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Al “centro” di un’emozione. Un fan racconta Verona

Al “centro” di un’emozione. Un fan di Baglioni racconta il concerto di Verona

I concerti di Claudio Baglioni, da sempre, sono spettacoli a tutto tondo. All’Arena di Verona sono andate in scena tre serate in cui l’artista romano ha mandato in visibilio i suoi fan. Fra loro c’era Dario Mariani che ci ha raccontato quella notte di note e di infinite emozioni.

La suggestiva atmosfera dell’Arena di Verona ha fatto da cornice al ritorno in concerto di Claudio Baglioni, dopo i fasti di Sanremo.
Un evento attesissimo dai fan del cantautore romano che ha voluto partire dalla città scaligera per aprire un lungo tour dall’inequivocabile titolo: Al centro.
Decine di date che, fino alla prossima primavera, porteranno il Claudio nazionale in giro per l’Italia per festeggiare cinquant’anni di una carriera unica.
Una lunga cavalcata partita nel 1968 e proseguita per decenni fra musica e parole, emozionando intere generazioni che, ancora oggi, affollano stadi e palasport per ascoltare il loro mito.
I concerti veronesi, tre date sold out, hanno visto un Baglioni in forma spumeggiante.
Al centro dell’Arena, circondato dal suo pubblico, l’autore di canzoni indimenticabili, ha regalato ai presenti uno spettacolo indimenticabile.

Sul palcoscenico di 450 metri si sono esibite oltre 150 persone fra ballerini, acrobati, musicisti e cantanti.

Le splendide coreografie, tutte curate da Giuliano Peparini, hanno entusiasmato gli spettatori dell’Arena che, come dichiarato dallo stesso cantante, per tre sere è tornata alle sue origini di anfiteatro.
Ma più di tutti a regalare emozioni ci ha pensato lui, Claudio Baglioni, con un repertorio infinito.
«Le avrei volute cantare tutte, ma poi ho avuto pietà del pubblico» che, comunque, ha ascoltato e cantato decine di pezzi, presentati in rigoroso ordine cronologico.
Da Questo piccolo grande amore, che ha aperto il concerto, passando per le celeberrime Porta Portese, Quanto ti voglio, E Tu, Poster, Strada facendo, Avrai, La vita è adesso, Mille giorni di me e di te; ma anche Le Ragazze dell’est, i Vecchi, Acqua dalla luna, Noi no, Le vie dei colori e moltissime altre.
Ultima canzone è stata Con voi, tratta dall’omonimo album del 2013, che ha chiuso un concerto bellissimo di oltre tre ore.
Fra quelle migliaia di fan in visibilio a Verona, c’era anche Dario Mariani che, pur vivendo a Roma, ha deciso che non avrebbe mai potuto mancare a un simile appuntamento per “sentire” un’altra notte di note.

Partiamo dal concerto di Verona. In cosa è stato differente dagli altri spettacoli di Baglioni?

Credo che dal punto di vista musicale non sia stato un concerto molto diverso dagli altri.

Baglioni, (ho visto almeno una ventina di suoi spettacoli), regala sempre le sue “canzoni storiche”, non potrebbe farne a meno.
La differenza che ho notato è stata senza dubbio quella scenica, anche se questo aspetto è spesso presente nei concerti di Baglioni, a partire da quelli che fece a metà anni Ottanta allo stadio Flaminio di Roma.
Questa sera quasi tutte le canzoni sono state accompagnate da coreografie bellissime, alcune veramente stupende.
Incredibile la performance di quel bravissimo funambolo, (Lyell Grumberg n.d.r). in Notte di note note di notte. Davvero da applausi.

L’emozione più forte della serata veronese?

Ho vissuto più di un’emozione. Innanzitutto, quella di aver visto per la prima volta Baglioni lontano da Roma.
Preparare il viaggio, ma anche viverlo, è stato bellissimo. Dilatando i tempi dell’attesa ho aumentato il piacere del concerto stesso.
Poi l’ingresso nell’Arena, non c’ero mai stato, è stato davvero emozionante. Un luogo ideale per fare musica.

Un momento molto intenso è stato anche quando Baglioni ha cantato I Vecchi, in un bellissimo arrangiamento. Non è un pezzo consueto ai suoi concerti e riascoltarlo è stato molto bello.
Ma l’emozione più forte di tutta la serata è stata girarmi verso mia moglie e vederla piangere, commossa per quello straordinario spettacolo.
Monica era accanto a me più per farmi piacere che per una vera e propria passione per Baglioni, anche se lo apprezza. Per questo quelle sue lacrime hanno un senso ancora maggiore.

Facciamo un salto all’indietro di qualche decennio. Quando è iniziata questa passione per Baglioni?

Ho cominciato da bambino ad ascoltare Baglioni sia per seguire le orme di mio fratello più grande, suo fan, ma anche perché a Leonessa, dove andavo ogni anno in vacanza, si prendeva solo “Radio Subasio” che all’epoca mandava prevalentemente pezzi di Battisti e Baglioni.
Poi al “Flaminio”, credo nel 1986, il mio primo concerto.
E da quel momento Baglioni è diventata una passione.

Cosa rappresenta per te la sua musica?

Baglioni, specie quello degli anni Ottanta, riesce a rendere in musica e parole tantissime realtà. Penso alla già ricordata I Vecchi, “seduti in pizzo al letto a riposare la stanchezza.” Ma anche Le Ragazze dell’est, “le ho viste che cantavano nei giorni brevi di un’idea”.
O Fotografie, “tu aggrappata alla ringhiera di una tenera e distratta primavera.”

Baglioni ha scritto decine di canzoni in questi cinquant’anni a quale sei più legato?

Non c’è una sola canzone a cui sono legato.
Sono almeno quattro, cinque le canzoni, una per ogni specifico momento della mia vita.
Sono molto legato ad Avrai, che per moltissimo tempo ho considerato la più bella. Poi è arrivata La vita adesso, che per ritmo, musicalità, reputo forse la migliore in assoluto.
Ma non dimentico pezzi meno noti, più di nicchia.
La poetica Patapan, che Baglioni dedicò al papà, scomparso lo stesso anno del mio.
O anche la romanissima A Cla, in cui Baglioni si racconta in modo incredibilmente sincero.

In cosa è cambiato, se è cambiato, lo stile di Baglioni?

Baglioni in questi decenni è sicuramente cambiato. Ha avuto l’intelligenza di assecondare, senza tradirsi, le richieste del suo pubblico che cresceva, cambiava, maturava, si rinnovava.
Ha tenuto il passo con una realtà musicale in costante mutazione, scrivendo pezzi sempre attualissimi.
Personalmente apprezzo molto il Baglioni degli anni Ottanta, capace di superare la fase precedente, più da cantastorie, per aderire a una musicalità più matura, più vicina ai miei gusti.

Baglioni è uno dei pochi cantanti che potrebbe ancora riempire gli stadi. A tuo avviso perché?

Sono d’accordo anche se da un po’ di tempo preferisce esibirsi nei palasport, nei teatri. Una scelta che non condivido.
Personalmente avrei preferito, piuttosto che tre serate all’Arena, un’unica serata in un grande stadio.
Anche perché un concerto con sessantamila spettatori, a mio avviso, non è paragonabile a uno con ventimila.
Riempie gli stadi perché, come pochi altri cantanti, unisce diverse generazioni. Stasera accanto a me avevo madri di sessant’anni insieme alle figlie e ai nipoti.

Tu hai due figli adolescenti. Ascoltano Baglioni?

Come era inevitabile, ho iniziato a fare ascoltare Baglioni ai miei figli. Compito arduo visto il genere musicale che abitualmente loro ascoltano. Con Francesco, il mio primogenito di sedici anni, sono riuscito nell’impresa. Gli piace Baglioni e questo mi rende felice, è una sorta di passaggio di consegne.
Ad ottobre, al Palalottomatica, Francesco sarà con me per il suo primo concerto di Baglioni.
Con mia figlia Giulia, invece, non ci sono riuscito, ma mai dire mai!

Se dovessi descrivere con un aggettivo la musica di Claudio Baglioni, quale sarebbe?

Non esiste un aggettivo. Per me Baglioni è la musica. Lo è da quarant’anni.
Ogni volta che lo ascolto scopro una strofa nuova, mai trovata in canzoni precedenti. L’esatto contrario della musica commerciale.
Baglioni, specie il secondo Baglioni, è l’antiorecchiabilità per eccellenza. I suoi testi, la sua musica, non sono mai banali.
Baglioni non si ripete mai. E in cinquant’anni di carriera è un’impresa.

Cosa ti riporterai per sempre di questa serata di Verona?

Tante cose. Dal concerto in sé, allo stare per la prima volta in mezzo a persone che avevano un dialetto diverso dal mio.
Ma anche la magia delle coreografie e i fantastici arrangiamenti di alcune canzoni.
E poi Avrai, cantata in un’atmosfera da brividi con l’emozione di ventimila telefonini accesi, gli accendini di un tempo, “e sentirai di non avere amato mai abbastanza se amore, amore avrai.”
Ma innanzitutto porterò con me e per sempre le lacrime di mia moglie Monica.
Perché un concerto è specialmente condivisione.

Grazie Dario.

Maurizio Carvigno per culturamente.it

CLAUDIO BAGLIONI ARENA DI VERONA >>>

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

Un Commento

  1. Grazie Claudio per averci fatto sognare in un concerto meraviglioso come quello all’Arena di verona….non l’avrei perso per niente al mondo…grazie di esistere…sei e sarai sempre unico…

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