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#StaseraAcasaDiLuca – La mano di Baglioni sul Festival

È stato il Festival di Sanremo della mano di Claudio Baglioni. È difficile, se non impossibile, raccogliere le emozioni e i resonconti di quanto è successo in questa settimana.

Personalmente, sono un po’ sconvolto, per diverse ragioni che cercherò di spiegare.

  • Il successo. La maggior parte dei baglioniani, molti di quelli che ho incontrato a Sanremo, erano certi del successo del Festival, io personalmente non lo ero. Non perché non credessi in Claudio, o perché non conoscessi la sua intelligenza, la sua finezza, la sua cura maniacale dei dettagli e la sua attenzione, oppure il suo gusto. No, non dubitavo di tutto questo. Non credevo che tutto questo potesse essere gradito dal pubblico, condizionato dai pregiudizi di “Agonia” o del “passerotto”, oppure da quelli del botulino di ricciana memoria, infine anche da quelli di una presenza decisamente dirompente, come quella di Baglioni su un palco – perché si sapeva che così sarebbe stato, di questo ne ero certo.
  • Il format perfetto. Era difficile non sbagliare quasi nessun ingrediente del format, eppure è andata così. Anche quei momenti personalmente un po’ stonati, che ho messo in evidenza in tre delle recensioni che ho curato per doremifasol, ai quali potrei aggiungere qualcosina sulle ultime due serate (di veramente degno di nota aggiungo solo il duetto sulle note di Strada facendo, l’unico pezzo veramente riuscito male a mio parere di tutto il Festival – ma era forse quello che meno necessitava di venir bene, essendo il più noto a tutti).
  • Il dominio. È stato il dominio di Claudio Baglioni, su tutti i fronti. Cose già dette, ma ripeterle a fine festival fa ancora più impressione. Il dominio della sua idea: la musica al centro. Il dominio della sua visione autoriale: uno spettacolo serio, con momenti leggeri, molti altissimi, molti frivoli. Il dominio sulla scelta delle canzoni, anti-televisive, tante molto belle, tutte una diversa dall’altra, con alta qualità anche tra i giovani. Il dominio sugli ospiti, tutti assoggettati al direttore-dittatore.
  • L’eleganza e la finezza. Baglioni elegante e fine lo sapevamo tutti, ma che insegnasse tale eleganza e finezza a tutti, e che tutti cogliessero alla grande la lezione, non era assolutamente scontato.
  • Il trionfo. Tutti coloro che, fino alla seconda o terza serata, hanno criticato Baglioni, ora si sono ricreduti, così come il suo nome è stato riabilitato su tutti i giornali. Trionfo dovunque, è tornato il divo Claudio.
  • La popolarità. Mai e poi mai credevo nella vita di vedere Claudio così popolare. Io, fan relativamente giovane (30 anni suonati), mi sono avvicinato a Claudio a fine 2007, iniziando a segurilo realmente nel 2008. Gli anni di QPGA sono stati anni di discreto successo, e di buona popolarità: il film, le diverse tourneé tutte piene…ma mancava qualcosa! Tantissime le ospitate in Tv per presentare Niente più (non me ne perdevo mezza), ma tutte in programmi di secondo interesse, dal talent poi chiuso Star Accademy fino alla trasmissione di Gigi D’Alessio o ai Migliori Anni. Insomma, una popolarità calante, che sicuramente non debordava e non aveva alcun impatto sulla popolarità mediatica, o su una popolarità più ampia. Con il Festival non è così. Sarà che il Festival è un vero e proprio rituale italiano, quindi è molto seguito dal pubblico, sarà che quest’anno lo è stato più del solito…oggi tutti parlano di Baglioni. Da fan, non avrei mai pensato che potesse arrivare questo momento, io che mi ero perso gli anni ’80 e ’90. È tornato il Divo Claudio. E non è assolutamente scontato, se si pensa a quanti divi sono caduti ormai nel dimenticatoio più totale (cosa che ovviamente a Claudio non era mai neanche vagamente iniziato a succedere).
  • La notorietà. Domenica pomeriggio aspettavo Claudio all’uscita nel retro dell’Ariston, e con me e gli amici c’era una ragazzina di undici anni, accompagnata dalla mamma, che aspettava i The Kolors.«Sai, noi siamo di Sanremo – mi dice la mamma – e io sono felice che mia figlia abbia imparato questo rituale di venire a vivere da vicino l’atmosfera del Festival». Telefono in mano, la ragazzina è pronta, e la domanda fatidica è ovvia: «Ti è piaciuto Baglioni?». Ci risponde la mamma prima: «Sapete, non lo conosceva; io sì, ma quelli nati dagli anni ’90 in poi, come fanno a conoscerlo se non per il passaparola dei genitori?». E io incalzo: «Ma ti è piaciuto?». La sua faccia è decisamete eloquente, e si lascia andare ad un no sofferto… «però le canzoni sono belle». Ecco qual è il punto. Non è che non piace, è che non si conosce, che non è noto. Con questo Festival, Baglioni è noto a tutto tondo: come cantante, come inteprete, come cantautore (anche se il suo repertorio più spiccatamente d’autore è purtroppo – ma logicamente – rimasto fuori dall’Ariston), come personaggio-autoironico, come dittatore, come maniaco, come tutto. Baglioni ora è noto, non solo a chi lo seguiva, o chi lo conosceva negli anni della gioventù.
  • La sua visione autoriale. Già detto, ma bene ripeterlo. Baglioni è un cantautore, ha una precisa idea del mondo che esprime attraverso la sua poetica, che bene si specchia nei versi del singolo del suo ultimo album, Con voi («Questo è il tempo di trovare un’altra immensità, diventare piccoli…»). Ogni album indaga profondamente l’animo umano, e ci dice come dovrebbe essere l’uomo per essere tale: semplice, si deve nutrire della vita quotidiana, della «pioggia sopra i tavolini dei caffè all’aperto», di «pantaloni bianchi da tirare fuori quando è estate», di tutto questo, che da banale diventa speciale, anzi, metafisico.
  • La musica. Ce lo eravamo dimenticati, che il Festival è l’elogio della musica. E c’è stata tutta la musica, con forse l’unica esclusione del rap che, come ha detto lo stesso Claudio, percepisce il Festival come qualcosa di lontano, un po’ seguendo lo schema che negli anni ’70 vivevano i primi dei nostri cantautori impegnati. C’è stata tutta la musica: iniziando dalla musica in gara, ha trovato spazio la fine canzone d’autore contemporanea, nell’accezione più pura di Max Gazzè, e nell’accezione più pop dell’accoppiata vincente Ermal Meta e Fabrizio Moro; c’è stato il pop, quello classico italiano dei Pooh, che sicuramente ha fatto storcere il naso a molti, ma magari commuovere qualche nostalgico, e quello più contemporaneo e molto Sanremese di Annalisa, e quello (qualitativamente peggiore) di Giovanni Caccamo; c’è stato spazio per la canzone d’autore classica, riesumata dalla voce di Ron che ha incantato con il bellissimo brano di Lucio Dalla; spazio alla musica demenziale, che a Bologna dagli Skiantos è arrivata fino a Lo stato sociale, passando ovviamente per Elio e le storie tese che, nonostante il brano decisamente sottotono, è la storia di questo genere musicale italiano; c’è stato spazio per autori interessanti contemporanei come Renzo Rubino, e autori poco noti, come Bungaro e Pacifico, che hanno regalato un pezzo stupendo incantato da Ornella Vanoni; spazio per il rock, con atmosfere che riecheggiano i Pink Floyd, nel sottovalutatissimo brano targato Ruggeri-Decibel, spazio per il soul (che meritava decisamente di più) di Avitabile e Servillo, e della star Mario Biondi…spazio a tutta la musica. Non si poteva chiedere di più.

È stato il Festival della mano di Claudio Baglioni. Non so se questo Festival seguirà una nuova giovinezza creativa, ma sicuramente ne verrà fuori una nuova giovinezza artistica. Se lo merita Baglioni, ce lo meritiamo noi fan (che lo aspettiamo sempre e incondizionatamente), ma soprattutto se lo merita il nostro paese e la nostra musica, che ha bisogno della finezza intellettuale di Baglioni. Iniziare il festival con il monologo sulle canzoni è stato quanto di più alto il nostro cantautore poteva fare.

Allora, speriamo davvero che il nuovo album sia simile ad Oltre, come ha dichiarato in questi giorni lo stesso Claudio, ma personalmente mi accontenterei di un album sentito, con meno maniera e più cuore. Il cuore che, dal 2014, partendo dal ConVoi Retour, non ha abbandonato il maestro Claudio Baglioni, che aveva una grinta che nel primo ConVoi Tour sembrava assente. Dall’ottobre 2014 Baglioni non ha sbagliato una mossa. Sono sicuro che non ne sbaglierà altre ora.

Luca

Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, laureato in lettere moderne e attualmente studente di Filologia moderna, scienze della letteratura, del teatro e del cinema; maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori della città, suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

8 commenti

  1. Festival della mano di Baglioni. . . E che mano!! Dita lunghe da pianista. . Dieci dita!! Ricordo che alla Versilgliana la mano nella mano le la lasciavo più. . Claudio è un uomo che t’incanta quando parla e non solo quando canta. . A me piace quando urla e tira fuori tutta la sofferenza inerente al pezzo. . .ha un’apertura della A della E ( Ripetta. . . Loretta ) un timbro di voce da pelle d’oca. . E poi quel penso e ripenso della favola blu.. . Se l”hanno prossimo farà di nuovo Sanremo io metterò la tenda sul palco o mi nascondo sotto il vestito di chi avrà la fortuna di stargli accanto. . .

  2. Finalmente hanno riconosciuto il valore e il prestigio del grande Claudio. Io ho sempre creduto in lui da quando avevo 12 anni. Lo seguo da sempre e adesso ho 51 anni. Non mi ha mai deluso e in questo caso ha dimostrato un grande coraggio. Ma lui non doveva dimostrare nulla. Ho gioito con lui e per lui. Mi ha fatto piacere che si sia anche divertito pensando alla sua timidezza dei primi concerti a cui ho assistito. E tanto per esser precisi il suo repertorio è talmente ricco che assolutamente non si è esaurito nelle pillole che ci ha offerto in questo festival. Lui è molto di più e chi lo conosce lo sa bene. Alcuni hanno osservato che ha cantato troppo ma non mi sembra che non sia stato apprezzato. Per un attimo ha riunito l’ Italia, questa è stata la sensazione. Anche quella che forse non lo ascoltava.

  3. Caro Luca. Leggo sempre con attenzione i tuoi interventi e stavolta non posso fare a meno di sottolineare quanto dicevi a proposito della ragazzina di undici anni che con conosceva Baglioni . Il problema del nostro paese e’ proprio questo secondo me. La mancanza di conoscenza delle nostre radici culturali. Occorrerebbe insegnare ai ragazzi chi era Gassman chi era Sordi , il cinema di Sergio Leone, la musica di Ennio Morricone, e potrei farne decine di altri esempi. Io ad esempio ho una figlia di sedici anni alla quale sto insegnando pian piano il gusto del bello, per una mostra d’arte, per un film , per un vinile. E le ho fatto ascoltare anche alcuni brani in auto di Con voi che accompagna i miei tragitti in auto. E ha giudicato Gli anni della gioventu’ e Come in un lungo addio dei piccoli capolavori. Come inizio non c’e’ male. O no ? Chiedo scusa al sito , al quale rinnovo i miei complimenti , se mi sono dilungato. Un abbraccio a tutti

  4. Caro Luca, giustifico i tuoi dubbi iniziali sulla riuscita di questo Festival solo perchè conosci Claudio da pochi anni… io, che lo conosco da quando ha iniziato a “parlare”…con la Signora Lia, ho visto tutti i suoi concerti, partecipato a tutti i suoi raduni, avuto l’occasione di conoscere le sue doti umane e professionali… ho sempre saputo che ne avrebbe fatto un capolavoro, l’unico timore era che non gli permettessero di farlo …”a modo suo”, ma per fortuna questo non è accaduto e cosi fu il Trionfo…
    Grazie Luca, continua a parlarne e a far conoscere …cotanto prezioso bene…

  5. Ero quasi sicura (conoscendo la professionalità di Claudio) che Sanremo sarebbe stato un successo. ho ritrovato in questa manifestazione tutta la sua bravura che mette nel preparare i suoi concerti…..in ogni particolare…..è veramente molto….professionale!!!! Non credo che nel ConVoiTour non avesse grinta. Li ho visti tutti e due e non è mai mancato il suo entusiasmo.

  6. Perfettamente d’accordo con te!I tuoi timori sono stati esattamente i nostri,gli stessi di chi lo segue da una vita ed immaginava cosa potesse succedere o come potesse essere “giudicato”…ma il Maestro è il Maestro!….Riguardo l’episodio della bambina mi viene da sorridere e ti spiego il perché…Noi seguiamo il grande Claudio da più di 30anni ed abbiamo una bimba di 8 anni che conosce a perfezione le sue canzoni e non sa neanche chi siano2i The colors….avrebbe pagato oro per fare una foto con Cucaio…ma a causa della timidezza dei genitori,soprattutto del padre che ,forse ,per il grande rispetto che nutre nei Suoi confronti,ciò non accadrà credo mai❤

  7. Paola Paladini

    Non sbaglia mai, per me

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