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L’ansia di Michela per Claudio Baglioni a Roma

CHE NOTTI (E CHE ANSIA) SONO STATE QUESTE!

Solo te all’aperto a novembre, dopo la polmonite, potevi fare una cosa del genere! Ma ce l’hai fatta Clà!

E con te ce l’abbiamo fatta anche tutti noi: le paure erano tante, sopratutto per la tua salute ma è andata e direi alla grande!

I – tanti – discorsi stanno a zero, ora che tutto è finito è passato alla tua (e nostra) storia.

Alla faccia del tempo (che passa, ma soprattutto di quello meteo) e di tutti quelli che “ma se piove”, alla faccia del freddo (diciamo che poteva andare peggio a parte forse proprio stasera tempo da “settimana bianca”), alla faccia del “non ce la può fare” e pure alla faccia dei “flop” che alla fine non ci sono stati.

Non avevo dubbi che anche stasera avresti riempito la platea ed infatti è stato così. Ti meriti tutto. E sono felice per te, che ieri sera avevi invitato tutti a tornare per l’ultima serata. Anche stasera alla fine era tutto pieno e se consideriamo quelli che – come me – avrebbero voluto esserci ma non potevano, non sarebbe bastata la villa intera: ci avresti visti arrampicati sugli alberi, come 44 anni fa, pur senza voler per forza fare paragoni tra allora ed ora, perché non hanno senso: era tutto un altro mondo, anche se sono sicura che se fosse stato gratis e di pomeriggio come nell’82, la differenza sarebbe stata ancora minore.

Insomma ci sei riuscito alla fine, eccome

Ebbene sì.

Ed ora che questa settimana di concerti è finita, posso dirlo tirando un sospiro di sollievo.

Posso dire che è stata una settimana di tempo bellissimo, tranne qualche nuvolone passeggero, l’ottobrata romana si è rivelata una primavera fuori stagione stupenda. I concerti sono andati e tu sei ancora stratosferico, nonostante l’età e quello che ti è successo qualche mese fa, e che ci ha spaventati tutti tanto.

“Non credevo che sarebbe mai piu successo” hai detto, ed invece sì.

É successo ancora.

E sono fiera di aver partecipato alla prima serata, in una data “storica” nonostante sia stata carica di ansie, dubbi e anche un pò di comprensibile tensione: comunque magica anche nelle sue piccole umane ed autentiche imperfezioni, seppure un pizzico di sana invidia su chi c’è stato stasera, l’ho provato.

Posso confessare ora, che aver visto sul palco sabato quella sedia, che poi durante la settimana si è fortunatamente sempre più “rarefatta” venendo usata alla fine quasi solo per coreografia, mi aveva fatto stringere il cuore, anche se è normale pensando a quello che hai passato, ai tuoi anni e a tutto quello che comportano due ore e mezzo passate sul palco.

Ma la grinta e la voglia di tornare a suonare e cantare, ti ha fatto abbattere tutto quello che ti si è messo contro e si vedeva ad ogni brano, ad ogni accordo, ad ogni parola sentita e condivisa dal profondo del tuo cuore, che è anche il mio. Il nostro.

Quella data era e quella doveva e deve rimanere. A distanza di tutti questi anni, anche se invece dei reggiseni, ora tutt’al più poteva volare qualche calza elastica e non eravamo “a maniche corte” ma imbacuccati come palombari.
“L’anniversario si chiama così perché viene in quel periodo dell’anno” hai giustamente detto e deve essere quindi rispettato, anche se pure questo, qualcuno ha stentato a comprenderlo….

É stato veramente difficile oggi, resistere dal prendere una macchina e fiondarsi giù – anche solo andata e ritorno – per non perdersi anche “l’ultima” ma a volte la ragione deve prevalere sul sentimento e allora si resta a casa ma quanto si soffre!!!

E ora siccome il Capo è carico e noi “impavidi, coraggiosi, matti ma felici” lo siamo come lui e no che non lo lasceremo mai da solo e non deve avere dubbi sul fatto che potrà sempre contare su di noi. Ora vediamo che nuova avventura ci prepara perché “non potremo già più farne a meno.”

E per chi ha pensato e pensa che ci sia qualcuno che lo costringe, penso basti sentire quello che ha detto alla fine dei concerti di questi giorni e non sarà difficile capire che é lui e solo lui che trae linfa vitale da questi eventi, più di una cura e mille dottori, anche se deve stare attento e volersi bene, perché noi lo vogliamo così ancora per molto tempo. Perché come disse 40 anni fa proprio qui nella mia città: “noi ci siamo ancora e ne abbiamo di tempo”.

Ed anche se passa e ne rimane sempre meno, di tutto quello speso con lui, quasi tutta la mia vita, io vado fiera e non andrà perso mai.

MICHELA MOCHI

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