare da solo e farle bene. Si può seminare molto con l’inziativa personale».

Cosa pensi della straordinaria partecipazione di pubblico che c’è stata?

«Credo che dimostri quanto ci sia bisogno di momenti di aggregazione libera. Riabituare la gente ad uscire di casa, a confrontarsi, a ritrovarsi, a discutere direttamente delle cose, oggi è la cosa più importante e occaqsioni come questa lo dimostrano. C’è una evidente necessità di risensibilizzare le persone. Sembra una banalità, ma si costituisce qualcosa che è molto concreto, diversamente dall’opinionismo fatto ognuno a casa sua, magari su una tastiera di computer, che ci dà un’illusione di democrazia e libertà d’espressione ma in realtà ci rende innocui perché se rimani a casa sei un’entità astratta, virtuale. Secondo me questo ritirarsi in casa ha giocato molto anche nel ribilanciare la nostra società permettendo una libertà apparente ma non completamente democratica».

Sembra che Fabi voglia far diventare questo un appuntamento fisso... cosa ne pensi?

«La cosa nasce con degli obiettivi molto netti e chiari: se riusciranno a farlo potrebbe essere davvero fantastico, almeno per le prime edizioni. Poi lo sappiamo, è difficile tenere le cose inalterate a lungo, ma va considerato che le motivazioni e le finalità sono incorruttibili e Niccolò è certamente il guardiano migliore possibile per un progetto del genere».

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